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TAGLIATI LA LINGUA…
 
di Riccardo Di Salvo


Lungo la costa che da Letojanni va a S. Alessio siculo, su un promontorio di roccia bianca che guarda la Calabria, s’innalza un castello. Proprio lì vicino, prospiciente il mare, possiedo un piccolo appartamento dove vado a rilassarmi nel mese di agosto e ogniqualvolta ne avverto la necessità. Spesso, dopo una tonificante nuotata, mi distendo sulla spiaggia di ciottoli e sollevo lo sguardo verso il castello. Mi sembra di assistere ad una sfida continua tra esso e il cielo, tra il terreno e il trascendente, tra le trasformazioni del percorso evolutivo dell’uomo e l’immutabilità.
Qualche volta paragono il castello ai gay e il cielo all’Istituzione ecclesiastica che dall’alto scatena ogni sorta di “intemperie” su di esso. Durante un temporale o quando fa un caldo micidiale, appare proprio così: pioggia, grandine, fulmini, vento, sole attaccano il castello. Esso non sembra però risentire di tali molestie e altero, da centinaia di anni, s’erge sulla roccia.
 
Pensiamo un po’ alle parole pronunciate da RatzingerLe unioni gay sono il male”. Queste parole a me sembrano una delle peggiori folgore scagliate. Più terrificante di quelle scagliate dal dio dei Greci e dell’Olimpo.
Poco m’interessano le parole di questo tizio, ma è grave che vengano pronunciate da una persona che ha la possibilità di influire sulle coscienze di una moltitudine di esseri umani, i quali, come un gregge di pecore, non hanno un idea ben precisa di cosa sia l’universo omosessuale e il vero male. Male che scellerati uomini di chiesa, nei secoli trascorsi, hanno inflitto servendosi di un potere che, certo, non gli è stato mai dato da Dio. Ancora più grave è che tali parole escano dalla ingiuriosa bocca di un cardinale che alla domanda se avesse mai incontrato degli omosessuali fatta dalla suora Jeannine Gremick - che da anni si batte affinché la Chiesa assuma un atteggiamento di accoglienza verso l’omosessuale - il camerlengo, che dimostra tutta l’ignoranza di cui si macchia da anni la nostra Chiesa, abbia dato una risposta che riporto integralmente: “Sì, quando ero a Berlino durante un viaggio con il Papa, si svolgeva una dimostrazione gay” (da “Il Venerdì” del 15 Agosto 2003).
Ho l’impressione che sia ritornato il tempo dei tribunali di inquisizione, in cui i capri espiatori sono i gay, vere streghe del ventunesimo secolo.
Tralasciando il fatto che, in questo gruppo di streghe, si annoverano tante eminenze del Vaticano che trai vapori rilassanti delle calde saune della città papalina si lasciano il crocifisso appeso per proteggersi dal “male”, mi chiedo se è possibile che Sua Santità e gran parte dei suoi seguaci non abbiano mai una parola di amore, di conforto per i gay, mai un atteggiamento di ascolto, di confronto, ma solo compassione e, a loro dire, rispetto. Ma che cosa intendono per rispetto? Riportando esattamente le parole del vocabolario della lingua italiana, esso significa: “sentimento di deferenza verso persona che riconosciamo degna d’onore e di stima”. E invece costoro non ci onorano e non ci stimano. Non si adoperano affinché valori innegabili, come ad esempio la dignità individuale, non venga calpestata, i sacrosanti diritti di tutti gli uomini siano acquisiti senza alcuna discriminazione. E’ strano, invece, che parole di amore e conforto, paradossalmente, vengano concesse a tanti altri, persino a coloro che si sono macchiati dei più efferati crimini verso l’umanità.
Sono sicuro che dietro questo atteggiamento c’è che un’ immensa paura di confrontarsi con una parte del genere umano che sconvolge il concetto tradizionale di famiglia intesa in senso cristiano. I ministri di Dio sono consapevoli che quel tipo di famiglia è fortemente in crisi, lo dimostra il rilevante numero delle coppie di fatto comprese quelle omosessuali.
Se cosi stanno le cose, agli omosessuali non resta altro che allontanarsi da un simile nemico, il gay o la lesbica possono benissimo nutrire una fede autentica e sincera nella quotidianità della propria vita e, ardisco dire, nei confronti di Dio, perché si può amare anche senza osservare i dettami e dogmi della Chiesa.
Preso dalla rabbia, mi piacerebbe tagliare la lingua a certi preti e porporati e magari… qualcos’altro. Allora, forse, rispetterebbero anche loro il voto di castità tanto auspicato per i gay. Ma non vale la pena abbassarsi alla loro stregua. Meglio continuare a tendere la mano al prossimo.
       

Riccardo Di Salvo - www.riccardodisalvo.it - 8 Settembre 2003


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