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Cesena, gli studenti accusano "Così il prof ci molestava"

Lo scandalo del docente universitario arrestato per violenze sessuali
Parlano gli allievi che hanno presentato denuncia in procura


CESENA –  Negli occhi ha lo stesso stupore di quel giorno. "La mano del professore sul ginocchio, una, due, tre volte.
Io che non riesco a crederci. Ma come, il professore più bravo della facoltà, quello che mi aveva mandato a Londra e mi aveva fatto prendere un master, ci stava provando. Eravamo in macchina, io ero al suo fianco, e dietro c'erano altri due ragazzi. Ho capito che non era uno scherzo, che c'era malizia, perché toccava quando gli altri non guardavano. Ho spostato la sua mano e lui mi dice: "Ma dai, coglione, cosa credi?". Ma avevo capito bene, purtroppo".

Marco è già laureato. "Noi che l'abbiamo denunciato non abbiamo mai pensato alla vendetta. Quando sono entrato nel gruppo del professore io avevo già 23 anni. Ho pensato: un ragazzo di 19 anni, avrebbe resistito alle offerte di Sorbini? Dal paradiso all'inferno il passo può essere breve.
Il paradiso è un corso di laurea dove appena entri ti sembra di sognare. Un professore che subito ti fa fare ricerca, ti stimola e dice: facciamo un bel gruppo, andiamo a mangiare una pizza assieme. Vorrei precisare: c'erano anche le ragazze. Poi l'invito, ma dopo un anno. "Io vado a fare un corso a Londra, se vieni c'è un master per te, e poi una borsa di studio con un po' di soldi". Eccoti in Inghilterra, in un giorno di vacanza e il prof che propone: andiamo a fare una gita. E lì scopri la sua mano sul ginocchio. Ricordo che in quell'attimo ho pensato: non può essere vero. Era anche un burbero, il professor Sorbini. Qualcuno gli aveva fatto la caricatura disegnando su una sua foto la divisa delle Ss".

Dopo la gita, due mesi senza parlare. "Poi è tornato alla carica. "Tu devi farti un amico ma con la A maiuscola". Ho capito allora cosa volesse dire saltare l'ostacolo. Ormai non aveva più paura a chiedere atti sessuali in modo esplicito. "Dobbiamo toccarci... guardandoci negli occhi. Solo così saremo uomini alla pari". Non voglio dire altro, ma ricordo la tristezza di quell'attimo, quell'uomo che si offriva e io pensavo che aveva proprio l'età di mio padre".

Settecento telefonate intercettate in un mese, e più della metà parlano di sesso. Dieci gli studenti interrogati finora, e almeno uno vuole costituirsi parte civile. Anche Antonio, l'altro che ha presentato denuncia, è entrato nella "dimensione" del professore. "Per spiegare come ci si possa trovare in situazioni assurde, parto dal finale della mia vicenda. Una sera incontro il professore e lui mi dice che lui per noi è Socrate e noi ogni sera dovremmo litigare per avere l'onore di andare a letto con lui. Ecco, se questo fosse stato l'inizio, tutto sarebbe stato facile: gli dici no, che vada a farsi friggere, e cambi corso e professore. Invece queste parole arrivano dopo due o tre anni, quando credi di avere vinto al lotto perché hai trovato un insegnante come si incontrano solo nei film. Uno che ti mette in testa delle idee. E allora, quando si arriva ai pantaloni slacciati, ti senti morire dentro, e per dirgli no devi fuggire via". "Anch'io ho detto no - racconta Marco - ma non volevo buttare via anni di studio. Ho preparato la tesi e lui ha messo la firma senza leggere nulla. Per lui ormai ero una persona persa, uno che non valeva nulla. Me lo ha anche detto. Poi ho parlato con le altre persone perse, abbiamo deciso che nessun altro doveva vivere questo inferno. E siamo andati in procura".

Jenner Meletti - La Repubblica - 16 maggio 2002

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