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Giacca scura, un crocifisso di perline, don
Franco Barbero stringe mani, accarezza i
bambini e depone il suo orologio da polso sul
tavolo-altare ricoperto di stoffa azzurra e
bianca. Sopra la tovaglia una Bibbia, i libri
con le preghiere scritte dalla comunità
cristiana che segue da trent´anni, un vasetto
di viole, uno con le mimose e un cero acceso,
il cestino con il pane. Nel seminterrato che è
stato concesso dal Comune per la messa della
domenica, filtrano raggi di sole. Alla sua
destra c´è il piccolo Nadir, che avrà circa
tre anni, accanto alcuni membri della
comunità, e alla sua sinistra tre giovani con
la chitarra. Alle 10 s´inizia la celebrazione
religiosa. Durerà due ore: «Oggi siamo in
tanti - dice don Franco - e tutti
devono poter fare la loro riflessione». I
partecipanti all´assemblea sono il punto
centrale della cerimonia. «Insegnaci a
cercare terre e cieli fra i ghetti e la fame
che uccide, spezzando il confine tra vinti e
vincitori della storia». E´ questo il
canto che precede la messa. Ad ascoltarlo,
mamme con i bambini in braccio, una che
allatta il figlio al seno ed il piccolo Nadir
che con le matite colorate trasforma le sue
fantasie in disegni. «Beato chi confida nel
Signore e non pone le speranze nei potenti»,
recita una lettura. Poi sono le chitarre che,
sul ritmo di uno spiritual, intonano «Dio del
cielo». Le preghiere eucaristiche vengono
lette a turno dai presenti e ognuna è seguita
da un momento di riflessione. E il silenzio si
fa più intenso quando viene lanciato il
monito: «Vigilate, vigilate, quando si
cercano pretesti per svuotare gli arsenali».
Nella chiesa di don Barbero si accoglie
chiunque, e così per un paio di volte la
celebrazione viene interrotta, per dare la
possibilità a chi è giunto in ritardo di
trovare posto. Non si parla della vicenda
personale di questo sacerdote, estromesso
dalla Chiesa, ma una lettura ha più effetto di
tante parole: «Vigiliamo su chi nella
nostra Chiesa vuole mettere la museruola e
quando la legge canonica è più forte dell´amore».
Ed il riferimento riporta alla benedizione
delle coppie gay e al matrimonio dei
sacerdoti. L´ultimo è stato proprio celebrato
da don Barbero nei giorni scorsi. Poi la
cerimonia continua, offrendo spazio alle
preghiere che ogni partecipante rivolge: a un
papà ammalato, a un figlio adolescente, a
un´amica che deve superare un esame. L´Eucarestia,
il momento principale della celebrazione,
avviene spezzando il pane, che di mano in mano
passa fra tutti i fedeli. E don Barbero dice
rivolto a Dio: «Ti ringraziamo perché questa
mattina possiamo dividere questo pane e
dobbiamo imparare ogni giorno a dividere
tutto: il tempo, l´energia, le poche cose che
sappiamo, tutto questo nel nome di Gesù che
ispira gli uomini e le donne nelle vie del
mondo». Poi, rivolto al clamore che la sua
vicenda ha suscitato, dice: «E´ importante
rientrare nel nostro silenzio, non ho
risentimento verso nessuno, però la verità dei
fatti continua nel nostro impegno».
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