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CANNES - Puntuale, lo scandalo č arrivato
al Festival. Tutto merito del secondo film
di Vincent Gallo "The brown bunny"
che si chiude con una sequenza di cinque
minuti con un lunghissimo rapporto orale in
primo piano. Protagonisti della scena
l'attrice Chloe Sevigny e l'attore e regista
americano. Ma il pubblico della stampa, giā
piuttosto provato da un film in cui si vede
poco altro che un Vincent Gallo in giro
attraverso l'America e in cui i dialoghi sono
ridotti all'osso, ha reagito con fastidio.
Fischi e sberleffi ci sono stati anche durante
la proiezione al pubblico, con poca
soddisfazione per l'autore che, dopo alcune
buone prove d'attore, evidentemente non č
riuscito a convincere con questo film del
quale ha firmato anche la sceneggiatura, il
montaggio e la produzione.
Nelle intenzioni, "The brown bunny" voleva
essere un "diario intimo", un "road movie
della coscienza". Protagonista, un pilota di
moto da corsa, che attraversa gli States a
bordo di un furgone nero inseguendo il ricordo
doloroso della ragazza amata sin da bambino, e
poi irrimediabilmente perduta. Ma il film,
tradendo le intenzioni del regista, sarā
ricordato quasi esclusivamente per la scena di
sesso orale, lunga e peraltro dettagliata.
Una scelta che farā discutere, quella di
Vincent Gallo, icona artistica americana molto
vicina al cinema europeo, l'infanzia difficile
e l'adolescenza, solo a New York, dove ha
frequentato personaggi come Jean Michel
Basquiat, Abel Ferrara, i fratelli
Coen,
Martin Scorsese. Sregolato per eccellenza, la
sua biografia ben si sposa a quella dell'altra
protagonista del film, o almeno della
sequenza-scandalo, Chloe Sevigny: anche per
lei un'adolescenza inquieta a New York,
seguendo un fratello deejay, ex modella,
compagna di Harmiony Korine, regista di
film-choc sugli adolescenti californiani, e
amante della Hollywood "fuori circuito", tant'č
che a Cannes č presente non solo con Vincent
Gallo, ma anche con una parte nell'acclamato "Dogville"
di Lars von Trier con Nicole Kidman nei panni
della protagonista.
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