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«Sfido Hollywood con una passione gay»

Dennis Quaid: il mio rilancio nel ruolo di un omosessuale in «Lontano dal Paradiso»
    
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LOS ANGELES - «Non mi stupisce che Far from Heaven faccia discutere con la sua problematica omosessuale e razziale. E rivendico l'importanza del bacio passionale tra me e Jonathan Walker nel film» dice Dennis Quaid. Far From Heaven ( Lontano dal Paradiso ), dal 20 dicembre 2002 sugli schermi italiani, sta mietendo premi a catena, ultimo quello dei critici di New York. La storia di Frank un uomo sposato e padre di due figli (Dennis Quaid) che nasconde la propria omosessualità e poi, scoperto, si accetta e lascia la moglie (Julianne Moore) per l’amore di un giovane, è diventata un caso cinematografico. Specie a Hollywood, dove l'omosessualità di molti divi e produttori non è mai dichiarata e dove, paradossalmente, la comunità gay è la più libera. Quaid, attualmente impegnato negli studios della Disney per un film con Sharon Stone, appare davvero orgoglioso dell’interpretazione che la stampa Usa ha definito «sublime». Nessuna incertezza nell'accettare il ruolo dell’ambiguo Frank Whitaker? «Nessuna. Sono davvero soddisfatto del mio personaggio di gay capace di capirsi anche dopo una dura terapia psicoanalitica con la moglie. Per altri motivi, anch’io avevo molte paure, dalle quali mi sono liberato con coraggio e per sempre: sono stato dipendente dalla droga per molti anni. Per questo non dimentico le fragili complessità della natura umana». Con questo film che riscontri ha avuto dal pubblico? «Ho ricevuto migliaia di lettere da uomini e donne, che mi hanno raccontato storie analoghe: persone di successo, nel pubblico e nel privato, che fanno fatica ad accettarsi. Non molte cose sono cambiate per tanti, non solo dagli anni Cinquanta in cui è ambientato il film di Haynes...» Per esempio? «Io, che ho 48 anni, a scuola in Texas, avevo un compagno di classe gay. Un giorno arrivò coperto di lividi per le botte del padre, che non accettava il suo essere diverso e gli aveva gridato: "Io ti ho dato la vita e io ti tolgo questa tua spregevole vita"».
La sua carriera sembra aver ripreso la rincorsa... «Sì, anche se ero reduce in Usa dal successo del mio sportivo Rookie in cui ero un virilissimo giocatore di baseball. E' vero, piuttosto, che Hollywood con Far From Heaven si sta lavando la coscienza». Allude al fatto che i produttori di Philadelphia avevano cancellato il bacio gay tra Tom Hanks e Banderas? «Sì. Ma Tom, poi, ritirando l'Oscar, ringraziò un suo insegnante di recitazione omosessuale e ispirò così il film In & Out con Tom Sellek e Kevin Kline. Far from Heaven toglie e rivela le ipocrisie di Hollywood, che accetta i baci tra donne ma nasconde le paure maschili. Perché un bacio lede il potere degli uomini e anche per questo si continua a nascondere l'omosessualità. Il nostro regista è stato bravissimo nell'immettere temi moderni in una storia melò anni Cinquanta, senza dimenticare la lezione di Fassbinder». Si sono però visti baci e storie omosessuali importanti al cinema... «Ma la Hollywood ufficiale vive nel terrore della diversità e fa fatica a mostrare un certo tipo di scene: mi sono documentato. Il film di Haynes affronta anche il problema del razzismo nella provincia americana raccontando l’amicizia tra Julianne Moore e il giardiniere nero. Spunto parallelo a quello dell’omosessualità che fa molto riflettere».

       

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Far from Heaven - Recensione, scheda, immagini e trailer

Corriere della Sera - 19 dicembre 2002

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