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ROMA - Don Franco non si arrabbia e non
si scompone. "Domenica - annuncia - celebrerò
messa come sempre e la prossima settimana a
Roma mi attendono due coppie di lesbiche".
Don Barbero, il Vaticano dice che ora è
spretato.
"Ma per carità di Dio! Io sono prete nel Dna,
devono strapparmi il cuore per togliermi dal
mio ministero. Senza leggere la Bibbia,
pregare, celebrare, ascoltare la gente io
muoio in mezza giornata".
E' rimasto sorpreso dalla sospensione a
divinis?
"E' una vergogna, un atteggiamento da caserma.
Il decreto mi è stato comunicato senza aver
mai potuto vedere in faccia qualcuno del
Vaticano e soprattutto senza aver mai potuto
illustrare le mie motivazioni".
Non aveva parlato varie volte con il suo
vescovo?
"Il mio vescovo mi ha mentito. Il 21 gennaio,
il 3 febbraio, il 16 febbraio, il 3 marzo mi
ha detto che il cardinale Ratzinger stava
ancora esaminando i miei scritti. Invece era
già tutto deciso. Il 29 gennaio ho incaricato
espressamente il vescovo di comunicare al
cardinale Ratzinger che ero pronto ad andare
in qualsiasi luogo e a qualsiasi data per
potermi spiegare. Non ho mai ricevuto
risposta. L'istituzione ecclesiastica non ha
mostrato nessun rispetto per i diritti umani.
Mi correggo, in una caserma moderna trovi
almeno un capitano che ti ascolta".
Evidentemente, in Vaticano sono diventati
furibondi quando lei ha continuato a benedire
matrimoni gay.
"Sono convinto che la comunità cristiana deve
accogliere tutte le forme di amore. Come si
può maledire dinanzi ad un amore vero? Ai gay
che sono venuti da me dopo un lungo cammino di
riflessione io dico: Dio si invita al vostro
amore, Dio è dentro la vostra relazione, non
siete meno di un'altra coppia. Per questo ho
dato la benedizione al loro patto d'amore".
Si riconosce nell'elenco di accuse
formulate dal vescovo di Pinerolo?
"Ma quando mai ho negato la Cristologia o la
Trinità? Non sono mica matto. Io chiedo come
tanti teologi che si riconosca legittimità a
diverse tradizioni, al plurale. Anche gli
evangeli sono al plurale, sono quattro. Io
sono un uomo di tradizione, ma la tradizione
deve essere un fiume aperto, non un imbuto in
cui l'autorità ecclesiastica seleziona e poi
accade come in discoteca".
Che c'entra la Chiesa con le discoteche?
"Perché fa da buttafuori, invece di aprire
spazi".
Ma pochi giorni fa, con altri "preti
contro", non aveva scritto una lettera per
congratularsi con papa Wojtyla?
"Volevamo dirgli che eravamo con lui per i
suoi gesti coraggiosi e generosi a favore
della pace. Ma questo non deve fare
dimenticare le miserie e l'oppressione
dell'istituzione. I discorsi bloccati sulle
donne, il divorzio, il celibato, il fermo alla
riflessione sui dogmi. Con alti e bassi si
pratica da anni l'espulsione di chi la pensa
diversamente".
Non le sembra che il suo vescovo, a
differenza di quanto accadeva decenni
addietro, le abbia scritto una lettera
piuttosto mite?
"Le cattive azioni si coprono con buone forme.
Le gerarchie, se posso usare una metafora,
sanno come assassinare un uomo e poi
organizzargli elogi funebri".
Vede un disegno nella sua condanna, la
rimozione di don Vitaliano, gli ammonimenti a
don Gallo a Genova?
"Significa che il potere è nudo e ferito.
Impotente al dialogo, è costretto a usare
violenza. Con me sono state scardinate tutte
le regole di onestà e di diritto". E adesso,
don Franco? "Non perderò l'amore per la
Chiesa. Più in basso di così non posso cadere,
ma la felicità di essere prete non me la può
togliere nessun gerarca romano". (m.pol.)
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