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RIMINI — Giri a destra. Poi ancora
destra. E scompari nel buio, tra rovi e
sterrato. Qui, all'equatore del mondo gay, il
Vaticano è ai poli. Lontanissimo. «Il Papa
è contro il matrimonio tra omosessuali? Ha
diffidato i politici dal firmare leggi in
proposito? La Chiesa si sta allontanando
sempre di più da noi cristiani».
Rimini, Classic Club, la più grande
discoteca omosex d'Europa, affiliata all'Arcigay
(si entra solo con la tessera), 100mila
iscritti.
I dichiarati e i nascosti.
Si respirano odori di creme solari in mezzo a
cascate di tatuaggi, canottiere, infradito e
jeans attillatissimi. I ragazzi (e le ragazze:
poche) entrano a gruppi o coppie. O gay
dichiarati: e li vedi col sorriso a falce
sulla faccia all'ingresso. O in incognito, con
moglie o mamma all'oscuro di tutto: alla cassa
abbassano lo sguardo.
Il fiato sporco dell'A14 lì di fianco non si
placa un attimo nel cuore del sabato notte. E
Rimini sembra lontana. Dov'è il mare? E il
Meeting dell'Amicizia dove il Papa polacco di
Roma fece il pieno di folla anni fa? Qui solo
rovi, sentieri e sterrato. Quasi un
nascondiglio. Dove il Vaticano diventa un
vaticinio, una profezia collettiva del popolo
gay: «Se il Papa si allontana da noi, noi ci
allonteneremo da lui».
«D'accordo. La Chiesa fa il suo gioco — dice
Alessandro, 27 anni, impiegato, di Ferrara
— Ma noi cattolici gay? Perché io che amo il
mio compagno devo essere uno sconosciuto per
il medico che lo cura in ospedale? Io voglio
essere un referente ufficiale per la persona
che amo. Il matrimonio è un mio diritto. E' un
fatto che va contro la morale, questo? O è un
atto d'amore? Lo chiedo alla Chiesa».
E la questione delle adozioni di bambini?
«Altro discorso — fa Alessandro — Due uomini o
due donne con un bambino è una cosa difficile
a cui pensare, anche per me. Ma forse un
giorno ci arriveremo. Spero».
Presto per le adozioni
«Sai cosa non capisco? I modi. I modi della
Chiesa. E questo mi ferisce, a me che sono
cattolico e vado in chiesa». Fabio da
Forlì, 39 anni, chiede il quasi anonimato:
«Niente cognome, sono gay dichiarato, ma un
po' di pudore va sempre bene».
Sull'acqua della piscina s'increspano con
leggerezza i sorrisi dei ragazzi abbracciati
che si appartano nelle panchine. E Fabio da
Forlì dice che «con questi modi medievali la
Chiesa costringerà parecchi cattolici come me
anche non gay, a cercare altre vie di fede».
«E' un delitto sognare l'abito bianco? La
famiglia è il mio sogno e voglio realizzarlo».
E' categorica Lucilla, 28 anni, di Faenza.
Si sente femmina e femmina appare, ma
biologicamente è maschio: «Un nucleo familiare
deve per forza essere di stampo cattolico? No.
Le adozioni? Beh qui non credo che siamo
ancora pronti». La musica è ancora tenera. La
pista vuota. Sono le due. Marco di Rimini,
sul ponte della piscina, coi 19 anni si
avventura in una sottigliezza: «Sono
cristiano, non cattolico: come si fa ad essere
cattolici con una Chiesa così chiusa? Io sono
giovane ma vorrei ufficializzare l'amore per
il mio futuro compagno».
Eleonora e Cristina, trentenni di Cesena,
dicono subito: «Siamo etero, non gay. Ma
veniamo sempre qui perché qui ci sono i nostri
amici. I gay sono veri, sinceri: sono le
persone migliori per creare una famiglia».
Verso le tre la musica salta dalle casse, la
pista vibra di corpi. Decine di occhi volano
sui ballerini magri e seminudi che
s'abbracciano sui cubi. Poi due ragazzi escono
mano nella mano. E dalle fondamenta dei cieli
s'intuisce l'alba.
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