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Béart: il sesso è il mio grido liberatorio 

UN CUORE IN PRIMAVERA
«Il desiderio femminile è stato a lungo soffocato, il cinema comincia a raccontarlo»

ROMA - Emmanuelle Béart, l’interprete di Niente baci sulla bocca, L’inferno e 8 femmes (in uscita) porta al cinema un altro personaggio dalla carica sessuale poco ortodossa. In La repetition, il film con Pascale Bussières, nelle sale italiane da venerdì, l’attrice francese, da noi nota soprattutto per Un cuore in inverno, viene coinvolta in un rapporto lesbico. Un tema delicato che tocca la sua sensibilità impegnata, la stessa che la fece schierare al fianco dei sans-papier, gli extracomunitari privi di permesso di soggiorno. L’attrice sottoscrive anche le parole di Catherine Corsini, la regista della Répetition seduta accanto a lei, quando dice: «Abbiamo l’impressione che l’Italia sia regredita in campo culturale e cinematografico. Non la sentiamo più come alleato. Da noi la sola persona che vorrebbe somigliare a Berlusconi è Bruno Mégret, ex braccio destro di Lepen, quindi non possiamo che essere preoccupati». 

- Signora Béart, Isabella Rossellini ha detto che è duro vivere da belli.
«La bellezza può attirare forme di segregazione, di razzismo. Personalmente non possiedo la sicurezza della Bellucci che ammette, senza tanti giri di parole: sì, io sono bella. Bellezza è il bagliore che si riesce a tirare fuori dal gioco di luci e ombre interno a ciascuno di noi». 


- Che ne pensa della chirurgia estetica?
«La questione dovrebbe essere sgravata da giudizi morali. Oramai non è più un problema solo femminile, tanti uomini seguono questa strada. E’ la società consumistica che ci vuole sempre giovani e sempre belli. Ritengo giusto l’intervento se serve a eliminare eventuali handicap psicologici, ma dovrebbe essere accompagnato da una psicoterapia». 

- E come sono questi uomini?
«Se le donne si sono mascolinizzate gli uomini hanno liberato qualcosa della loro parte femminile. Ciò non può che favorire il dialogo tra i sessi». 

- Come si è sentita nel ruolo omosessuale?
«Per costruire il personaggio sono ricorsa al mio vissuto d’attrice ma quella donna non mi somiglia. Le nostre azioni, le nostre scelte, sono determinate da impulsi segreti legati spesso all’infanzia». 

- Sceglie spesso ruoli sessualmente spinti.
«La sessualità è un mezzo di espressione come un altro. Forse le mie storie possono aver dato fastidio al pubblico. Ma per me sono state un grido liberatorio». 

- Il lesbismo nel cinema sembra di moda.
«Il cinema segue l’evoluzione della società, il desiderio femminile è stato a lungo soffocato. Riappropriarsi di questi aspetti può servire a comunicare meglio con l’uomo». 

- Il suo futuro?
«Dopo 8 femmes ho in preparazione quattro film con Téchiné, Rivette, Fontaine e Doillon. Però mi piacerebbe girare una commedia. L’umorismo è il modo migliore per uscire dai drammi». 

di LUIGI PASQUINELLI - Il Messaggero - 9 aprile 2002

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