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Dichiariamolo con
semplici parole: il voto degli omosessuali
è il dubbio mai superato della politica
italiana.
Gli scettici e dubbiosi ne fanno una nemesi
scaramantica.
Un ossimoro per indicare quanta difficoltà
dialogante vi è tra i partiti che pure
dichiarano la loro affettività alle battaglie
omosessuali e la comunità GLBT che attende
pazientemente che le promesse si mutino in
programmi e leggi.
Dunque, il 3 e 4 aprile finiranno i patemi
d’animo di candidati e sostenitori, si
concluderanno nell’oblìo accuse di brogli tra
firme false e candidati eccellenti.
Noi continuiamo a pensare che, anche in questa
tornata elettorale, il movimento GLBT può
fare molto, nonostante l’insolenza di
certi partiti nel mutarsi in agnelli nell’ora
del voto per tornare all’insulto e
all’ignominia omofoba, a giochi fatti e poste
pagate.
Chi scrive conosce e sente la dissociazione,
spesso marcata, tra desideri di diritti da
parte di cittadini omosessuali e partiti
istituzionali.
Fa male captare notizie di esilarante libertà,
dalla Spagna zapateriana, da molti Paesi
europei, dagli “States” dove il dibattito sui
matrimoni tra persone dello stesso sesso è
tornato a riguardare magistratura e lobby gay;
l’apertura della ‘Royal Navy’ a gay e lesbiche
con inserzioni e accordi con le associazioni
omosessuali inglesi.
Fa male, perché in un Paese con quasi 5
milioni di omosessuali, non si dovrebbe
provare invidia per quelle scelte di libertà:
dovrebbero essere patrimonio anche della
nostra sfortunata legislazione.
Ancora una volta, siamo chiamati al senso
critico delle nostre scelte e, magari, ad
un’autocritica seria per la frammentazione e
le lacerazioni che avvolgono come un sudario i
vari movimenti GLBT.
Crediamo folle, oggi, nelle condizioni in cui
siamo come “finta” lobby gay italiana, parlare
di partito omosessuale. Il nostro percorso, al
momento, può avanzare con l’aiuto di partiti e
singoli politici che possono garantirci
risultati e amicizia.
Occorrono nuove strategie, forze, belligeranze
usate altrove e non tra movimenti, ingenti
capitali, meno acrimonia e più umiltà,
programmi seri e diversificati, per iniziare a
pensare di poter varcare palazzi istituzionali
con un simbolo e un partito omosessuale.
Oggi, il gioco può realizzarsi con il peso del
nostro voto verso coloro che parlano e
attueranno le difese GLBT, il PACS, l’aiuto a
gay e lesbiche con handicap, istituzione di
registri di coppia, aiuti a chi è malato o a
chi vive nella completa indigenza. Le Regioni,
attualmente, possono fare questo e molto
altro.
L’ottimo Giulio Maria Corbelli, nel suo
articolo del 15 marzo, ha presentato ai
lettori una pletora di donne e uomini,
candidati provenienti dal movimento GLBT.
Nomi che appaiono trasversali a tutti i
partiti, con l’intento comune di dialogare e
far vivere meglio i cittadini omosessuali
nelle italiche regioni. Ad esempio, in
Lombardia, il nome di Marco Anselmo Juvenal,
segretario di GayLib non può far solamente
pensare alla cattolicità ‘made in Formigoni’,
bensì ad un attivismo in favore dei diritti
civili. Lo stesso accade per il generoso
Aurelio Mancuso, segretario nazionale di
Arcigay, anch’egli presente in Lombardia e
Milano a sostegno di Sarfatti. I temi cari a
Mancuso sono gli stessi per cui da anni si
batte leoninamente l’intera Arcigay. E altri
nomi, storie di persone generose che si
spendono nel movimento omosessuale e che, se
eletti, non solamente misureranno l’orgoglio e
la forza della popolazione GLBT, ma faranno da
termometro con i partiti e i parlamentari che
guardano con curiosità e qualche avidità, al
voto omosessuale.
Ecco allora perché: tutti al voto, tutti a
sostenere le candidature di omosessuali e
persone gayfriendly. Per noi tutti la
partita per i diritti civili, fa un po’ il
verso alla celebre commedia di De Filippo: gli
esami non finiscono mai. Meglio: siamo in
grado di ottenere diritti se saremo capaci di
contarci anche col voto regionale,
continuando, dopo qualche mese quando, saremo
chiamati a deliberare sul referendum sulla
procreazione assistita, per cancellare
l’orrore di una legge iniqua e subalterna ai
dettami clericali, una legge che ha cancellato
il diritto alla maternità per le tante coppie
di donne che ricorrevano alla PMA
(Procreazione medicalmente assistita). Sì, gli
esami non finiscono mai!
Una cosa dovremmo concederla a noi stessi, da
qualunque parte stiamo: gli eletti dovranno
per davvero trattare, in ogni Regione, quei
temi di libertà e civiltà per cui sono stati
sostenuti ed eletti dai cittadini omosessuali.
Non si lascino trascinare da privilegi,
giustamente sanciti, ma tornino ad esserne
megafono per aiutare e sostenere associazioni
e singoli cittadini GLBT; guardino come sempre
alle aspirazioni delle coppie di fatto, dei
single, delle donne; si battano contro ogni
discriminazione, mobbing, violenza. Gli
elettori saranno nuovamente al loro fianco,
rinsaldando quel voto dato con speranza e
generosità.
Allora: tutti al voto.
Tutti eletti!
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