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Lui, lei e il
gay. Lui è Dan Aykroyd, marito da lunga data di Kathy Bates, che alla
moglie ha dato il benessere, ma non la felicità e che ora ne pare disamorato.
Lei è Kathy Bates, casalinga matronale con figli sposati (il maschio con una nana),
un senso di insoddisfazione dentro (da giovane è stata tarpata anche nel
desiderio di fare la cantante) e l’adorazione per una pop star inglese dalla voce
vellutata.
Il gay è Rupert Everett, cameriere e devoto compagno della pop star
in questione, che per altro lo ha tradito a ripetizione («Ho fatto sesso con tanti,
ma l’unico che ho amato sei tu» la giustificazione).
La molla che dà il la a «Insieme per caso» di P.J. Hogan è l’omicidio a Chicago della pop star ad
opera di un serial killer. Lei trova il coraggio di piantare il marito per recarsi in
Inghilterra per le esequie e là scopre che l’idolo era tutt’altro che il macho che
credeva e per di più si trova sgarbata da Everett. Che saprà conquistare però
con il suo piglio materno e con il quale tornerà negli Usa per scoprire il
colpevole...
«Unconditional love», amore incondizionato, come recita il titolo originale, è il classico
prodotto garbato apparentemente provocatorio e in realtà
grondante zucchero e buoni sentimenti. Peccato però che arrivare allo
scontato happy end impieghi oltre due ore e metta troppa carne al fuoco: crisi coniugale,
senso materno, giallo (risolto in modo quasi grottesco), acidità (le sorelle del
defunto), tenerezza, farsa, persino un po’ di fantastico. Al punto che
il regista Hogan («Il matrimonio del mio migliore amico») finisce per perdere ritmo e
concentrazione. A salvare il film dal naufragio sono però gli attori.
Da nomination Oscar comunque la prova di Kathy Bates, altrove grintosa e odiosa, qui dolce,
simpatica e dal viso persino luminoso, una madre che molti vorrebbero avere.
Nell’ennesimo ruolo gay Rupert Everett che parte sgradevole e odioso per poi
sciogliersi un po’ alla volta; volutamente sotto le righe ed efficace il marito poco
sensibile di Dan Aykroyd.
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