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MILANO – “È difficile essere gay a destra,
ma la sinistra, troppo spesso, candida gli
omosessuali per dimostrare di essere più
aperta”. Enrico Oliari è uno dei
pochi militanti apertamente omosessuali
nelle file del centro destra, in Alleanza
nazionale, oltre che fondatore e “anima”
di GayLib, l’associazione omosessuale di
centro destra.
Alle scorse politiche si era parlato di lui
come un possibile candiato-bandiera della
Cdl e, alla formazione del secondo governo
Berlusconi, Enzo Palmesano di An lo aveva
proposto, senza successo, come
sottosegretario ai diritti civili.
”È molto difficile – ammette – essere gay a
destra”, ma di fronte alle candidature gay
fiorite in seno alla sinistra, però, mostra
un certo scetticismo: “non credo che
sia un miglioramento della società, anche se
ha un significato dal punto di vista politico
e della visibilità”, che in quello dei
diritti civili. E ai fini pratici? “Non vuol
dire più di tanto”, perché al sindaco o al
consigliere comunale “non chiedo di essere
gay”, ma di “saper amministrare le città far
funzionare i servizi”.
Molti partiti della sinistra “hanno bisogno di
candidare gay, per far vedere che sono più
aperti degli altri”; anche se in Italia “tradizionalmente
i diritti degli omosessuali sono portati più
avanti dalla sinistra”. Ma “un candidato
di Rifondazione che dice: mi dovete votare
perché sono gay”, è un discorso “molto
friabile”.
Ogni persona “va giudicata non per quello che
è, ma per quello che dà alla società”. Il
sindaco di Gela “non è stato eletto perché è
gay, ma perché la sua città ha creduto nella
sua proposta”.
Oliari non risparmia, comunque, un “rimprovero”
a quegli “omosessuali velati”, che non
rivelano “il proprio orientamento” e militano
“nel centro destra”; non bisogna
“sopravvalutare i gesti della sinistra”, ma si
devono “condannare le chiusure della destra”,
colpa del “pensiero cattolico”, che
“ultimamente è molto presente a destra”.
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