ClubClassic.net - Gay Web - Home

 


Gay Cartoons: 
disegni, Yaoi, fumetti...



Ami il Cinema???
Tutti i film che devi assolutamente vedere!!!


 

Suonerie e Loghi!


 

 

 

 

 

 

 

 

  Home

Gay Pride 2001-2002:
Il "Padova Pride" dell'8 giugno va vietato. 

L'orgoglio di sant'Antonio:
Lo dicono i postfascisti che annunciano una petizione popolare
e tirano in ballo la festa del santo.


Sant'Antonio di certo non si era immaginato di diventare un giorno il santo protettore degli omofobi. Eppure è quanto più o meno sta accadendo a Padova, dove si fa di ora in ora più incandescente la polemica sul Padova Pride 2002, manifestazione nazionale dell'orgoglio omosessuale che il prossimo 8 giugno si terrà nel cuore del Nordest mutante.
L'ultimo affondo, qualche giorno fa, è opera di Gabriele Zanon, capogruppo di An in consiglio comunale, che ha presentato una petizione popolare per regolamentare il diritto di manifestare degli omosessuali. Può sembrare uno scherzo, ma non lo è. Il parlamento, il prefetto e le autorità cittadine - dice la petizione - sono chiamati a fare in modo "che gli eventi pubblici riguardanti alcuni tipi di tematiche, prima di tutto l'omosessualità, avvengano nel nostro Paese nel rispetto delle sensibilità morali, culturali e religiose dei cittadini. Il tutto perché non abbiano a ripetersi, in dette circostanze, episodi di denigrazione e oscenità e per garantire l'armonia e la convivenza civile, nel rispetto di problematiche che, come la sessualità, riguardano la sfera individuale e privata e non debbono essere oggetto di strumentalizzazione di qualsiasi tipo".

Cosa c'entra il santo? Il problema è che la data del Padova Pride (8 giugno) viene "solo" cinque giorni prima delle solenni celebrazioni per Sant'Antonio (13 giugno). Già di per sé, sostengono gli omofobi pii, questo sarebbe un affronto. Bisogna poi tenere conto del fatto che per Sant'Antonio si comincia a festeggiare ben prima dell'onomastico, con relativo afflusso di pellegrini. Si potrebbe anzi dire che la prima quindicina di giugno è tutta un Sant'Antonio Pride. Come si permettono quindi gay, lesbiche eccetera di sfilare sotto gli occhi dei fedeli di ben altra parrocchia?
La crociata, tanto per portarsi avanti, è cominciata già l'estate scorsa, appena è stata annunciata l'intenzione di tenere un Pride nazionale a Padova. L'assessore alla sicurezza Maurizio Saia, parlamentare di An, aveva subito levato un grido di guerra: "Mi batterò affinché non sia dato alcun patrocinio o avallo istituzionale al progetto". E il coordinatore provinciale di Forza Italia, Vittoriano Mazzon, all'indomani del G8 di Genova dichiarava: "Sappiamo che ci sono appuntamenti che per loro stessa natura possono essere motivo di disordini e di scontri. Il Gay Pride è uno di questi. Credo che sia più saggio, invece, eliminare l'occasione, evitare che ci possano essere focolai di tensione che poi sfocino in disordini".

Il coprifuoco nel frattempo non è stato ancora deciso, ma in compenso il comune ha già negato il patrocinio al Pride. La sindaco Giustina Destro (Forza Italia), ha chiesto lo spostamento della data della manifestazione "per ragioni organizzative". Il comitato Padova Pride 2002, che raggruppa una ventina di associazioni gay, lesbiche e transessuali del Nordest, si è detto disponibile solo in cambio del patrocinio. Il comune a questo punto ha rotto le trattative.
La chiesa padovana, più che ben difesa in questo caso dalla "società civile", ha cercato di tenere un profilo basso su tutta la vicenda. I cattolici più fanatici rimproverano anzi al vescovo, Antonio Mattiazzo, di non aver fatto abbastanza per combattere il sacrilegio alle porte. I frati della Basilica del Santo, comunque, una posizione l' hanno presa, chiedendo anche loro uno spostamento del Pride per scongiurare la "paralisi" che colpirebbe la città per la compresenza di peccatori e pellegrini (nessun castigo di dio: solo traffico). Del tutto evidente che Sant'Antonio, anche stavolta, è un pretesto per sabotare gli elementari diritti di libertà delle persone. Con argomenti che fanno sorridere, per quanto sono puerili, ma sono detti per offendere. Ha perciò deciso di prenderli sul serio il comitato organizzatore del Padova Pride, che ha promosso ieri un'iniziativa politica per denunciare il fascismo che torna a galla nella "petizione popolare" di An. I partecipanti (per non dimenticare) si sono presentati con un triangolo rosa appuntato al petto. "Il Pride - spiega il portavoce del comitato Alessandro Zan - diventa a questo punto una questione di libertà in generale. Chiediamo a tutti i cittadini di riconoscersi nelle nostre ragioni". La petizione di An ha già provocato un'interrogazione parlamentare presentata da Piero Ruzzante, dei Ds, e firmata anche da Franco Grillini e Titti De Simone, esponenti del movimento gay e lesbico eletti in parlamento. Proteste per la grottesca iniziativa sono venute anche da Gaylib, l'associazione dei gay di centrodestra, e dal dissenziente ufficiale di An, Enzo Palmesano. Si attende ora un gesto di Gianfranco Fini, nel suo nuovo ruolo di costituente europeo.

GIANNI ROSSI BARILLI    Il Manifesto - 10 febb. 2002 -

 
  :: Altri Articoli ::
              AN punge il vescovo: << Sul Gay Pride tace >>
Aggiungi ClubClassic.net ai Preferiti Imposta ClubClassic.net come pagina iniziale