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Nella Rotterdam dei night gay tutti d´accordo:  NON ERA FASCISTA !
UNA CITTA´ IN LUTTO PER IL SUO CONCITTADINO
PIU´ AMATO E ODIATO 

Si vantava di conoscere bene i ragazzi maghrebini, quando in televisione un imam gli disse: che ne sa degli islamici?
Rispose:  parecchio,  mi creda.


Il bar si chiama «Boys». Lui veniva quand´era solo, a volte in taxi, a volte in bicicletta (casa sua è a 400 metri). Orario: 14-24. La bandiera arcobaleno, il bancone per le birre, la tendina, i video; il distributore di sigarette, quello dei preservativi.
Ragazzi giovani, boys appunto. Efebi, come il suo autista. Maghrebini, come quelli di cui vantava la conoscenza in tv, al dibattito con l´imam di Rotterdam: «Lei che ne sa degli islamici?». «Mi creda: parecchio». Quand´era in coppia, mai con lo stesso uomo, andava allo Schaft, bar al pianterreno, sauna al primo piano. Ingresso: 12,5 euro.
Culturisti con gli occhi azzurri e i capelli rasati, come lui. Anche qui, più giovani dei suoi 53 anni. «Certo che conoscevamo Pim. Vuol sapere cosa veniva a fare?
La dark room è di là. Per le serate maledette: in riva al fiume Maas, nel Rosetuin, il roseto del Meuzeumpark, nome gentile, incontri casuali. Quand´era con amici, entrava nella discoteca a fianco, il Kay Palace, primo locale gay della città dei portuali e della socialdemocrazia, aperto trent´anni fa. Gli piaceva il contrasto tra i tubi colorati tipo Beaubourg e i lampadari di cristallo; detestava però la finta radica del bar. Tutti quei palloncini colorati, poi: che cattivo gusto. Così aveva deciso di comprarlo, ribattezzarlo «Palace on the Maas» e ridisegnarlo, ma non si è messo d´accordo sul prezzo. Del locale.
«Certo che conoscevamo Pim. Non la pensavamo come lui. Non siamo fascisti, ma neppure Pim lo era. Era uno dei nostri, e questo ci basta per piangerlo».
Non erano fascisti, almeno non in senso tecnico, neppure le centinaia con camicie verde militare e orecchini che l´altra notte hanno tentato un improbabile assalto al palazzo del governo all´Aja, la capitale più raccolta curata silente d´Europa, che al confronto Berna pare Bangkok.
Respinti.
Certo non sono fascisti e tranne eccezioni neppure gay le migliaia di persone in fila attorno alla casa di Burger Plein, ribattezzata da una cartello appeso a un albero «Piazza Pim Fortuyn. Caduto per la patria e per l´onore». Potrebbe essere uno dei nostri girotondi: zaini, tailleur, orsacchiotti e coniglietti di pezza da lasciare al cancello.
Nessuno parla, qualcuno fuma. Non un segno che richiami la politica, meno ancora la destra: solo fiori, girasoli, rose, tulipani, ovviamente i tulipani. Lapide con Cristo portacroce, ritratto di Oscar Wilde, bottiglia di beaujolais nouveau. Pianti.
Tenerezza per i cagnolini Kenneth e Clara, che all´una escono con l´efebo per la passeggiata. Le Pen, cui Fortuyn detestava essere paragonato, ha una cameriera nera con crestina, due dobermann e vicini miliardari. I vicini di Pim (così lo chiamano tutti) sono venticinque sans papiers. In casa - una di quelle case che sembrano dipinte da Vermeer, mattoni a vista, tetto a graticcio - non aveva stampe settecentesche ma installazioni di arte contemporanea, nessun ritratto di Giovanna d´Arco ma dei suoi amici (nudi), e poi migliaia di libri di cui almeno dieci suoi, ieri in vetrina in tutte le librerie di Rotterdam (titoli: «L´Olanda soffoca», «Contro l´islamizzazione della nostra culura», «L´Europa senz´anima»). Mai portato nulla di banale: vestiti pensati da sarti italiani, papillon, cachecol. In un dibattito tv, non quello con l´imam, aveva irriso gli altri leader di partito: «Ma guardatevi, sembrate in divisa!».
Ex marxista, ex democristiano. Aveva anche una laurea e una cattedra, sociologia, a Groeningen. Decisamente, non era il Le Pen olandese.
Uno dei mille in coda ha un cartello con la sua foto accanto a Martin Luther King, Malcolm X, John Kennedy. Non le sembra di esagerare? «No. Siete voi giornalisti che avete esagerato. Spero che domani darete una rettifica». E´ la scoperta dell´odio politico. Del delitto politico. Qualcosa che in Italia rimanda agli Anni ´70. A Moro. O al ´48, cattolici contro comunisti, forchettoni contro trinariciuti, Togliatti sotto i ferri, Secchia in corsia che avverte la Iotti: «L´insurrezione non si può fare». «E se l´intervento fallisce?». «Se l´insurrezione è un errore lo è anche se l´intervento fallisce». Gli olandesi non hanno precedenti. Calma, hanno raccomandato i vice di Pim: «Votatelo anche da morto».
Calma, ripeteva la radio, tra una canzone di Zucchero e una dei Beatles. «Perdita dell´innocenza» hanno detto, come da noi dopo piazza Fontana. Qui però gli estremisti di destra non sono assassini, ma vittime. Gli intolleranti, accusano i cartelli appoggiati nel giardino di casa Fortuyn, sono i socialisti, i giornalisti, gli antirazzisti, i politici democratici.
«L´assassinio di Pim è l´assassinio della democrazia» è scritto sulla schiena di una ragazza, che invita a una fiaccolata notturna. «Assassina è la democrazia» ha scritto invece una sua amica. Uscendo sul viale, a sinistra si arriva al ristorante déco preferito da Pim. «De bleu angel», l´angelo azzurro. Parquet di legno inchiodato, lo stesso che lui aveva suggerito al gestore del Kay Palace. Specchi, boiserie scura, trompe-l´oeil.
Candele.
Una stella Michelin. Cucina ricercata: il rombo con asparagi e tartufo costa 35 euro; e poi carpaccio e prosciutto di San Daniele, come in Friuli, dove Pim aveva casa, dove sarà sepolto. Prendendo invece a destra si arriva in tre minuti alla moschea.
«Inaugurata il 6 ottobre 2001» dice l´iscrizione, in turco. Colori della moschea: arancione, viola, giallo, verde. Pim la trovava orribile.
Offendeva il suo gusto, diceva. Il bene e il male gli apparivano ai due incroci sotto casa, sotto forma di stili e di stereotipi cui non possiamo dirci estranei: quando consideriamo che si fuma «come turchi», si bestemmia «come turchi», si fanno «cose turche»; quando associamo l´Olanda alla libertà di amare (sia pure negli eros center vagheggiati da Bossi), di sposarsi tra omosessuali, di fumare spinelli, financo di morire.
Per questo a Rotterdam nessuno trova bizzarro che si sia levato un omosessuale (il cui feretro sarà esposto in cattedrale) a difendere tutto questo, sia pure con parole distorte, e suscitando una reazione ancora più distorta. E non è il caso di evocare Röhm e le Sa, i legionari di Fiume e D´Annunzio, i miti dell´ardito armato e del languido decadente, se nei manifesti elettorali Pim saluta militarmente con lo slogan: al vostro servizio.
L´ultimo, trionfale comizio, cinque ore prima di essere ucciso, l´aveva tenuto tra il delirio popolare (e in particolare dei cadetti dell´Accademia) a Breda, la capitale dell´orgoglio militare olandese, il feudo dei Nassau, la famiglia reale che prese le armi contro gli spagnoli, ancora cinta dai bastioni contesi da Guglielmo il Taciturno e Ambrogio Spinola e ritratti da Velázquez.
Se le due intolleranze, la xenofoba e la democratica, generano odio e sangue: cosa particolarmente grave se accade qui, perché se crolla la diga olandese - la terra d´asilo dove esercitare ogni eresia, Spinoza e i libri proibiti, Rembrandt e le tele dipinte con le mani, giù giù sino ai ragazzi italiani che cercano i bar con la foglia di marijuana -, allora si va tutti, in tutta Europa, sott´acqua. «Tu hai fatto il primo passo, il prossimo tocca a noi» dice un altro cartello. 

La Stampa - 8 maggio 2002 

 
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      di Sergio Lo Giudice, Presidente nazionale Arcigay ( La Stampa, 8 maggio 2002)
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      di Paolo Franchi ( Corriere della sera, 8 maggio 2002)
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      UNA CITTA´ IN LUTTO PER IL SUO CONCITTADINO PIU´ AMATO E ODIATO  
      (La Stampa,  8 maggio 2002)
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