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MILANO - Sono gay, sono candidati alle
elezioni e sono tutti di sinistra. Un
piccolo, ma agguerrito drappello di persone
apertamente omosessuali si prepara ad
affrontare le elezioni amministrative del
25 maggio (con eventuali ballottaggi l’8
giugno) e non ha paura di perdere voti per la
decisione di rendere pubblico il proprio
orientamento sessuale. Anzi, tutti sono
convinti del carattere profondamente
“politico” della propria scelta.
Alcuni si presentano a Roma, protetti
dall’atmosfera liberale e aperta di tutte le
metropoli, ma tanti sfidano le convinzioni e
le convenzioni della provincia; si va dal
profondo Nord, con Enrico Pizza, candidato
a Udine in Friuli, e Andrea Benedino,
che cerca la riconferma al consiglio comunale
a Ivrea, fino alla Sicilia di
Roberta Palermo, Massimo Milani e Agata
Ruscica, in corsa rispettivamente a
Messina, Palermo e a Siracusa.
Completano la lista Stefano Bolognini e
Nicola Broli, candidati al consiglio
comunale di Brescia, Riccardo
Gottardi a Pisa, per finire con Edoardo
Del Vecchio e Mauro Cioffari, a Roma.
Tutti di sinistra, con la maggior parte delle
candidature targata Ds, tre di
Rifondazione comunista, uno per i
socialisti dello Sdi e una è appoggiata da
una lista civica. Nessuno, invece, per il
centro destra, almeno nessuno
“dichiarato”, ma neppure fra i partiti
moderati che compongono l’Ulivo.
Enrico Oliari, di Alleanza nazionale,
oltre che fondatore e “anima” di GayLib,
l’associazione omosessuale di centro destra da
una parte ammette: "E' molto difficile
essere gay a destra”, ma di fronte alle
candidature gay fiorite in seno alla sinistra,
mostra un certo scetticismo: “Non credo che
sia un miglioramento della società, anche se
ha un significato dal punto di vista politico
e della visibilità”, che in quello dei diritti
civili. E ai fini pratici? “Non vuol dire più
di tanto”, perché al sindaco o al consigliere
comunale “non chiedo di essere gay”, ma di
“saper amministrare le città far funzionare i
servizi”.
”La sinistra al governo non ha fatto molto per
i gay - confessa Riccardo Gottardi , 26 anni,
una lunga militanza nelle associazioni, anche
internazionali, per i diritti di gay e
lesbiche - ma quelli di adesso stanno facendo
ben di peggio”. A sinistra, almeno, c’è “lo
spazio per essere dichiarati”: non così
“dall’altra parte”. In questa esperienza
elettorale, l’omosessualità non dovrebbe
danneggiarlo, anche perché “a Pisa essere gay
non è un gran problema” e poi la sua è stata
“una scelta di coerenza”, quella di far
politica anche a favore degli omosessuali,
mettendo “la propria faccia”. Ma, se sarà
eletto, starà attento ai diritti di tutte le
minoranze, di chi sta ai margini. Quanto si
deve aspettare, comunque, perché anche in
Italia un politico gay diventi sindaco in una
grande città? “Bisogna aspettare il coming
out di qualcuno”.
È già stato consigliere, e giovanissimo
presidente del consiglio comunale, Andrea
Benedino, che nel 1997, appena ventenne,
entrò nell’assemblea di Ivrea. Allora, però,
non era ancora “uscito dall’armadio” e fu
rieletto un anno dopo, con il maggior numero
di preferenze all’interno della lista dei Ds,
partito in cui milita sin da ragazzo e per cui
è diventato portavoce nazionale del
Comitato omosessuale.
Nuova candidatura e nuova elezione nel 2000,
poco prima che, in occasione del World Gay
Pride di Roma, rivelasse di essere gay;
questa tornata elettorale “sarà un test –
confessa – per vedere che cosa accade in una
realtà di provincia, una città importante, ma
di 24 mila abitanti, come Ivrea”. Ma la
visibilità “aiuta tutte le realtà piccole ad
aprirsi a una dimensione europea”. Da
consigliere “non dichiarato”, Benedino fece
approvare il registro per le coppie di
fatto, il primo in una città piemontese,
ma poi decise che “non poteva più
nascondersi”, per avere “più credibilità” e
permettere alla città di confrontarsi con una
realtà che fino ad allora passava inosservata.
Quanto al dibattito destra-sinistra, anche
nella Casa delle liberta “ci sono gay
dichiarati, ma non sono mai candidati, sintomo
che non vengono considerati una risorsa”.
Nel centro-sinistra, invece, ci sono “le
condizioni” per affrontare il tema delle
unioni civili e sta per nascere un
coordinamento dei gay dell’Ulivo, per
mettere insieme i militanti dei vari partiti e
pesare di più nella coalizione.
Doppia candidatura, al consiglio comunale e a
quello regionale, per Enrico Pizza, che
già nel 1998, da esponente dell’Arcigay,
partecipò alle elezioni “con un buon
risultato”, ma non fu eletto per le regole del
maggioritario: il centro sinistra perse e la
sua lista ottenne solo tre seggi in consiglio.
Non vuole essere considerato un “candidato
omosessuale”, ma una persona “impegnata
nel volontariato”, che a cuore temi come
la libertà e i diritti e vuole portare nella
politica “lo stile e l’energia del
volontariato”.
E “l’etichetta gay”? È semplicemente il mio
modo di essere”, anche se la sessualità
“resta un affare privato”; uscire allo
scoperto, però “dà un’immagine di
autenticità”. La scelta di dichiararsi “ha
a che fare con quello che va bene e quello che
non va bene”: per questo a destra non ci sono
candidati gay dichiarati, anche se “stupisce
non vedere gay in Forza Italia”. Con la
Lega, invece, sarebbe una contraddizione. E la
sinistra? Con il maggioritario “siamo nel
centro-sinistra e tanti punti non sono in
comune”. Forse servirebbe “un accordo
trasversale con la destra che si proclama
liberal. Ma sta ai gay di destra venir
fuori”.
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