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Lungo la costa che da Letojanni va a S.
Alessio siculo, su un promontorio di roccia
bianca che guarda la Calabria,
s’innalza un castello. Proprio lì vicino,
prospiciente il mare, possiedo un piccolo
appartamento dove vado a rilassarmi nel mese
di agosto e ogniqualvolta ne avverto la
necessità. Spesso, dopo una tonificante
nuotata, mi distendo sulla spiaggia di
ciottoli e sollevo lo sguardo verso il
castello. Mi sembra di assistere ad una
sfida continua tra esso e il cielo, tra
il terreno e il trascendente, tra le
trasformazioni del percorso evolutivo
dell’uomo e l’immutabilità.
Qualche volta paragono il castello ai gay
e il cielo all’Istituzione ecclesiastica
che dall’alto scatena ogni sorta di
“intemperie” su di esso. Durante un
temporale o quando fa un caldo micidiale,
appare proprio così: pioggia, grandine,
fulmini, vento, sole attaccano il castello.
Esso non sembra però risentire di tali
molestie e altero, da centinaia di anni,
s’erge sulla roccia.
Pensiamo un po’ alle parole pronunciate da
Ratzinger “Le unioni gay sono il male”.
Queste parole a me sembrano una delle peggiori
folgore scagliate. Più terrificante di quelle
scagliate dal dio dei Greci e dell’Olimpo.
Poco m’interessano le parole di questo tizio,
ma è grave che vengano pronunciate da una
persona che ha la possibilità di influire
sulle coscienze di una moltitudine di esseri
umani, i quali, come un gregge di pecore,
non hanno un idea ben precisa di cosa
sia l’universo omosessuale e il vero male.
Male che scellerati uomini di chiesa, nei
secoli trascorsi, hanno inflitto servendosi di
un potere che, certo, non gli è stato mai dato
da Dio. Ancora più grave è che tali parole
escano dalla ingiuriosa bocca di un
cardinale che alla domanda se avesse
mai incontrato degli omosessuali fatta
dalla suora Jeannine Gremick - che da
anni si batte affinché la Chiesa assuma un
atteggiamento di accoglienza verso
l’omosessuale - il camerlengo, che dimostra
tutta l’ignoranza di cui si macchia da anni la
nostra Chiesa, abbia dato una risposta che
riporto integralmente: “Sì, quando ero a
Berlino durante un viaggio con il Papa, si
svolgeva una dimostrazione gay” (da “Il
Venerdì” del 15 Agosto 2003).
Ho l’impressione che sia ritornato il tempo
dei tribunali di inquisizione, in cui i
capri espiatori sono i gay, vere streghe del
ventunesimo secolo.
Tralasciando il fatto che, in questo gruppo di
streghe, si annoverano tante eminenze del
Vaticano che trai vapori rilassanti delle
calde saune della città papalina si lasciano
il crocifisso appeso per proteggersi dal
“male”, mi chiedo se è possibile che Sua
Santità e gran parte dei suoi seguaci non
abbiano mai una parola di amore, di conforto
per i gay, mai un atteggiamento di
ascolto, di confronto, ma solo compassione e,
a loro dire, rispetto. Ma che cosa intendono
per rispetto? Riportando esattamente le parole
del vocabolario della lingua italiana, esso
significa: “sentimento di deferenza verso
persona che riconosciamo degna d’onore e di
stima”. E invece costoro non ci onorano e non
ci stimano. Non si adoperano affinché valori
innegabili, come ad esempio la dignità
individuale, non venga calpestata, i
sacrosanti diritti di tutti gli uomini siano
acquisiti senza alcuna discriminazione. E’
strano, invece, che parole di amore e
conforto, paradossalmente, vengano concesse a
tanti altri, persino a coloro che si sono
macchiati dei più efferati crimini verso
l’umanità.
Sono sicuro che dietro questo atteggiamento
c’è che un’ immensa paura di confrontarsi
con una parte del genere umano che sconvolge
il concetto tradizionale di famiglia intesa in
senso cristiano. I ministri di Dio sono
consapevoli che quel tipo di famiglia è
fortemente in crisi, lo dimostra il
rilevante numero delle coppie di fatto
comprese quelle omosessuali.
Se cosi stanno le cose, agli omosessuali
non resta altro che allontanarsi da un simile
nemico, il gay o la lesbica possono
benissimo nutrire una fede autentica e sincera
nella quotidianità della propria vita e,
ardisco dire, nei confronti di Dio, perché si
può amare anche senza osservare i dettami e
dogmi della Chiesa.
Preso dalla rabbia, mi piacerebbe tagliare
la lingua a certi preti e porporati e
magari… qualcos’altro. Allora, forse,
rispetterebbero anche loro il voto di castità
tanto auspicato per i gay. Ma non vale la pena
abbassarsi alla loro stregua. Meglio
continuare a tendere la mano al prossimo.
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