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Il grande bivio nella vita di un omosessuale è quello del coming out:
dirlo o non dirlo ad amici, parenti e colleghi? Ed è subito schieramento.
Gli oppositori: non dirlo mai, dirlo è un atto di egoismo, ognuno si viva la propria sessualità ben nascosto/a tra le pareti di casa senza ferire chi non è in grado di accettare la notizia serenamente; a noi non cambia niente agli altri potremmo cambiare la vita.
I sostenitori: dirlo assolutamente, dirlo è un atto di onestà e lealtà, può aiutare a vivere meglio la propria sessualità e soprattutto può contribuire ad una maggiore accettazione dell’omosessualità.
I centristi: dirlo se il contesto lo permette, se non comporta catastrofi in famiglia o licenziamenti e ripercussioni sul lavoro.
Il coming out è indubbiamente una scelta e come tale può essere azzeccata o meno. Associazioni e centri di sostegno per gay e lesbiche consigliano di affrontare l’argomento in famiglia e in società solo se si ha una certa stabilità economica, in modo da non incorrere in minacce o ricatti (o ti sottoponi a cure ormonali o ti sbatto fuori di casa) e soprattutto solo quando si è raggiunto un equilibrio interiore che ci consenta di affrontare il difficile periodo che seguirà la fatidica dichiarazione. Eh, sì, perché non esiste famiglia, per quanto aperta, che accetti con entusiasmo la notizia.
Sindrome da "Indovina chi viene a cena"? Non esattamente. Spesso l’accettazione passa attraverso la
discriminazione altrui. Dubbi tipo: "licenzieranno mia figlia ora che sanno che è lesbica? "oppure" lo chiameranno checca isterica?" sono all’ordine del giorno. La paura non è tanto per il giudizio degli altri, quanto per le conseguenze che questo può avere sulla felicità del proprio pargolo. Anche per questa ragione è fondamentale poter trasmettere serenità e sicurezza alla famiglia nel momento in cui si comunica loro il proprio orientamento sessuale.
E c’è chi il coming out lo fa più o meno facilmente, nel mondo dello spettacolo soprattutto, e chi invece lo paga caro. E’ il caso di Florin Buhuceanu, 30 anni, studente di teologia a Bucarest, espulso dall’università per aver dichiarato la propria omosessualità. Steve May non se l’è passata meglio: ha violato la politica dell’esercito americano che prevede il "non-ti-chiedo-niente-non-mi-dire-niente" dichiarando la propria omosessualità ed è in attesa di processo. John Hensala, invece, ha iniziato la carriera militare e grazie all’esercito ha potuto studiare medicina alla Northwestern University e a Yale. Nel momento in cui ha comunicato ai suoi superiori di essere gay è stato espulso dall’esercito e gli è stato ordinato di restituire i 70.000 dollari (150 milioni di lire circa) che sono stati spesi per sostenere i suoi studi. Ha fatto causa al Pentagono ed è in attesa di responso. Una cosa è certa:
il coming out ha un costo. |