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«E´ un momento di grande tristezza. E´ per me
la pena più grande del mio ministero
episcopale. E´ una ferita che mi porto dentro,
per non aver avuto la capacità di condurre un
mio carissimo sacerdote alla comunione
ecclesiale». Parole del vescovo di Pinerolo,
Pier Giorgio Debernardi, nell´annunciare con
una lettera al presbiterio e alla diocesi la
«dimissione dallo stato clericale» di
don Franco Barbero
per decisione di papa Giovanni Paolo II,
con un provvedimento emanato dal prefetto
della Congregazione della Dottrina della fede,
Joseph Ratzinger.
Vuol dire che è «ridotto allo stato di
laico»: non può predicare né impartire i
sacramenti o presiedere l´eucarestia, pur
restando sacerdote. «La sacra ordinazione, una
volta ricevuta, non diviene mai nulla»,
chiarisce il vescovo. Un provvedimento
gravissimo: se ci fosse un albo dei sacerdoti,
come esiste quello dei medici, don Barbero
sarebbe stato radiato. Ex prete rosso
che visse il Sessantotto attivamente
subendo numerosi processi (da cui è sempre
stato assolto), nel `76 si definiva «un
compagno appartenente ad Avanguardia operaia».
E´ finito sui giornali in tempi recenti per i
numerosi matrimoni di coppie gay come
tra divorziati. Dopo aver battezzato tempo fa
il figlio d´un sacerdote del Centro Italia,
racconta egli stesso che l´altro ieri ne ha
celebrato in segreto il matrimonio, visto che
questa persona continuerà a fare il parroco.
Ma il vescovo spiega che il problema maggiore
«E´ che rifiuta i dogmi negando le verità
fondamentali della fede: il mistero della
Trinità e dell´Incarnazione, la presenza reale
di Cristo nell´Eucarestia, la persona e
missione di Gesù come figlio di Dio». A ciò si
aggiunge «La liturgia non celebrata in
comunione con la Chiesa Cattolica, la non
accettazione del Magistero della Chiesa come
guida di fede e morale». «La non accettazione
del settenario sacramentale». In una parola,
«La sua predicazione, gli scritti, la sua
attività, sono in forte contrasto con la Sacra
scrittura, la tradizione e il magistero della
Chiesa cattolica».
Sono più o meno trent´anni, chiariscono in
Curia, che la Chiesa cerca di ricondurlo
sulla strada giusta: «Si sono succeduti
tre vescovi - dice il vicario Paolo Bianciotto
-. Ha ricevuto negli anni ben 23 richiami
scritti. E´ intervenuto il metropolita, il
cardinale di Torino, poi l´anno scorso i
vescovi del Piemonte hanno espresso un
richiamo tutti insieme. Alla fine tutti i suoi
articoli, e le decine di libri che ha scritto,
sono stati esaminati a Roma». Già nel `75
era stato allontanato dalla parrocchia, da
tempo privato di tutti gli incarichi. Oggi
celebra l´Eucarestia in locali messigli a
disposizione dal Comune. Da seminarista,
racconta un sacerdote che fu suo compagno in
quegli anni, «era severissimo, il più rigido
di tutti noi». Ordinato sacerdote, a molti era
apparso stravagante perché «impiegava un´ora e
mezza a celebrare la messa, s´inginocchiava
lentissimo, pareva tutto al rallentatore».
Anni fa «appoggiava gli occhiali al
tabernacolo a fine celebrazione, perché
continuassero a guardare il Signore». Ancora
il vicario: «Ha sempre aiutato i poveri, e
sul piano personale ha sempre avuto un
comportamento ineccepibile. Questo
provvedimento non ha a che vedere con la sua
condotta». «Mi preme sottolineare - scrive
il vescovo - che questo provvedimento non
diminuisce l´affetto nei suoi confronti, anzi
lo rafforza ancora di più, né viene meno il
riconoscimento del suo servizio verso i
poveri». «Da tante parti d´Italia vescovi,
presbiteri e fedeli si sono lamentati del
disorientamento causato dagli scritti e dalla
prassi seguita da don Franco. L´atto di
dimissione non intende escluderlo dalla vita
della Chiesa, ma richiamarlo fortemente a un
atteggiamento di revisione, per aiutarlo a
ritrovare piena adesione alle verità della
fede e al rispetto della disciplina
ecclesiastica». E conclude: «Invito tutti alla
preghiera: è la forza che ci sostiene nei
momenti di difficoltà; la medicina che
guarisce le ferite e irrobustisce la speranza,
nonostante le nostre fragilità e debolezze».
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