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Aveva già surriscaldato gli animi con polemiche, ostracismi, finanche minacce, il
Gay Pride 2002, la marcia per l'orgoglio omosessuale in programma lungo le strade di
Padova per l'8 giugno. Ora dalle parole si è passati ai fatti.
Fatti di violenza: due frasi ingiuriose e offensive. Due frasi («Rotti in...» e «f... di merda») scritte con lo spray nero, quasi a siglare una firma, e così grandi da occupare tutto lo spazio della serranda che copre le vetrine sede del circolo omosessuale
«Tralaltro» federato all'Arcigay, in via Santa Sofia 5, nel cuore della città storica, a due passi dal Santo.
Intollerante, violenta e razzista: così Alessandro Zan, presidente di
«Tralaltro» oltre che responsabile regionale del Cods (Coordinamento omosessuale dei Democratici di Sinistra), bolla l'aggressione compiuta nei confronti del circolo, condivisa con
l'Asu (l'Associazione studenti universitari).
Sul bersaglio - l'associazione che si batte per i diritti degli omosessuali e dei «diversi» - non ci sono dubbi. Lo confermano quelle ingiurie volgari e assurde. Ingiurie che, da sole, non sono bastate. Forse gli sconosciuti che sono entrati in azione sabato o domenica notte - non è ancora stato chiarito - volevano fare irruzione nell'ufficio. Se ci siano riusciti o meno, sarà scoperto solo oggi, perché la serratura della saracinesca è stata manomessa con l'introduzione di cera calda. E l'apertura è impossibile tranne che con l'aiuto di un fabbro, ieri introvabile. La scoperta del blitz vandalico e razzista è stata fatta nel primo pomeriggio di ieri quando, poco dopo le 14, i componenti del coordinamento Triveneto per il Gay Pride 2002 sono arrivati in via Santa Sofia, dove si erano dati appuntamento. Oggi sarà presentata in questura la denuncia ma il dirigente della
Digos, il dottor Pifferi, è già stato informato.
«È il primo episodio di violenza contro di noi che si verifica in città, anche se l'Arcigay esiste a Padova dall '85 e dal '97, come circolo
"Tralaltro", raccoglie oltre 200 iscritti» spiega il presidente del circolo, Alessandro
Zan, ventottenne studente di ingegneria.
Atto di vandalismo o di intolleranza? Per lui niente dubbi: «Entrambe le ipotesi. Il fatto di promuovere a Padova una manifestazione democratica come il Gay
Pride, che non ha mai visto muri o vetrine imbrattate ovunque si sia svolto, suscita in certe frange estreme, probabilmente Forza Nuova, una forte reazione di violenza e odio». Zan punta l'indice non solo nei confronti delle cosiddette
«frange estreme». «Una grossa responsabilità ce l'hanno tutte quelle forze politiche che hanno strumentalmente attaccato il Gay Pride per il proprio tornaconto elettorale, usando, ripeto strumentalmente, la questione di Sant'Antonio. Perché noi, chiarisco, non siamo contro nessuno. Tantomeno Sant'Antonio».
Nei giorni scorsi, tuttavia, An aveva annunciato la raccolta di firme contro la sfilata giudicata «provocatoria» per la contiguità con le Celebrazioni
Antoniane. Ora il presidente Zan chiede al sindaco Destro una scelta di campo: «Di fronte a questo vile attacco di una parte intollerante e
omofoba, chiediamo al sindaco di dimostrare di essere solidale con noi. E di concedere il patrocinio al Gay Pride per non apparire corresponsabile del clima di odiosa violenza che sta montando contro i cittadini e le cittadine omosessuali». Il clima si fa pesante. Forse c'è più paura: «Certo, l'episodio ci ha scosso. Ma andiamo avanti perché la nostra è una battaglia di libertà e per le libertà di tutti».
L'onorevole diessino Piero Ruzzante è stato informato quasi subito: «È un fatto grave, da non minimizzare. Nei giorni scorsi denunciai il rischio di una campagna d'odio e di violenza alla quale non hanno solo partecipato
Forza Nuova e l'estremismo di destra. A lanciarla è stato, primo fra tutti, l'assessore
Maurizio Saia. E An. È chiaro: c'è chi vuole trasformare il Gay Pride da un confronto corretto sulle libertà civili ad un'occasione di scontro. Mi riferisco anche alla questione di Sant'Antonio. Santo per il quale l'Arcigay ha manifestato rispetto come per la comunità cattolica. Eppure l'assessore Saia ha soffiato sul fuoco». Conclude il deputato: «Mi auguro che il consiglio comunale esprima solidarietà al circolo
"Tralaltro". Anzi, sarebbe ora che il Comune concedesse il patrocinio al Gay
Pride, magari discutendo sull'opportunità di una data diversa per non infastidire la comunità cattolica». Solidarietà al circolo è espressa da
Matteo De Mattia, responsabile
dell'Asu (Associazione studenti universitari): «È drammatico pensare che succedono ancora fatti di così grave intolleranza. Con questo atto non solo sono stati colpiti quanti hanno fatto una scelta sessualmente diversa, ma anche chi li sostiene come
l'Asu, visto che ospitiamo il circolo nella nostra sede».
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