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ZAGABRIA - La Croazia si avvia a legalizzare le unioni omosessuali.
In autunno il Sabor (Parlamento) ha in calendario le modifiche alla legge sulla famiglia che prevedono
una parificazione al matrimonio dei legami tra omosessuali. La proposta di intergrazione è stata consegnata al governo e tra i promotori c'è un certo ottimismo. Nel mese di luglio nella capitale croata si è svolto il
primo «Gay pride», manifestazione alla quale hanno preso parte numerosi esponenti politici che hanno voluto appoggiare la causa degli omosessuali. Uno dei motivi per i quali le modifiche alla legge
potrebbero trovare l’appoggio della maggioranza è
la rinuncia alla richiesta di poter adottare dei
figli.
Proprio la rimozione di questo aspetto, spiega Furio Radin, presidente della
Commissione parlamentare diritti umani e
minoranze, dovrebbe spianare la strada all’approvazione del provvedimento. Va detto, aggiunge Radin, che le
unioni di fatto, o «unioni extraconiugali» come vengono definite nella proposta di legge,
avevano già un riconoscimento nella vecchia
Jugoslavia, ovviamente solo per le coppie eterosessuali. Adesso si tratta di fare un altro
passo in avanti. «In commissione abbiamo già discusso dell’argomento – precisa Radin – ma dobbiamo ancora esaminare la bozza normativa. Credo che in questa sede vi sia una maggioranza, ma bisognerà vedere che cosa succederà in aula».
Ciò che viene chiesto è il riconoscimento alle unioni tra gay o lesbiche degli stessi diritti e doveri che derivano dal
matrimonio. A motivare la richiesta, come sostiene
Sonja Juras, presidente dell'organizzazione di lesbiche «Kontra», sono soprattutto
questioni di carattere pratico come quelle patrimoniali o
sociali. La Juras fa l’esempio delle visite in ospedale che spesso limitate ai familiari impedendo così a un omosessuale di assistere il proprio partner. Le situazioni di disagio che affrontano gli omosessuali, rileva la Juras, sono numerose anche senza i problemi burocratici o dispute patrimoniali.
«Con il riconoscimento delle unioni omosessuali si vuole raggiungere – conclude Sonja Juras – uno status più dignitoso nella società per questa categoria che in Croazia incontra ancora tante ostilità, sia in modo palese, sia attraverso angherie e vessazioni sul posto di lavoro». A opporsi energicamente sono i partiti di estrema destra che non hanno nemmeno condannato gli atti di violenza da parte di estremisti durante la sfilata gay di luglio, terminata con il lancio di lacrimogeni.
La Chiesa dal canto suo ha le sue posizioni e la sua influenza potrebbe dimostrarsi determinante, visto che condiziona fortemente la società
croata.
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