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Sant'Antonio di certo non si era immaginato di diventare un giorno il santo protettore degli omofobi. Eppure è quanto più o meno sta accadendo a
Padova, dove si fa di ora in ora più incandescente la polemica sul Padova Pride 2002, manifestazione nazionale dell'orgoglio omosessuale che il prossimo 8 giugno si terrà nel cuore del Nordest mutante.
L'ultimo affondo, qualche giorno fa, è opera di Gabriele Zanon, capogruppo di
An in consiglio comunale, che ha presentato una petizione popolare per regolamentare il diritto di manifestare degli omosessuali.
Può sembrare uno scherzo, ma non lo è. Il parlamento, il prefetto e le autorità cittadine - dice la petizione - sono chiamati a fare in modo "che gli eventi pubblici riguardanti alcuni tipi di tematiche, prima di tutto l'omosessualità, avvengano nel nostro Paese nel rispetto delle sensibilità morali, culturali e religiose dei cittadini. Il tutto perché non abbiano a ripetersi, in dette circostanze, episodi di denigrazione e oscenità e per garantire l'armonia e la convivenza civile, nel rispetto di problematiche che, come la sessualità, riguardano la sfera individuale e privata e non debbono essere oggetto di strumentalizzazione di qualsiasi tipo".
Cosa c'entra il santo? Il problema è che la data del Padova Pride (8 giugno)
viene "solo" cinque giorni prima delle solenni celebrazioni per
Sant'Antonio (13 giugno). Già di per sé, sostengono gli omofobi
pii, questo sarebbe un affronto. Bisogna poi tenere conto del fatto che per Sant'Antonio si comincia a festeggiare ben prima dell'onomastico, con relativo afflusso di pellegrini.
Si potrebbe anzi dire che la prima quindicina di giugno è tutta un Sant'Antonio Pride. Come si permettono quindi gay, lesbiche eccetera di sfilare sotto gli occhi dei fedeli di ben altra parrocchia?
La crociata, tanto per portarsi avanti, è cominciata già l'estate scorsa, appena è stata annunciata l'intenzione di tenere un Pride nazionale a Padova. L'assessore alla sicurezza
Maurizio Saia, parlamentare di An, aveva subito levato un grido di guerra: "Mi batterò affinché non sia dato alcun patrocinio o avallo istituzionale al progetto". E il coordinatore provinciale di
Forza Italia, Vittoriano Mazzon, all'indomani del G8 di Genova dichiarava: "Sappiamo che ci sono appuntamenti che per loro stessa natura possono essere motivo di disordini e di scontri. Il Gay Pride è uno di questi. Credo che sia più saggio, invece, eliminare l'occasione, evitare che ci possano essere focolai di tensione che poi sfocino in disordini".
Il coprifuoco nel frattempo non è stato ancora deciso, ma in compenso
il comune ha già negato il patrocinio al Pride. La sindaco
Giustina Destro (Forza Italia), ha chiesto lo spostamento della data della manifestazione "per ragioni organizzative". Il comitato Padova Pride 2002, che raggruppa una ventina di associazioni gay, lesbiche e transessuali del Nordest, si è detto disponibile solo in cambio del patrocinio. Il comune a questo punto ha rotto le trattative.
La chiesa padovana, più che ben difesa in questo caso dalla "società civile", ha cercato di tenere un profilo basso su tutta la vicenda. I cattolici più fanatici rimproverano anzi
al vescovo, Antonio Mattiazzo, di non aver fatto abbastanza per combattere il sacrilegio alle
porte. I frati della Basilica del Santo, comunque, una posizione
l' hanno presa, chiedendo anche loro uno spostamento del Pride per scongiurare la "paralisi" che colpirebbe la città per la compresenza di peccatori e pellegrini (nessun castigo di dio: solo traffico).
Del tutto evidente che Sant'Antonio, anche stavolta, è un pretesto per sabotare gli elementari diritti di libertà delle persone.
Con argomenti che fanno sorridere, per quanto sono puerili, ma sono detti per offendere. Ha perciò deciso di prenderli sul serio il comitato organizzatore del Padova Pride, che ha promosso ieri un'iniziativa politica per denunciare il
fascismo che torna a galla nella "petizione popolare" di An. I partecipanti (per non dimenticare) si sono presentati con un
triangolo rosa appuntato al petto. "Il Pride - spiega il portavoce del comitato
Alessandro Zan - diventa a questo punto una questione di
libertà in generale. Chiediamo a tutti i cittadini di riconoscersi nelle nostre ragioni". La petizione di An ha già provocato un'interrogazione parlamentare presentata da
Piero Ruzzante, dei Ds, e firmata anche da
Franco Grillini e Titti De Simone, esponenti del movimento gay e lesbico eletti in
parlamento. Proteste per la grottesca iniziativa sono venute anche da
Gaylib, l'associazione dei gay di centrodestra, e dal dissenziente ufficiale di An,
Enzo Palmesano. Si attende ora un gesto di
Gianfranco Fini, nel suo nuovo ruolo di costituente europeo.
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