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Storica sentenza. Due texani erano stati condannati per «atti devianti» nella propria casa

La Corte suprema Usa: non è reato il sesso tra i gay

Con questo verdetto sono praticamente decaduti i divieti stabiliti in 13 dei 50 stati americani. «Le relazioni intime di una coppia non possono essere trasformate in reato»
 


WASHINGTON - In tredici dei cinquanta stati d’America, dalla Virginia accanto a Washington al Texas del presidente Bush, la sodomia tra adulti consenzienti in privato è un crimine
Dal 1986, quando la Corte suprema la condannò in una discussa sentenza, i gay si sono battuti per farla legalizzare. Ieri hanno vinto la battaglia
Con sei voti a tre la Corte suprema ha definito incostituzionali le leggi statali che vietano la sodomia. A nome della maggioranza, il giudice Anthony Kennedy ha affermato che «la vita privata dei cittadini deve essere rispettata, lo stato non può trasformare in reato una loro specifica condotta sessuale». Da oggi, nessuno interferirà nell’intimità delle coppie, omosessuali o eterosessuali. 
 
La sentenza risponde all’orientamento del pubblico: nei sondaggi, il 60 per cento degli americani sono favorevoli alla legalizzazione dei rapporti tra gay. Ma i tre giudici dissidenti della Corte suprema la hanno criticata: «Questo è accettare la cosiddetta agenda omosessuale» ha scritto Antonin Scalia, il più conservatore, «è schierarsi in una guerra culturale. Adesso saranno a rischio anche le leggi che vietano il matrimonio tra persone dello stesso sesso». Un riferimento al vicino Canada, dove il Parlamento sta per legittimare l’unione tra gay, sebbene l’amministrazione Bush lo abbia sollecitato a rinviarla. 
 
La Corte suprema è stata chiamata a pronunciarsi sulla sodomia dopo un clamoroso incidente nel Texas nel ’98. Una coppia omosessuale fu sorpresa dalla polizia nel suo letto «in un atto sessuale deviante» (così disse il verbale), su denuncia di un vicino di casa. La coppia trascorse la notte in carcere e pagò 400 dollari di multa, ma sporse querela. Ci sono voluti ben cinque anni perché l’iter giudiziario si chiudesse. «Ma ne valeva la pena», ha dichiarato uno dei due gay, John Lawrence. «Eravamo discriminati, in futuro sarà diverso». Lawrence ha ringraziato i gruppi dei diritti civili che hanno sostenuto le spese legali. Citando l’incidente del ’98, il giudice Kennedy ha detto che «la Costituzione sancisce il principio della libertà e quindi garantisce a queste due persone il diritto di non essere disturbate dal governo nella loro intimità». E ha definito «sbagliata» la opposta sentenza della Corte suprema nel 1986. Secondo la legge del Texas ora decaduta, la sodomia andava vietata «perché non ha nulla a che vedere con il matrimonio o il concepimento o la maternità e paternità, che sono scelte sacre, e la Costituzione deve fermarsi alla soglia della camera coniugale». 
     

Ennio Caretto - CORRIERE DELLA SERA - 26 Giugno 2003


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