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Medicina e Salute //
 

Aids: speranze concrete con un nuovo farmaco

Sembra esserci un farmaco capace di tenere a bada il virus dell'Aids, come indicano i dati presentati al convegno internazionale sulla malattia in corso a Parigi.


PARIGI – Un farmaco efficace contro il virus dell'Aids e tollerabile per l’organismo umano. I dati presentati al convegno internazionale sulla malattia in corso a Parigi fanno ben sperare. Secondo due serie di test clinici - fatti per periodi di 24 e di 48 settimane - il farmaco appartenente alla famiglia degli inibitori della fusione (già noto come T-20) riesce a contenere la presenza del virus nel sangue a livelli non rilevabili. L'efficacia del medicinale - il cui uso è stato approvato nei mesi scorsi dalle autorità sanitarie europee e statunitensi - era nota finora solo sul breve termine. E la prova sulla sua capacità di tenere a bada sistematicamente il virus anche per un periodo di almeno un anno "é una notizia davvero incoraggiante", ha commentato il responsabile della sezione malattie infettive dell'ospedale San Raffaele di Milano Adriano Lazzarin, che segue i lavori del congresso cominciato ieri. 
 
Il farmaco appartiene al gruppo degli inibitori della fusione, in grado cioé di impedire al virus di fondersi con la cellula da infettare. In questo è diverso da tutti gli altri farmaci anti Aids, che agiscono sulla cellula già infettata. L'Unione Europea ha approvato l'uso del medicinale "per uso in associazione" ad altri farmaci antiretrovirali per pazienti che sono stati sottoposti in precedenza ad altre terapie rivelatesi inefficaci, con medicamenti quali inibitori della proteasi, inibitori non-nucleosidici della trascrittasi inversa e inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa. David Cooper, docente all'Università del New South Wales, in Australia, ha sottolineato che il medicinale non solo è un farmaco associativo, in grado cioé di fornire una resa ottimale se usato con altre sostanze, ma che la sua efficacia è "massima" "quando c'erano più agenti attivi da associare". Stando agli studi presentati, i pazienti cui è stato somministrato il farmaco hanno mostrato il doppio di probabilità di raggiungere livelli ematici non rilevabili del virus, e livelli doppi di cellule immunitarie rispetto a quelli trattati senza farmaco.
     

Ilnuovo - 15 Luglio 2003


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