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La storia di
un amore contrastato è piuttosto comune.
Ma cosa succede quando il partner di lei è
un'altra lei? Spesso i problemi
raddoppiano. Una società libera, aperta e
moderna. Vedute ampie che quando si scontrano
con certe realtà si chiudono fino a sfiorare
la medioevalità. Incontriamo Lara e Claudia.
Una domenica pomeriggio come tante, tre
ragazze che chiacchierano in un salotto del
più e del meno.
Fin qui niente di nuovo, se non fosse che
due di loro formano una coppia. Vicende a
confronto. Lara ci presenta la sua compagna.
Le vedi per strada e sono due ragazze
normalissime, che vivono in una grande città,
lavorano e fanno le stesse identiche cose di
qualsiasi altra giovane. Ma stanno insieme.
Sguardi complici, si tengono la mano, si
baciano. Forse si amano, non ha importanza,
adesso stanno bene così, senza impegni troppo
seri o costrittivi ma insieme. Dopo un momento
iniziale di imbarazzo iniziano a chiacchierare
e si raccontano. Il problema per loro non
c'è mai stato. Nel momento in cui si
prende coscienza di essere lesbica si è
normali. Le difficoltà arrivano dalla
famiglia. Entrambe sono finite dallo psicologo
per volere dei genitori. «Sei troppo giovane,
non puoi essere sicura», si sono sentite dire.
Ma il problema non è psicologico, è
l'incapacità di accettazione, piuttosto
normale da parte di una madre e un padre.
Raccontano di una loro amica, perseguitata
dalla vicina di casa che ogni volta che vedeva
i genitori li ossessionava con frasi del tipo
«Ma lo sapete cosa fa vostra figlia? Sapete
chi frequenta? Sapete che vostra figlia è
lesbica?». Certo signora, lo sapevano. E
per fortuna erano, al contrario di lei,
abbastanza intelligenti da accettare, magari
dopo un primo smarrimento, la cosa. Abbastanza
intelligenti da sapere che una figlia rimane
una figlia, che viva e stia con un uomo o con
una donna.
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Lara
non ha avuto la stessa fortuna, i suoi
genitori sono stati un ostacolo grandissimo da
affrontare. Le avevano da sempre inculcato
l'idea che gli omosessuali sono dei mostri.
Per fortuna lei si è guardata allo specchio.
«Io non sono un mostro - dice - io sono
normale. I miei però non si metteranno mai
in testa che non mi vedranno amare un uomo».
Continua Lara: «Alla mia ex è successo
l'esatto contrario. I suoi mi hanno accolto in
casa come la sua compagna senza problemi. Mi
hanno voluto bene. Peccato che lei in qualche
modo rifiutasse la sua natura».
E sul lavoro? Concordano che è meglio non
dirlo. Non tutti sono in grado di accettarti e
apprezzarti per quello che fai. Parecchie
persone faticano a dividere quanto vali
professionalmente dalla vita privata, dal
fatto che "il tuo ragazzo" è una ragazza.
«Lo dico quando entro in confidenza con una
persona e so che mi posso fidare di lei».
Fidarsi in che senso? «Nel senso che non ti
senti giudicata perché dividi il letto e
l'amore con un'altra donna». |