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PADOVA
Dichiararare il forte desiderio di normalità ovvero di uscire dai ghetti nei quali se ne stanno rinchiusi, ché i gruppi degli omosex sono a tenuta stagna, ché i locali della notte sono pur divertenti e l'incontro lo trovi di sicuro ma per poche ore.
«Dobbiamo cominciare a frequentare gli etero», butta là Roberto Mayer, 37 anni, avvocato di Venezia. «Io lo faccio, è importante.
Nei gruppi gay c'è una grande autoghettizzazione, è un'autodifesa che finisce con il diventare autoesclusione.
E' la paura del diverso, e diverso per noi è il mondo eterosessuale». E' d'accordo Beppe, 26 anni, padovano, studente di Filosofia, uno che per un bel tot non si è dichiarato e quando si è deciso: «gli amici etero che frequentavo mi hanno detto: sei gay, e allora? Mi ero proprio stufato di fare la doppia vita: con loro fino a mezzanotte, poi scappavo via con strane scuse e andavo dal mio compagno». Con loro c'è Vinicio Cricini, 38 anni, padovano, grafico, occhiali da sole oversize, anello con un occhio circondato da serpentelli al mignolo, camicia scura a disegnini. Spicca in mezzo al look dominante: un mare di magliette preferibilmente bianche con annesso zainetto o borsa-sacca a tracolla, orecchino e tattoo di norma discreto, ma c'è anche quello che ha l'intero avambraccio decorato con una chiave, di quelle stile antico maniero. Parlano a raffica, adesso, uno sull'altro con passione: «Vedi che abbiamo bisogno di parlare? Siamo vanitosi ed esibizionisti, è vero, ma siamo qui per farci vedere sul serio». Sotto i portici, a guardare lo spettacolo (i 3 mila gay) nello spettacolo (Littizzetto e le drag queen), molti i curiosi: chi sa già cos'è quella mobilitazione, chi l'ha capito quando è arrivato un ragazzo a stringergli la mano e intonare un garbato e melodico: «Piacere sono Paolo e sono gay». Si sono presentati a qualche decina di persone, come dire eccoci qua, non è che siamo tanto diversi. Elementare Watson, direbbe qualcuno, ma a Padova pare non guasti ripartire dall'abc della scuola dell'obbligo e dare una ripassata generale. La parte gay della città è parecchio arrabbiata per via della sala negata all'interno di palazzo Moroni: non avevano organizzato una sfilata di trans con le tette al vento ma un dibattito (in programma oggi) su scuola e omosessualità con vari ospiti tra cui l'ex ministro Laura Balbo che, senza nulla togliere né aggiungere ad entrambe, non è Platinette. L'iniziativa ha il patrocinio del presidente della Repubblica ma non l'ospitalità del sindaco di Padova. Grazie per il benvenuto, ieri hanno detto in 3 mila, sabato diranno in 10 mila (tanti sono attesi per la sfilata).
Tra gli altri se ne lamenta Stefano, 34 anni, architetto, uno del gay pride staff (sono in 300 con la maglietta bianca e rosa dell'organizzazione, compresi i 100 in prestito dalla Cgil): «Tra le istituzioni la più politically correct con noi è la questura, che dopo le minacce e i danneggiamenti alla sede dell'Arcigay, ci ha tutelato».
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