|
ROMA – Il 27 aprile
scorso nella casella di posta elettronica del
presidente della Regione Lazio, Francesco Storace,
è arrivata una e-mail dal titolo: «Sui vizi
dei diversi».
Al presidente della Regione Lazio è subito
partito il mouse. Un clic e la lettera è aperta.
«Caro Storace - si legge - tu fai accapponare
la pelle a ogni liberale quando affermi che
vuoi che le tasse pagate dai cittadini vengano
utilizzate dai figli dei poveri e non per i vizi
dei diversi». Mittente: Luca V., milanese, gay e
iscritto ad Alleanza Nazionale. Tanto è bastato a
far scattare la nota vis polemica del presidente.
Il primo maggio alle 12 e 40, Storace - nonostante
fosse il giorno della Festa dei lavoratori - si è
messo al computer per elaborare una risposta che
confermava le divergenze di opinioni ma stabiliva
anche un inaspettato dialogo: «Tu affermi che
l'omosessualità sia una scelta e non un vizio.
Consentimi di pensarla in maniera diversa». E'
iniziato così un carteggio via Internet tra il
giovane gay milanese e il presidente della Regione
Lazio, leader della Destra Sociale di Alleanza
nazionale, che con gli omosessuali ha sempre avuto
un rapporto, per così dire, difficile. «Quella
tua frase - gli scrive Luca - puzza di olio di
ricino. Credo, da omosessuale che aderisce con
slancio ad An, che sarebbe cosa intelligente
correggerla». «Ti prego di non confondere -
ribatte Storace - tra ciò che si pensa e una
battuta da comizio». E così via, in un crescendo
di botta e risposta. Storace non molla le sue
posizioni e a Luca che si lamenta della
discriminazione dei gay all'interno di Alleanza
Nazionale il presidente della Regione Lazio
promette un incontro faccia a faccia. Per
confrontarsi innanzitutto sul tema da cui è
partito il carteggio: la «legge sulla famiglia»
varata dalla giunta regionale del Lazio. Storace
ha deciso di modificare quella precedente,
promossa dall'allora presidente Piero Badaloni. Lì
si sosteneva l'acquisto della prima casa per le
giovani coppie con un piano finanziario di
quaranta miliardi, a prescindere dalla forma
legale di convivenza. Storace ha tagliato fondi e
sfoltito la schiera degli aventi diritto. Con un´argomentazione
di questo tipo: niente soldi alle coppie non
sposate. «Caro Luca - spiega il presidente - c'è
chi afferma, tra cui alcune associazioni di
omosessuali, il diritto ad una casa popolare per i
gay. Non sono d'accordo. La casa popolare va a chi
ne ha necessità e non nel nome di una condizione
sessuale». Oltre che spiegarlo a Luca, Storace,
lo dovrà spiegare alla comunità gay romana, già
sul piede di guerra. E' nato anche il «Comitato
unioni di fatto». Ma questo è solo l'ultimo
episodio di una lunga lista. Due anni fa, Storace
chiese che il Gay Pride di Roma venisse rinviato
di un anno. Per evitare la concomitanza con l'anno
giubilare. «E' un'offesa gravissima ai cattolici»,
disse. Scoppiò il finimondo. Il circolo
omosessuale romano «Mario Mieli» minacciò di
denunciare Storace alla corte europea per i
diritti umani «per persecuzioni discriminatorie e
omofobe». Il Gay Pride si svolse nel luglio 2000,
come stabilito, la denuncia non venne inoltrata e
Storace si servì della polemica come cavallo di
battaglia per la campagna elettorale delle
regionali. Tuttavia il conto con la comunità gay
resta aperto. Chissà che il «faccia a faccia»
con Luca non sia un buon inizio e tutto grazie al
filo diretto via Internet che Storace ha aperto
con i cittadini. Un filo diretto che va a
riguardare i gay e non solo. «E' stata una mia
idea», racconta e c'è da credergli visti i
precedenti. Storace è stato tra i primi a
sfruttare la rete. Alle regionali del 2000, prima
ancora della presentazione ufficiale delle liste,
aveva già tappezzato Roma di manifesti: il volto
rimodellato dalla dieta e, a fianco, l'indirizzo
Internet del suo sito di campagna elettorale. Una
volta eletto presidente, Storace ha fatto di più.
Via il sito e giù con un'altra idea: una casella
di posta elettronica direttamente raggiungibile
dal sito della Regione Lazio. Risultato: oltre 30
mila e-mail archiviate e una media di 200 lettere
in arrivo ogni giorno. Ma, il bello è che il
presidente della Regione Lazio se le legge tutte.
Lo giura. «Chiedetelo ai cittadini che mi hanno
scritto se ho mai mancato di rispondere a
qualcuno»,
sfida il presidente. Poi sorride: «Mannaggia a
me, se lo avessi saputo che mi andavo a trovare un
altro po' di lavoro, oltre a tutto quello che ho
già da fare», scherza compiaciuto della sua
trovata e della sua fama di stakanovista. I
messaggi sono rigorosamente suddivisi in cartelle.
Si va dai curriculum di giovani in cerca di
lavoro, alle denunce di mala amministrazione, ai
complimenti per i progetti realizzati dalla giunta
regionale. Arrivano, ogni tanto, anche degli
insulti, ma quelli no, non vengono archiviati. Se
si tratta, però, di sfottò calcistici, a quelli,
Storace, romanista sfegatato, non resiste. Deve
rispondere. «Non vi dico che è successo dopo
quella mia battuta a "Scherzi a parte":
i laziali mi hanno intasato la casella di posta -
racconta - Non ci crederete, ma ho stabilito un
rapporto via mail con questi tifosi e alcuni li ho
pure incontrati. E' stata una cosa simpatica».
Per la cronaca, la battuta in questione era: «Mejo
frocio che laziale». Tanto per restare in tema.
|