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L’amore
dovrebbe essere quella categoria universale
che non implica generi, divisioni, tipologie
di sorta.
Ma spesso se si pensa a una coppia eterosessuale
si ragiona in un senso, a proposito dell’amore,
se si guarda invece ad una coppia omosessuale
si pensa al sesso.
«Amori senza scandalo» di Paolo Rigliano,
edito da Feltrinelli, indaga il mondo gay
da un punto di vista analitico e filosofico.
L’autore, presentato dal Circolo Arcobaleno
alla Libreria Minerva e introdotto dal vicepresidente
dell’Arcigay Nicola Soia, propone infatti
di pensare in maniera nuova il fondamento
dell’esistenza gay e lesbica.
Psichiatria e scrittore, Rigliano ha sempre
avuto una particolare sensibilità nei confronti
della sofferenza mentale. Per questo si
è già occupato di tossicodipendenza, schizofrenia,
aids. Diffidente rispetto alle varie teorie
psicanalitiche e neurobiologiche, Rigliano
punta dritto ad un affrancamento da categorie
persecutorie che ancora tanto incidono per
un’autoconsapevolezza autenticamente liberata:
«Quando questa autoconsapevolezza sarà davvero
raggiunta – ha detto l’autore – allora si
dà il presupposto di una lotta di liberazione».
Gli strumenti? Non quelli di una ricerca
apparentemente scientifica (che tutt’oggi
non ha provato nulla a riguardo il «gene
gay»), ci si dovrebbe rivolgere invece alla
matrice emozionale a cui ogni persona, fin
dall’infanzia, si riferisce: «Ed è lì che
si sviluppa una scala, un’attribuzione di
valore a chi entra nella sfera emozionale
dell’individuo».
Da qui emerge l’individuazione dell’altro
come meta del desiderio che non può essere
spiegato in base al meccanismo sessuale,
ma emozionale.
Riflessioni che, come indica l’autore, hanno
seguito un percorso logico-scientifico e
una metodologia identica a quella applicata
per gli eterosessuali: «Non c’è nessun meccanismo
evolutivo che differenzia gli omosessuali
dagli eterosessuali.
Possono essere stupidi o intelligenti, sensibili
e insensibili, alla pari degli eterosessuali.
Così come gli scopi sono identici, la felicità,
innanzitutto. Ma si diamo valore a superate
teorie psicanalitiche, come una madre o
un padre oppressivo, il risultato ci condurrebbe
a guardare agli omosessuali come ricercatori
dei loro carnefici».
Il problema è l’attaccamento a giudizi di
valori duri a morire, a categorie congelate
che impediscono l’evoluzione del pensiero
(qualsiasi pensiero).
Basti porci una semplice domanda: che cos’è
la normalità?
Se i confini di questa nozione non si fossero
allargati, non si sarebbe mai raggiunti
risultati di civiltà
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Immagine dal film "Beautyfull thing"
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