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SPECIALE GAY PRIDE Padova 2002

Orgoglio e diritti: 20 mila in corteo
A Padova una folla impressionante ha partecipato alla sfilata. Gay e lesbiche da tutta Italia ma anche la sinistra e la Cgil
Un clima gioioso, scongiurati gli incidenti, fischi alla Destro Zan: «Noi siamo dalla parte della legalità Chi ci minaccia si pone fuori dal tempo e dalla Costituzione»


PADOVA. In tre, sui 30 anni, giacca grigia e cravatta, tipi che più a posto non si può. Sfilano nel cuore del corteo, e si capisce che non sono lì per caso. In testa hanno berretti con la visiera: il primo con la scritta «il tuo impiegato di banca», il secondo è «il tuo assicuratore», il terzo «il tuo farmacista». E' il senso di questo, come degli altri, Gay Pride: siamo gente normale, come voi facciamo lavori normali e siamo tanti. Ma proprio tanti. I 20 mila a Padova erano solo quelli disposti a farsi vedere, ma gli altri, quelli che sono rimasti a guardare, nascosti dietro alla finestra di un'identità posticcia, devono essere una marea. 

                       

PADOVA. Ventimila persone, un corteo impressionante che ha colto di sorpresa gli stessi organizzatori. Un Pride festoso e variopinto, pacifico e civile: che rilancia la vocazione «trasversale» del movimento lesbogay. Capace di calamitare alleanze nell'arcipelago progressista, affogando in un mare di folla l'aggressività di Forza Nuova e relegando a comprimari i centri sociali, pure partecipi all'everto. Smacco cocente per Giustina Destro: sindaco «invisibile» di una città che ha accolto il Pride con simpatia. Una lunga giornata per Padova, dove l'orgoglio omosessuale ha messo in sordina le provocazioni più ostentate per assumere il volto e il linguaggio dei diritti civili. Palloncini, disco music e balletti transessuali sul furgoncino imbandierato alla testa del corteo: poi, la staffetta di motociclisti gay in pelle nera e l'arcobaleno di associazioni e movimenti provenienti da ogni angolo del Paese. In prima fila i circoli di omosessuali - Crisalide e Orsi, Orlando e Gioconda - dai nomi fantasiosi e allusivi. Poi i Comunisti - «Avanti popolo contro il nuovo fascismo» recita il loro striscione - e Rifondazione, il plotone dei Ds guidato da Cesare Damiano e i ragazzi della Sinistra giovanile, i socialisti e i verdi. Bionde transex platinate e leopardate, bandiere gialloverdi di Legambiente, gruppi e comunità cristiane, delegazioni radicali e di Amnesty International. Nel bel mezzo, la «schiera dei disobbedienti» capitanata da Luca Casarini, tenuta d'occhio dai celerini. Visibile e «pesante» la presenza della Cgil, che sguinzaglia cento delegati a svolgere il servizio d'ordine. Da via Scrovegni alla stazione, nel cielo di piombo volteggia un elicottero, i curiosi gremiscono i marciapiedi. Slogan ritmati - «Lesbo qua, lesbo là, lesbo tutta la città»; «Giustina, Giustina, dove sei? Oggi Padova è tutta gay» - echi dell'ultradestra, proclami bellicosi dei No Global: «Questo è giorno del Pride» sorride Franco Grillini, parlamentare e presidente onorario di Arcigay «non è tollerabile il parassitismo politico di chi cerca di strappare il palcoscenico alla difesa dei nostri diritti». In corso del Popolo una salva di applausi, dalle finestre dei palazzi c'è chi lancia fiori: «La risposta della città è straordinaria» commenta il deputato diessino Piero Ruzzante «oggi ha vinto la libertà e hanno perso gli assenti. Forza Nuova? Denunceremo in Parlamento la sua apologia del nazifascismo in spregio alle leggi in vigore». Ragazzi mano nella mano, ragazze che si baciano, tante coppie etero, giovani genitori con i bambini appollaiati sulle spalle. E' un sabato particolare, dove normalità e trasgressione si mescolano senza respingersi in un trionfo di piercing e piume di struzzo. Fino a piazza Insurrezione, tappa conclusiva del Pride. Dove la vistosa trans Barbara improvvisa una lap dance non proprio patinata, gli amplificatori scaricano la voce di Madonna («Like a Virgin» o giù di lì) e miss Pomponia, madrina dell'evento, dà il via agli interventi dal palco. Un boato accoglie Alessandro Zan, laureando in ingegneria un po' timido e dai modi educati, proiettato all'improvviso sotto i riflettori: «Siamo in tanti, è una festa incredibile, noi siamo dalla parte della legalità, chi ci minaccia è fuori dal tempo e dalla Costituzione». Ringrazia i parlamentari presenti - assenti i big, Cofferati ha inviato un messaggio - e chiede alla platea: «Dov'è il sindaco? Si faccia vedere, l'avevo invitata sul palco, pensavo che rappresentasse l'intera comunità». A seguire, le testimonianze di Mara Siclari - «Sono transessuale, milito della Cgil ma soprattutto vivo con la mia famiglia» dice - e di Simonetta Brizzi, dipendente dell'Usl di Verona «discriminata perché lesbica». Poi, tutti in Fiera: canta Irene Grandi, c'è il party. Che la festa continui. 

 Filippo Tosatto - Il Mattino di Padova - 9 giugno 2002

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Padova "invasa" dai 20 mila del Gay pride 
La città veneta accoglie con curiosità una sfilata colorata, chiassosa, ma pacata nei toni. Tensione, ma nessun incidente per un corteo in contemporanea di mille militanti di Forza Nuova. 

 

«Grazie Padova, ci avete capito»  
Alessandro Zan: «Simpatici alla gente, ci hanno lanciato fiori» «Sfilando con noi il sindaco Destro avrebbe dimostrato autonomia politica e culturale» 

 

«Guardateci, siamo gente normale» 
Le storie, gli amori e il look di gay e lesbiche in corteo Dal filippino Leonardo alle farfalle dell'Alto Adige Ma le drag queen sono uno schianto

 

Orgoglio e diritti: 20 mila in corteo  
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