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A Toronto si divorano gli «Hot Docs»
 
Fino al 4 maggio, 122 documentari vengono presentati a Toronto nel corso della più importante
rassegna specializzata del nord America. Due le monografie, dedicate a Taiwan e alla regista canadese Shelley Saywell. Un film italiano sui danni collaterali in Afghanistan.


TORONTO // Si è aperto il 25 aprile a Toronto Hot docs, il più grande festival di documentari del Nordamerica.
Nonostante l'avviso dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che considera la città canadese uno dei
posti a rischio di polmonite atipica e sconsiglia di venirci, la vita in città continua a procedere quasi
normalmente. In città è in corso anche il Toronto Jewish Film Festival, si è appena concluso l'Images
festival
, dedicato a film, video, nuovi media e istallazioni indipendenti, e nella vicina francofona
Montreal c'è il «Black and African Film Festival». ..
Il X Hot docs, fino al 4 maggio, presenta 122 documentari provenienti dal Canada (che ha una lunga tradizione nel settore) e da altri 29 paesi, tra cui Argentina, Brasile, Cina, Danimarca, Francia, Germania, Uruguay, Ungheria, Norvegia, Russia, Italia (Afghanistan, danni collaterali di Alberto Vendemmiati) e Usa.
 
Hot docs presenta le produzioni più interessanti dell'ultima stagione cinematografica, con 34
anteprime scelte tra centinaia arrivate alla selezione. Numerose proiezioni organizzate dal festival
vengono presentate nel corso dell'anno, come Blind Spot: Hitler's Secretary, con Traudl Junge,
diretto da Andre Heller e Othmar Schmiderer, proiettato a Toronto all'inizio del 2003 dopo la
«prima» alla Berlinale 2002. La X edizione di Hot docs viene festeggiata offrendo alcuni spettacoli
gratuiti, specialmente quelli notturni, come l'americano My flesh and blood, di Jonathan Karsh,
vincitore del premio del pubblico al Sundance, che ha aperto la manifestazione. Aggiunto al
programma all'ultimo momento, Wheel of Time, del regista tedesco Werner Herzog, con il Dalai
Lama nella parte di se stesso. Una delle produzioni più attese sembra essere Stupidity, del canadese
Albert Nerenberg, che ha cercato di intervistare Pamela Anderson (che, per chi non lo sapesse, è
canadese) - su di lei ben due film, l'altro è Dear Pam, di John Scott, produzione Canada-Usa, parodia
tragicomica dell'attrice considerata un'icona della «canadesità» - ma, approcciandola per volerla nel
suo documentario dal titolo piuttosto esplicito, il regista si sarebbe trovato le di lei possenti e di
bell'aspetto guardie del corpo che hanno scacciato lui e la sua troupe. Conclusione, Nerenberg
afferma che la stupidità si basa su tre principi: primo che anche persone intelligenti possono fare
cose stupide, secondo che nessuno vuole essere associato alla stupidità, e terzo essere stupido (o
piuttosto, come il regista assai poco galantemente descrive Pamela Anderson, «un buon esempio di
resistenza all'intelligenza») non impedisce di diventare una superstar con bellissime guardie del
corpo.
 
Altro film atteso è My student loan, del canadese Mike Johnston, che parodiando in modo scherzoso
lo stile di Michael Moore, tenta di ripercorrere la storia economica degli studenti canadesi, che per
pagarsi l'università sono costretti a lavorare fino a diversi anni dopo la laurea per risanare il debito
acquisito con l'amministrazione dei rispettivi atenei durante gli studi.
 
Oltre a The other final, dell'olandese Johan Kramer, sulla finale dei mondiali in Giappone nel giugno
2002, segnaliamo Asylum, made in Usa, di Sandy McLeod, che descrive la fuga di Baaba Andoh dal
Ghana per evitare la mutilazione dei genitali (sul tema, scottante perché le questioni della multiculturalità, il festival presenta diverse produzioni) e chiedere asilo politico agli americani.
 
Un altro dei documentari a ingresso gratuito è Fucked up generation, dell'israeliano Tomer Heymann, che narra la storia di Aviv Gefen, nipote del leggendario leader israeliano Moshe Dayan, diventato a sua
volta figura mitica della sinistra. Il carismatico cantautore bisessuale è diventato, come è stato detto,
il Cobain o il Dylan del suo Paese (sebbene si dice che Gefen sia molto più sexy nei pantaloni di pelle
di quanto gli altri siano mai apparsi), una voce che rappresenta pace e integrità per i giovani
controcorrente.
 Altro canadese è Let me be your band, 74 minuti a firma di Heather e Derek
Emerson, che per tre anni hanno filmato e intervistato one-man band, come Bob Log III - che suona
la chitarra e indossa un originale e coloratissimo casco anti-gas - Eric Royer e Hasil Adkins.
 
Ancora alla musica è dedicato A bookshelf on top of the sky della tedesca Claudia Heuermann, che si
concentra sul compositore e suonatore di sassofono John Zorn, di cui descrive il mondo affascinante
che le avrebbe cambiato la vita. Da Montreal arriva Elvis italiano, di André-Line Beauparlant, che
descrive la Little Italy di Montreal, casa di Giuseppe «Joe» Rondisi, un eroe locale che adora e copia
lo stile di Elvis ma che sta ormai invecchiando. Dagli Stati Uniti, Feel Neil di David A. Sarich, è
dedicato al culto della personalità di Neil Diamond e ai numerosi uomini e donne che si sono ispirati
al suo taglio di capelli. Di diverso umore Aside, dell'uruguaiano Mario Handler, che descrive una vita
dove la privazione porta a immaginare di bere Coca Cola come massima aspirazione. My body di
Margreth Olin viene invece dalla Norvegia, ed è un'autobiografia narrata dall'autrice attraverso il
rapporto con il suo corpo, dall'infanzia segnata da problemi ai piedi e alla tiroide, fino a seri problemi
di salute che la portano a un rappporto particolare con la sessualità. Al corpo è dedicato anche Hard
Fat
, coproduzione Canada e Usa a firma di Frédéric Moffet, che descrive i gainers, uomini che
aumentano di peso inseguendo il sogno di espandersi, per abitare in un corpo più grasso e largo.
How deep in the ocean di Shiang-Chu Tang, di Taiwan, racconta la vita di un nativo che combatte il
razzismo diventando un criminale, dimostrando che gli aborigeni sembrano avere gli stessi problemi
in Canada, Australia o Taiwan. Il documentario fa parte della nuova sezione Made in... Taiwan,
quest'anno dedicato alla produzione di questo paese asiatico. Verranno inoltre presentati i
«CyberDocs», documentari interattivi, «Focus on», monografia della regista canadese Shelley Saywell
- vincitrice del premio Emmy, che ha iniziato il suo Generation of Hate subito dopo i fatti dell'11
settembre, di cui vengono presentati 6 film basati su temi internazionali e dirititti umani - e infine
una retrospettiva sul regista britannico Nick Broomfield, di cui vengono proposti Biggie and Tupac
(2002), The Leader, His Driver and the Driver's Wife ('91), Driving Me Crazy ('88) e Chicken Ranch
('84).
 
Sito ufficiale //  http://www.hotdocs.ca
 


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