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Leader gay pestato, mistero sulla scorta

Michele Bellomo, leader del movimento gay di Bari, viene pestato poche ore dopo la revoca della scorta. Mentre per la Questura "non vi erano motivi di proroga", il Viminale dispone di nuovo la misura di protezione
 


BARI – Picchiato il giorno dopo che gli era stata revocata la scorta, nonostante continuasse a ricevere minacce. Michele Bellomo, il presidente dell’Arcigay di Bari, è stato aggredito da due sconosciuti nel pomeriggio mentre lavorava al computer nella sezione dei Ds in via Zara, vicino al lungomare Nazario Sauro del capoluogo. Gli aggressori lo hanno afferrato per la testa, sbattendola ripetutamente sulla scrivania. Poi sono fuggiti, mentre il presidente dell’Arcigay è stato trasportato in ospedale.
 
L’aggressione a Bellomo arriva pochi giorni dopo la dura presa di posizione del Vaticano sulle unioni omosessuali e l’appello agli uomini politici a boicottarle. Dal primo gennaio Bellomo era sotto scorta, da quando sotto casa sua erano comparse delle scritte contro gli omosessuali e da quando un gruppo lo aveva minacciato mentre rilasciava un’intervista a una radio locale. La misura di protezione è stata revocata appena dodici ore prima dell’aggressione. Ma la questura ha fatto sapere che “non vi erano motivi di proroga" delle misure di tutela, "anche perché il Gay pride si è concluso”.
   
Ricoverato nel reparto di neurochirurgia del Policlinico di Bari in stato di choc e ferite guaribili in dieci giorni, Bellomo ha affermato che non lascerà la città perché “non è con la violenza che si fermano le grandi lotte”. Intanto il Viminale ha deciso di prorogare di nuovo la scorta. Ma troppi rimangono i punti oscuri di un pestaggio avvenuto tanto tempestivamente.
  

 IlNuovo.it - 2 Agosto 2003


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