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Arcigay:
rinunciamo al matrimonio per avere i diritti

Per il segretario Mancuso il documento di Ratzinger è "un attacco alla laicità dello stato" e ripropone il potere temporale.
Ma le democrazie europee "non cederanno di un passo"

 


 


MILANO – “Se la Chiesa non vuole chiamarlo matrimonio, ma unione civile o Pacs, noi dell’Arcigay siamo disponibili a discuterne: basta che ci siano i diritti”. Ma “da posizioni di quel tipo lì, non si va da nessuna parte”.
 
Aurelio Mancuso, segretario nazionale dell’Arcigay, non ne fa “una questione nominalistica”, perché “conta di più la sostanza”, quindi i gay possono anche rinunciare alla parola “matrimonio” in cambio dei diritti riconosciuti alle coppie sposate; ma, in nome della laicità e dell’uguaglianza fra i cittadini, respinge con decisione (“un documento sconvolgente”) le conclusioni del cardinale Ratzinger, segretario dell’ex Sant’Uffizio, sulle unioni fra persone omosessuali. Per due ordini di ragioni.
 
Innanzitutto “non è vero” che le relazioni gay “non hanno rilevanza sociale”; Ratzinger, attacca Mancuso, “dice bugie sapendo di dirle”, perché ci sono migliaia di coppie “senza diritti basilari”, come la previdenza, l’assistenza, l’alloggio.
 
Per di più, la Chiesa, con questo appello ai parlamentari cattolici, “vuole operare un’ingerenza nelle decisioni di stati sovrani”, che nell’età moderna era “inedita” per il mondo occidentale; si ripropone così il “potere temporale” della Chiesa, un vero “attacco alla laicità”.
 
Nelle società moderne, i fedeli “non seguono più la gerarchia” sulle questioni morali, dal sesso al divorzio all’aborto: “noi – insiste il segretario dell’Arcigay – siamo l’ultima frontiera, con una questione di facile presa sulle persone”. E poi il Vaticano punta su questo tema per “distogliere l’attenzione dalle magagne su preti e religiosi accusati di abusi su bambini”.
 
Ma che risultati otterrà questo appello alla fine? “Nella sostanza non sarà accolto da nessuno”: in America Latina “le destre cavalcheranno questo attacco, ispirato dall’Opus Dei, la parte più reazionaria della Chiesa”. Ma le democrazie europee “non cederanno di un passo”.
  

 di Alessandro Condina  - IlNuovo.it - 31 Luglio 2003


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