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E' difficile dare giudizio sul nuovo film di
Benigni. Difficile perché
si creano, forse, troppe aspettative nei confronti di un film che ha la
malaugurata sorte di essere la prima opera dopo l'oscar, soprattutto se
sorretto da una poderosa campagna promozionale (voluta dagli americani
della potente Miramax).
E' un film, per molti versi, ricco, con scenografie maestose e piene di
colore, che a volte richiamano, come nell'episodio del circo e del paese
dei balocchi, una certo amore per le opere di Fellini. Inoltre risulta
fedele al racconto di Collodi, forse più del
Pinocchio di Comencini. Non
mancano momenti e gag divertenti, come quella in cui Pinocchio e
Kim
Rossi Stuart, che interpreta Lucignolo, si ritrovano con una sorta di
turbante sul capo, per nascondere le crescenti orecchie da ciuco, oppure
l'ottima performance dei Fichi d'India (qui nei panni del gatto e della
volpe).Tuttavia la sensazione è che , a quest'ultima fatica di Benigni,
manchi qualcosa. L'anima.
Benigni per tutto il film si limita a raccontare la storia, ad
abbandonarsi alla spettacolarità delle immagini, senza dare il giusto
peso e anzi trascurando invece l'essenza dell'opera di
Collodi, ossia il condizionamento sociale che la scuola, i genitori, le istituzioni
esercitano su un adolescente affinché si conformi ad un modello
di "normalità". Un piccolo disappunto al
Benigni attore. Nel protagonista
c'è molto Benigni e poco Pinocchio, fino al punto da generare confusione
e chiedersi : -Chi è Pinocchio ? Chi è Benigni?
A proposito, che fine ha fatto la fiaba? Dove sono le mamme che
raccontano anche 10 volte -come faceva la mia- la stessa fiaba per
invogliare a mangiare o fare addormentare i propri figli?
Per quale ragione Andersen , Verne, i fratelli Grimm e lo stesso Collodi
non si leggono più? Perché la letteratura per l'infanzia viene così
bistrattata e considerata fuori moda? L'uomo ha bisogno di sognare e,
tra fantastico e verosimile, scoprire i valori fondamentali
dell'esistenza, che non cambiano, nonostante il progredire e il
trasformarsi della società. Nella fiaba c'è tutto: dolore, angoscia
desiderio, felicità. Essa è fonte di profonde riflessioni che aiutano a
conoscere la vita.
I nostri ragazzi stanno ore e ore a davanti i cartoni animati che
istigano alla violenza e annebbiano il cervello, guardano programmi
demenziali che trasmettono solo superficialità. C' è una curva
qualitativa discendente in talune trasmissioni televisive che è paurosa
e mortificante. Tutto questo si giustifica in virtù di una apparente
serenità familiare. Fanno comodo i bambini incollati al televisore. Non
infastidiscono. Non rompono le scatole. Sono considerati bambolotti
cullati da pubblicità accattivanti, programmi soporiferi o
esaltanti."cos'altro si può chiedere alla TV?" Diamoci da fare genitori
per maturare nei giovani un'umanità che sta lasciando il posto
all'aggressività. Salviamo i nostri figli!
Se desideriamo essere buoni padri e buone madri, cerchiamo di farlo bene.
Cresciamoli con il sacrificio di stargli vicino e non con la negligenza
di abbandonarli o di scaricarli nelle palestre, piscine, davanti al
computer e più spesso alla TV.
Ogni tanto, stanchi o non stanchi, sdraiamoci accanto a loro,
raccontiamo e inventiamo una fiaba . Non ha fatto male a nessuno, non ci
sono controindicazioni . Va bene a tutte le età. RICCARDO DI SALVO
www.riccardodisalvo.it
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