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SU QUESTO BOEING 727, che collega
Miami a Cancun, i 170 passeggeri
a bordo non possono sorseggiare bevande calde
durante il viaggio. Non è una stramberia
dell'agenzia che organizza la vacanza a El
Dorado, vale a dire, nomen omen, in un
resort di lusso ai limiti dell'utopico (una
stanza costa 910 dollari a settimana), ma
semplice buon senso: come la mettiamo se per
un vuoto d'aria il bicchiere s'inclina
versando il caffè bollente addosso? In una
situazione, diciamo "comune", una bella
bruciatura non te la toglie nessuno. Ma qui,
dove 170 persone stanno viaggiando nudi come
mamma li ha fatti, le conseguenze potrebbero
essere ben peggiori.
Benvenuti sul primo volo charter per
viaggiatori nudisti. L'idea, unica nel suo
genere, è della Castaways Travel,
un'agenzia di viaggi di Houston, in
Texas, specializzata in vacanze "senza
veli". Il primo decollo è previsto per il
3 maggio ma, se foste interessati,
bisogna affrettarsi: da quando all'inizio del
mese l'agenzia texana ha annunciato
l'iniziativa, la notizia ha fatto il giro del
mondo e in poco tempo, stima Donna Daniels,
coproprietaria della Castaways, sono stati
venduti il 70% dei posti a bordo per la
cifra di 499 dollari ciascuno
(ovviamente escluse "ontologicamente" tasse
extra per eccesso di bagagli). Tutti si
spogliano una volta a bordo, l'equipaggio, che
rimane vestito, provvede a fornire una
tovaglietta su cui sedersi e, per il resto, i
passaggeri - con anonimato garantito - non
hanno che da attendere di decollare verso la
storia.
Un'altra frontiera aperta in un business, come
quello dell'industria del turismo nudista,
che negli Stati Uniti cresce sempre più e
assume connotati assai diversi da quello che
poteva essere il credo "naturista" degli
hippies negli anni Sessanta. L'American
Association for nude recreation, che ha
base in Florida, conta 50 mila iscritti,
il 20% in più rispetto a dieci anni fa. E sono
260 i club e i resort per nudisti negli Stati
Uniti, per un giro d'affari da 400 milioni di
dollari, 100 milioni in più rispetto all'anno
scorso.
Il profilo dei neo-hippie stanchi di
ingombranti "coperture"? Dai trenta in sù,
professionisti e facoltosi. Joe Lettelleir,
non-nudista ma coproprietario di Paradise
Lakes, 310mila metri quadrati per chi vuole
emanciparsi dagli abiti usuali (ma solo per
chi vuole, non è obbligatorio) in Canada,
racconta che i suoi ospiti, una volta
parcheggiate le loro Jaguar, Bmw e Mercedes
Benz, impiegano poco tempo ad adattarsi ai
nuovi costumi (o non-costumi): la barriera di
qualche vestito resiste solo per le prime ore
del soggiorno.
Un segmento così caldo di mercato che, oltre a
luoghi di villeggiatura e ora anche un volo,
sta propagandosi anche verso il mare. Una
compagnia di navigazione, la Carnival, offre
per il secondo anno consecutivo una
crociera "al naturale" sulla sua "Ecstasy",
capacità 2000 passeggeri. Altre
compagnie stanno seguendo l'esempio, come la
Cunard e la Windstar (entrambe gestite dalla
Carnival), e la Star Clippers.
Una tipologia di vacanza, insomma, contagiosa
anche per villaggi "normali" che organizzano
settimane nudiste nella loro programmazione
stagionale. Lo sostiene la International
Lifestyles, azienda che gestisce alcuni dei
più noti, come vengono detti, "clothing-optional
resorts" nei Caraibi (posti dai nomi tipo
Hedonism II e III, Grand Lido e Breezes dove
ci si può spogliare ma anche no): i guadagni
vanno così bene che a breve verranno aperti
altri villaggi in Messico e in altre isole
caraibiche, oltre che trasformare per una
settimana alberghi per famiglie tipo in
paradisi svelati.
Se per la maggior parte degli addetti il
business è più che fiorente, per altri, quello
della vacanza nudista è solo un segmento assai
piccolo (come quello dei viaggi "gay oriented"
o d'avventura o safari) di un'industria del
turismo che nel mondo genera 462.2 miliardi
l'anno. Contabilità che, com'è noto, non
interessa gli aficionados del nudo, specie ora
che per loro il cielo ha smesso di attendere:
profitti minimi o enormi è la medesima cosa,
visto che le misure in questa popolazione non
contano.
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