|
GIUSEPPE
ZIGAINA (artista)
Pasolini diceva di essere comunista per
senso di conservazione, e i comunisti si
arrabbiavano perché gli dava dei
conservatori, ma lui pensava questa parola
nel senso freudiano.
Dice nelle Ceneri di Gramsci: «Sono con te
nella ragione, sono contro di te nelle
viscere».
Il rapporto con il Pci non è stato mai
risolto da quando è stato espulso per
indegnità.
Credo comunque che questa sia una polemica
fasulla, o fatta da gente che non conosce
Pasolini. Nell’ultimo periodo della sua
vita, quando certe sue dichiarazioni fanno
pensare a posizioni reazionarie, Pasolini
cercava di essere sempre presente, di farsi
notare, secondo il procedimento alchemico
dell’amplificatio, perché doveva morire,
perché aveva progettato la sua morte.
Basterebbe considerare il suo ultimo film,
Salò, che non ha nessuna ragione e
relazione di forma estetica con le sue altre
opere.
Ma il cinema era una lingua trans-nazionale
e quindi gli serviva per amplificare
l’attenzione su di lui. Durante un viaggio
in Carnia mi disse: «Sto facendo un film che
nessuno vedrà». Cinque giorni dopo la sua
morte mi è arrivato un pacco in cui c’era la
pellicola di Salò, non capivo chi me lo
avesse mandato. Organizzai una proiezione
alla Cappella underground di Trieste. Era
una proiezione privata, ma molte persone,
tra le quali io, uscirono.
Il fine dell’ultimo Pasolini era far gridare
la gente, farsi bruciare. Pasolini si è
fatto uccidere a Ostia con un rituale durato
diciotto anni. Non si può valutare Pasolini
col metro di una persona normale. Viveva in
questa alternativa: «O morire e esprimersi,
o rimanere inespressi e immortali».
E Pasolini aveva il dovere come poeta di
esprimersi in un gesto totale.
GIAN MARIO VILLALTA (poeta e critico)
Io penso che Pasolini fosse reazionario in
parte come lo era Dante. Se per reazionario
si intende uno che si guarda indietro perché
non gli piacciono le cose dell’Italia
attuale, e vuole che si conservino alcuni
aspetti del passato (come, per esempio, il
senso di solidarietà, l’attaccamento alla
lingua e alla tradizione), allora Pasolini
era reazionario.
Se, invece, per reazionario intendiamo un
aristocratico, che rifiuta la realtà e la
storia, che vuole solo tornare indietro,
anche per quel che riguarda le conquiste dei
lavoratori, allora certamente Pasolini non
lo era.
Tutta la sua polemica contro la piccola
borghesia italiana degli anni Sessanta-Settanta era per avere una libertà
più ampia e progredita rispetto alle piccole
libertà della borghesia di allora, che
assomigliavano tanto a una semplice
auto-affermazione egoistica e
socio-economica.
MAURO COVACICH (scrittore)
Secondo me Pasolini non è di destra. Quando
dice che sta dalla parte dei celerini e non
degli studenti perché i celerini erano
espressione del proletariato e gli studenti
della borghesia, non dice qualcosa di destra
ma piuttosto prende una posizione
antidemagogica, in un momento in cui per il
mondo culturale essere di sinistra era quasi
doveroso, e voleva dire essere allineati.
Pasolini non è mai stato allineato. Se poi
leggiamo gli Scritti corsari, che per me
sono uno dei capolavori del Novecento
italiano, ci accorgiamo che sono
rivoluzionari, delle vere e proprie bombe
contro la media borghesia italiana d’allora.
Non penso quindi che si possa considerare di
destra, ma indubbiamente certe sue prese di
posizione potevano sembrare reazionarie in
quel contesto.
CARLO SGORLON (scrittore)
Non mi piacciono molto le catalogazioni di
destra o di sinistra.
Ognuno di noi ha un sistema di idee a volte
rivolto verso il passato, a volte rivolto
verso il presente, a volte verso l’avvenire.
Certamente in Pasolini ci sono molti
richiami alla società contadina. Era legato
con nostalgia a quella che lui definiva «la
civiltà del pane». Che si riassumeva nella
sacralità della terra e dei suoi valori,
quindi anche la difesa della vita, contro le
manipolazioni e il senso di potere
dell’uomo.
Da lì credo che nascesse la sua posizione
contro l’aborto. Anche la parola reazionario
non mi piace e credo che dipenda molto
dall’idea che si ha di progresso: oggi penso
che progresso voglia dire tornare indietro,
tornare ai valori della natura, a certi
sentimenti; come predicava Pasolini in
alcune parti della sua opera e del suo
pensiero, e come predico io, molto più di
lui.
Certo, Pasolini aveva anche atteggiamenti
più aperti e liberi dei miei, che io non
condivido. Mi piace di lui solo questo
ritornare ai valori della terra, e
soprattutto della terra friulana, che gli
hanno permesso di scrivere i suoi più bei
versi di poesia: quelli in friulano.
PIERO COLUSSI (presidente di
Cinemazero)
Istintivamento do questa risposta: Pasolini
è sempre stato schierato nel mondo della
sinistra. E devo dire che non ho nessun
dubbio, soprattutto se penso a lui quando
era vivo, e non a tutto quello che si è
scritto dopo. Però, di certo non era una
persona facilmente collocabile, aveva
aspetti contraddittori che potevano lasciare
pensare che fosse di destra. Certo, quando
si è schierato contro l’aborto aveva una
opinione assolutamente divergente da quella
di sinistra. Ma quella posizione era legata
a certi problemi suoi: se facciamo una
valutazione a tutto tondo, non possiamo non
dire che fosse di sinistra.
Anche per ciò che riguarda la morte di
Guido, Pasolini non accusò mai il Partito
comunista. Era di certo un compagno di
strada scomodo, ma di sinistra. (a.g.)
|