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ROMA -
Il Vaticano dice no, Strasburgo vota a
favore, il Parlamento si divide e le proposte di legge si moltiplicano, ma gli italiani la loro scelta ormai sembrano averla fatta:
la convivenza senza matrimonio è possibile, accettabile, anzi andrebbe supportata da un’equiparazione dei diritti legali e
finanziari. E’ quanto emerge dal sondaggio che presentiamo oggi:
tre italiani su quattro ritengono che la convivenza sia oggi un comportamento socialmente “giusto”, e la percentuale si alza molto, raggiungendo addirittura il 93,5%, quando a rispondere sono imprenditori e liberi professionisti. La tendenza è più forte nel
Nord Ovest e nel Centro (81,4%) e più bassa al Sud e nelle isole (64,9%).
Ma sulle cause di questo fenomeno gli italiani si dividono: se il 37% ritiene che il matrimonio oggi spaventa essendo visto come un impegno a lungo termine (e a pensarlo sono soprattutto le persone tra i 18 e i 30 anni, tra le quali la percentuale sale al 43,4), un altro 37% crede invece che il motivo sia
la perdita del valore simbolico del
matrimonio, e questo vale più per le donne che per gli uomini, più tra gli elettori dell’Ulivo che della Casa delle libertà. Il 21% degli intervistati ritiene invece che il matrimonio sia “caduto in disgrazia” perché comporta costi che molte coppie preferiscono non affrontare.
E qui vengono le dolenti note: nonostante le coppie di fatto siano ormai socialmente accettate, sono ancora ben lontane dal vedersi riconosciuti gli stessi diritti di quelle “ufficiali”. Così almeno la pensa il 64% degli italiani, percentuale che balza al 72,5% quando a rispondere sono persone laureate. Ma allora bisognerebbe estendere alle coppie di fatto le stesse tutele? Sì, risponde il 69% degli intervistati, ma addirittura l’82,6% dei disoccupati e l’80,2% degli studenti.
Quando però si parla di coppie gay gli italiani si
“raffreddano”: solo il 30% ritiene che i diritti matrimoniali andrebbero estesi agli
omosessuali, ma tra chi ha oltre 60 anni la percentuale crolla al 14%; sono più
favorevoli gli elettori del centro-sinistra (32,3%) che quelli del centro-destra (29,2%),
più le donne (31,7%) degli uomini (27,8%).
Ma per il momento il problema non si pone: nei giorni scorsi a Bruxelles il ministro per le Pari opportunità Stefania Prestigiacomo ha ribadito che l’equiparazione delle coppie di fatto allo status giuridico di quelle sposate «non è nell’agenda del governo», anche se alcuni parlamentari di Forza Italia hanno presentato di recente alla Camera un disegno di legge che va in questa direzione, anche se riconoscerebbe solo alcuni diritti di carattere patrimoniale. Tre mesi fa, invece,
Ds e Arcigay avevano presentato un’altra proposta di
legge, firmata da un centinaio di parlamentari del centro-sinistra, che dovrebbe andare in Parlamento a metà del 2004 e che assicura una serie di riconoscimenti di natura legale, patrimoniale e fiscale a chi firma il “pacs”, il patto civile di solidarietà, che sostituisce il matrimonio.
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