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C'era una bella riflessione di Adriano Sofri, su «La Repubblica», a proposito di
corpi, civiltà e cultura.
Diceva, Sofri, di essere stato offeso dall'immagine televisiva di alcuni soldati americani che scortavano
prigionieri iracheni nudi: offeso perché - ricordava - la concezione del corpo che è presente nella cultura islamica è molto più pudica di quella occidentale, e costringere dei musulmani a marciare nudi, non foss'altro che per portarli a fare una doccia, è una forma
di umiliante violenza.
L'Onu e gli omosessuali
La riflessione è pienamente condivisibile e propone qualche ulteriore interrogativo: partiamo da un fatto recente. Una risoluzione
Onu che voleva tutelare i diritti civili degli omosessuali garantendo tutti i cittadini
"senza distinzione di inclinazione
sessuale" (la risoluzione, presentata dal Brasile, era appoggiata anche da Canada e Unione Europea) è stata bocciata per l'opposizione di cinque paesi a maggioranza islamica:
Pakistan, Egitto, Libia, Arabia Saudita e
Malesia.
Il che - sia detto per inciso - avrà fatto definitivamente tramontare l'idea di realizzare una edizione del Gay Pride per le strade del Cairo o di Ryad dalla mente di quegli organizzatori che, nell'anno del Giubileo, gridarono allo scandalo perché fu sollevato qualche dubbio sull'opportunità che il corteo dell'orgoglio omosessuale passasse per il Vaticano…
L'opposizione alla risoluzione dell'Onu di quei cinque paesi - e di molti altri che han fatto propria quella posizione - nasce evidentemente da
una loro profonda estraneità ad una concezione della persona e della sessualità frutto di una certa (non di tutta) cultura
occidentale.
Vale la pena ricordare, in proposito, che i paesi islamici
non hanno riconosciuto neanche la Dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo, stilando e proponendo una propria Dichiarazione alternativa dei diritti dell'uomo islamico.
Diritti universali
Ecco, gli interrogativi nascono proprio qui: esistono dei
diritti universali? E quali condizioni li rendono universali?
Basta un accordo tra i paesi per dichiarare universale un diritto?
E se questo accordo non c'è, un diritto - ad esempio quello sulla libertà di pensiero o di stampa - perde il suo statuto di universalità?
Ed ancora: quando una pratica (ad esempio l'infibulazione) cessa di essere solo l'espressione di una tradizione storica e culturale e diviene prevaricazione di un diritto?
Ed infine, la domanda più grave: è possibile parlare di
"diritti universali" se non si ammette
l'esistenza di una idea universale, cioè oggettiva, dell'uomo e delle
cose?
In altre parole, è possibile parlare di diritti universali se non si ammette che esiste l'uomo (e la donna, la giustizia, la natura) ma semplici e soggettive
"inclinazioni"?
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