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Un cattivo romanzo di fantascienza: questa sarebbe stata la nostra reazione, ancora poche settimane fa, all’idea che un
oscuro virus avrebbe potuto provocare una nuova malattia non solo clinicamente grave ma anche in grado di mandare in crisi l’economia
mondiale. E dobbiamo domandarci se, di fronte alla
Sars, la globalizzazione farà la fine dei potentissimi elefanti di Pirro, terrorizzati dai topi liberati dai Romani nella battaglia di Benevento.
Per rispondere, bisogna considerare che la Sars può «infettare» l’economia attraverso tre differenti canali. Il primo, specifico e vistoso e già colpisce, in
Estremo Oriente, i settori legati alla globalizzazione, in particolare i trasporti aerei e il
turismo. Provoca disagi acutissimi ma limitati alle attività interessate e può determinare effetti mondiali veramente
sensibili. I danni economici possono poi essere alleviati da sussidi, come quelli decisi dal governo di Hong Kong per chi è maggiormente colpito.
C’è poi un secondo canale, più pericoloso e meno esattamente definibile: l’epidemia di Sars ha già determinato
il fallimento di una grande fiera commerciale mondiale in
Cina, il rinvio di riunioni d’affari, la chiusura di scuole e università. Se questa tendenza continuerà al di là di qualche settimana, la crescita della Cina e, almeno in parte, delle «tigri» del Sud Est asiatico ne verrà, più o meno fortemente, rallentata. L’attuale bassa crescita dell’economia globale sarà ancora rallentata pur senza necessariamente trasformarsi in recessione.
Il terzo canale di «infezione economica» è, per ora, fortunatamente solo teorico. Deriverebbe dal generalizzarsi e dall’estendersi della Sars a un gran numero di persone in un gran numero di paesi. Dovremmo allora prepararci al rallentamento o alla sospensione di attività particolarmente favorevoli al contagio, l’economia ne sarebbe fortemente colpita per un periodo misurabile almeno in mesi. La tanto sospirata ripresa italiana ed europea sarebbe, ancora una volta, rinviata.
Come per l’11 settembre, la globalizzazione si scoprirebbe indifesa di fronte a un nemico
imprevisto; l’incapacità di una valutazione ragionevole dei rischi frenerebbe progetti di ogni genere. La principale vittima economica della Sars sarebbe non già la crescita ma un suo ingrediente indispensabile:
la certezza. Standocene tutti rintanati per evitare il pericolo invisibile renderemmo più probabile il sopraggiungere di un altro pericolo: il lacerarsi del prezioso tessuto della crescita mondiale. E non dimentichiamo che se il virus viaggia con gli starnuti e i colpi di tosse, l’infezione economica è diffusa attraverso i media: mai come ora la responsabilità di un’informazione serena e non allarmistica è stata così grande.
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