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L’omosessualità in Italia non fa più paura
 

Un’indagine Eurispes lo conferma: quasi la metà degli italiani non considera più scandaloso l’amore omosessuale. Oltre il 50 per cento si è anche dichiarato favorevole ai matrimoni civili. 
 


MILANO - L'amore omosessuale non fa più paura in Italia, anzi amare una persona dello stesso sesso diviene un fatto normale: le coppie gay e etero sono equiparate nella percezione della società. A metterlo nero su bianco, un sorprendente studio effettuato dall’Eurispes, alla vigilia della parata del Gay Pride che si terrà sabato 7 giugno a Bari.
  
E se fino a qualche anno fa Kevin Kline poteva dichiarare la sua omosessualità alla comunità e vivere felice con Tom Selleck solo nel film In & Out, adesso migliaia di gay italiani saranno più che legittimati a fare outing e a convivere senza più problemi con il proprio partner, anche in Italia. Il quadro, infatti, che emerge da rapporto Eurispes, sottolinea l'assoluta tolleranza e il rispetto nei confronti dell’omosessualità da parte degli italiani. I dati parlano inequivocabilmente di una nuova presa di coscienza del tema, che offre spunti interessanti per una riflessione approfondita.
   
Alcune considerazioni basilari del rapporto Eurispes indicano che quasi un italiano su due equipara l’amore omosessuale a quello eterosessuale, senza distinzioni preconcette. Quasi un terzo degli intervistati si dichiara tollerante nei confronti di relazioni omosessuali, però non praticate. Solo un decimo del campione demoscopico considera il tema immorale, mentre una percentuale di poco superiore al 7 per cento non si è pronunciata. 
   
Da questi primi dati appare chiaro che oltre l’80per cento del campione di 2.000 cittadini interpellati ha un approccio sereno e positivo nei confronti dell’omosessualità. Il dato legato al sesso degli intervistati, evidenzia quanto le donne siano maggiormente sensibili verso questo tema e accettino più tranquillamente l’esistenza di relazioni omosessuali (il 55 per cento femminile contro il 43 per cento maschile). Lo studio dell’Eurispes denota una maggiore accettazione dell’omosessualità al Nord rispetto al resto del paese. Questa tolleranza aumenta anche in base al titolo di studio in possesso e superano il 50 per cento del campione in caso di diplomi di maturità e lauree.
   
L’indagine dell’Eurispes affronta anche il rapporto presente tra omosessualità e famiglia.Il dato è molto interessante e forse inaspettato nelle proporzioni. Quasi 6 italiani su dieci, superata la sorpresa iniziale, dichiarano di non avere problemi ad avere un figlio gay. Il 9,1 per cento del campione chiederebbe però al figlio di non parlarne più. Quasi l’8 per cento si preoccuperebbe di aver un figlio affetto da malattia o disturbo mentale.
    
Il dato positivo si conferma nell’accettazione di matrimoni e unioni legali. Un italiano su 2 è d’accordo che venga riconosciuto legalmente a gay e lesbiche il diritto a sposarsi con rito civile. La quota di contrari supera comunque il 40 per cento del campione di risultati. Se gli italiani sono dunque divisi quasi equamente a proposito delle unioni civili, dal rapporto si evince un dato contrario a proposito delle adozioni da parte di coppie omosessuali. Il risultato evidenzia che la netta maggioranza degli italiani (63,4 per cento) si dichiara contraria all’ipotesi di adozione, mentre solo poco più di un intervistato su 4 si dichiara favorevole. 
  
Il coming out risulta più facile con fratelli e sorelle che con i genitori, si pensa che il rapporto alla pari e non subalterno possa semplificare la propria confessione, probabilmente perché l’opinione del fratello o sorella non è temuta come quella del padre o della madre. Gli omosessuali italiani vivono in misura maggiore (38,7 per cento) al Nord, dove si presume si viva in un clima di tolleranza superiore al resto del paese.
   
L’ultimo dato si riferisce alla difficoltà di accettazione della propria natura. Paure e odio di se stessi sono i sentimenti che spesso generano nel soggetto episodi di autolesionismo e fantasie suicide. I dati di Eurispes confermano questo problema: quasi un terzo dei gay e circa un quarto delle lesbiche hanno pensato almeno una volta al suicidio. Anche l’omofobia non è stata sradicata dalla cultura del nostro paese, tra il 1990 e il 2003 sono stati ben 119 gli omicidi di omosessuali scatenati dall’odio verso i gay.
   
L’indagine di Eurispes conferma comunque che qualcosa si muove nel nostro paese. L’Italia attraversa una fase di transizione in cui la mentalità subisce dei cambiamenti positivi, aiutata anche dai mass media che propongono, attraverso film, fiction e altri prodotti, sempre più spesso personaggi omosessuali, anche se ancora con ruoli secondari. L’influenza della Chiesa resta forte, ma il rapporto evidenzia che le nuove generazioni sono sicuramente più aperte e tolleranti. Sicuramente ci sono i segnali di un cambiamento deciso. 
   

di Valentino Maiorano - Il Nuovo - 5 Giugno 2003


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