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Pasolini compagno di strada scomodo ma di sinistra

Il pensiero di Pier Paolo
secondo Zigaina, Villalta, Covacich, Sgorlon e Colussi

Su questo nuovo caso Pasolini abbiamo sentito alcune delle più autorevoli e conosciute personalità culturali del Friuli-Venezia Giulia, per conoscere in particolare la loro opinione sul pensiero pensiero politico dello scrittore, poeta e regista.

GIUSEPPE ZIGAINA (artista)
Pasolini diceva di essere comunista per senso di conservazione, e i comunisti si arrabbiavano perché gli dava dei conservatori, ma lui pensava questa parola nel senso freudiano.
Dice nelle Ceneri di Gramsci: «Sono con te nella ragione, sono contro di te nelle viscere».
Il rapporto con il Pci non è stato mai risolto da quando è stato espulso per indegnità.
 
Credo comunque che questa sia una polemica fasulla, o fatta da gente che non conosce Pasolini. Nell’ultimo periodo della sua vita, quando certe sue dichiarazioni fanno pensare a posizioni reazionarie, Pasolini cercava di essere sempre presente, di farsi notare, secondo il procedimento alchemico dell’amplificatio, perché doveva morire, perché aveva progettato la sua morte.
   
Basterebbe considerare il suo ultimo film, Salò, che non ha nessuna ragione e relazione di forma estetica con le sue altre opere.
Ma il cinema era una lingua trans-nazionale e quindi gli serviva per amplificare l’attenzione su di lui. Durante un viaggio in Carnia mi disse: «Sto facendo un film che nessuno vedrà». Cinque giorni dopo la sua morte mi è arrivato un pacco in cui c’era la pellicola di Salò, non capivo chi me lo avesse mandato. Organizzai una proiezione alla Cappella underground di Trieste. Era una proiezione privata, ma molte persone, tra le quali io, uscirono.
Il fine dell’ultimo Pasolini era far gridare la gente, farsi bruciare. Pasolini si è fatto uccidere a Ostia con un rituale durato diciotto anni. Non si può valutare Pasolini col metro di una persona normale. Viveva in questa alternativa: «O morire e esprimersi, o rimanere inespressi e immortali».
 
E Pasolini aveva il dovere come poeta di esprimersi in un gesto totale.

 
GIAN MARIO VILLALTA (poeta e critico)
Io penso che Pasolini fosse reazionario in parte come lo era Dante. Se per reazionario si intende uno che si guarda indietro perché non gli piacciono le cose dell’Italia attuale, e vuole che si conservino alcuni aspetti del passato (come, per esempio, il senso di solidarietà, l’attaccamento alla lingua e alla tradizione), allora Pasolini era reazionario.
 
Se, invece, per reazionario intendiamo un aristocratico, che rifiuta la realtà e la storia, che vuole solo tornare indietro, anche per quel che riguarda le conquiste dei lavoratori, allora certamente Pasolini non lo era.
 
Tutta la sua polemica contro la piccola borghesia italiana degli anni Sessanta-Settanta era per avere una libertà più ampia e progredita rispetto alle piccole libertà della borghesia di allora, che assomigliavano tanto a una semplice auto-affermazione egoistica e socio-economica.

 
MAURO COVACICH (scrittore)
Secondo me Pasolini non è di destra. Quando dice che sta dalla parte dei celerini e non degli studenti perché i celerini erano espressione del proletariato e gli studenti della borghesia, non dice qualcosa di destra ma piuttosto prende una posizione antidemagogica, in un momento in cui per il mondo culturale essere di sinistra era quasi doveroso, e voleva dire essere allineati.
 
Pasolini non è mai stato allineato. Se poi leggiamo gli Scritti corsari, che per me sono uno dei capolavori del Novecento italiano, ci accorgiamo che sono rivoluzionari, delle vere e proprie bombe contro la media borghesia italiana d’allora. Non penso quindi che si possa considerare di destra, ma indubbiamente certe sue prese di posizione potevano sembrare reazionarie in quel contesto.


CARLO SGORLON (scrittore)
Non mi piacciono molto le catalogazioni di destra o di sinistra.
Ognuno di noi ha un sistema di idee a volte rivolto verso il passato, a volte rivolto verso il presente, a volte verso l’avvenire.
Certamente in Pasolini ci sono molti richiami alla società contadina. Era legato con nostalgia a quella che lui definiva «la civiltà del pane». Che si riassumeva nella sacralità della terra e dei suoi valori, quindi anche la difesa della vita, contro le manipolazioni e il senso di potere dell’uomo.
 
Da lì credo che nascesse la sua posizione contro l’aborto. Anche la parola reazionario non mi piace e credo che dipenda molto dall’idea che si ha di progresso: oggi penso che progresso voglia dire tornare indietro, tornare ai valori della natura, a certi sentimenti; come predicava Pasolini in alcune parti della sua opera e del suo pensiero, e come predico io, molto più di lui.
 
Certo, Pasolini aveva anche atteggiamenti più aperti e liberi dei miei, che io non condivido. Mi piace di lui solo questo ritornare ai valori della terra, e soprattutto della terra friulana, che gli hanno permesso di scrivere i suoi più bei versi di poesia: quelli in friulano.
 
PIERO COLUSSI (presidente di Cinemazero)
Istintivamento do questa risposta: Pasolini è sempre stato schierato nel mondo della sinistra. E devo dire che non ho nessun dubbio, soprattutto se penso a lui quando era vivo, e non a tutto quello che si è scritto dopo. Però, di certo non era una persona facilmente collocabile, aveva aspetti contraddittori che potevano lasciare pensare che fosse di destra. Certo, quando si è schierato contro l’aborto aveva una opinione assolutamente divergente da quella di sinistra. Ma quella posizione era legata a certi problemi suoi: se facciamo una valutazione a tutto tondo, non possiamo non dire che fosse di sinistra.
 
Anche per ciò che riguarda la morte di Guido, Pasolini non accusò mai il Partito comunista. Era di certo un compagno di strada scomodo, ma di sinistra. (a.g.)
 

Il Messaggero Veneto -18 dicemre 2002


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