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Così come, ne siamo certi, succederà negli USA dove la Marvel ha “permesso" a
Rawhide Kid, l'eroe dei fumetti western della
Marvel Comics, di “dichiararsi" rivelando una
identità gay finora tenuta saldamente nascosta sotto la patina dell’inveterato donnaiolo (ogni storia il nostro flirtava con una donna diversa).
Naturalmente non è la prima volta che in un fumetto compare un personaggio
omosessuale. Ma se il leader del settore rompe gli schemi vuol proprio dire
che il mondo è cambiato e che il messaggio può arrivare anche ai giovani lettori di fumetti con tutto il suo significato di “normalità".
Per la verità la storia dei cow boys, quella vera naturalmente e non quella super mitizzata dal cinema e dai fumetti stessi, è costellata di vita omosessuale visto che per lo più si trattava di vita solitaria e senza donne. L’Arcigay fece una campagna di tesseramento dove il macho
Tex Willer dichiarava il suo amore a
Kit Carson. La stampa si scandalizzò,
Bonelli la prese in ridere. Ma la cosa finì li. Oggi la Marvel ci propone un eroe gay ribaltando l’idea radicata nel pregiudizio, nutrito dallo stereotipo, che un omosessuale non possa essere al centro di una storia come
protagonista.
Da anni Rawhide Kid non appariva più in una sua serie personale, ma ora la Marvel ha deciso di tirarlo fuori dalla naftalina, nel quadro di un ripensamento in chiave multiculturale e multi etnica di molte delle sue icone a fumetti. La nuova serie di Rawhide Kid, scritta dalla scrittore hollywoodiano
Ron Zimmerman e disegnata da John Severin, mitico autore dell'epoca d'oro dei western Marvel, vedrà il cow boy in una insolita interpretazione gay, impegnato in una love story non meglio specificata con uno dei coprotagonisti della collana. L'iniziativa fa il paio con la collana
Captain America: Truth in cui si è rivelato che il primo a indossare il costume bianco rosso e blu dell'eroe Marvel per antonomasia non fu il biondo e bianchissimo Steve Robers, bensì un volontario di colore.
I vecchi fans storici pare siano un po’ arrabbiati, ma la comunità gay è felice che ci sia un eroe omosessuale, positivo, non
pornografico.
Per due ragioni: la prima è che ormai si dovrebbe dare per scontato che i gay sono dappertutto, la seconda è che parlare di omosessualità attraverso i fumetti educa alla tolleranza e all’accettazione della diversità. E ciò è un gran bene soprattutto fra le giovani generazioni. Ma per finire mi verrebbe da dire: forza Bonelli, facciamolo anche in Italia, dacci un Tex Willer o un Kit Carson gay.
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