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ROMA - Un
terremoto. Dalle conseguenze imprevedibili.
Berlusconi non si dimetterà, lo ha già detto.
E Fini conferma. Ma la Casa delle libertà esce
travolta da queste elezioni. "Una ecatombe",
dice Storace. Lasciando capire che le
fibrillazioni - volente o nolente il Cavaliere
- saranno fortissime.
Che l'Unione abbia vinto le regionali non è
una sorpresa. Che abbia vinto così, invece, se
lo aspettavano in pochi. Nemmeno i vincitori.
Fino a pochi giorni fa Romano Prodi parlava di
grande vittoria in caso di conquista di otto
Governatori. E' finita 11-2. E con la
Basilicata, che vota tra due settimane,
saranno probabilmente 12.
E' l'"ecatombe" di cui parla Storace.
L'Unione ha raso al suolo il potere del
centrodestra nella maggioranza delle regioni.
Ne ha eroso il consenso anche laddove non gli
è riuscito il sorpasso. Ha inferto un colpo
micidiale all'immagine del governo e della
maggioranza (parlamentare) nel Paese.
Il terremoto è tale perché scuote
politicamente tutta l'Itailia. Il
centrosinistra tiene le sue regioni, e ne
strappa sei al Polo. Con candidati cattolici,
socialisti, comunisti, della società civile.
Prende il Piemonte della Fiat e delle
Olimpiadi 2006. Il Lazio dei ministeri e di
Roma Capitale. La Puglia dei salottifici e del
turismo. E ancora la Liguria, la Calabria,
l'Abruzzo. E - il dato è significativo quanto
una vittoria - risale di centinaia di migliaia
di voti in Lombardia e in Veneto.
Berlusconi aveva detto: "Contano i voti, non
il numero delle Regioni". Il calcolo è di
gran lunga a vantaggio del centrosinistra.
Che ne ha presi il 53%, quasi 10 punti in
più del Polo. "Se la Cdl perde, perde
anche il premier", dice il vicepresidente di
An Ignazio La Russa. "Serve riflettere, e non
solo riflettere", è il parere di del leader
dell'Udc Marco Follini. "Il governo ora
capisca il segnale ricevuto", avverte il
leghista Calderoli. Poche frasi, per capire
che i prossimi mesi per il Polo somiglieranno
a un percorso ad ostacoli.
Saranno i risultati dei singoli partiti della
Cdl a dire dove le inevitabili tensioni
andranno a scaricarsi. Più che probabile che
quello che in politichese si chiama il
subgoverno (An e Udc) sferri l'attacco
definitivo all'asse Bossi-Berlusconi. Non è un
caso che Maroni dica, a poche ore dal voto,
che a Berlusconi alternativa non c'è. E poi:
c'è Storace che torna in An, con Fini
"distratto" dalla Farnesina; c'è un pezzo di
Udc che da tempo aspetta il Cavaliere al
varco; ci sono i dirigenti locali di Forza
Italia in perenne guerra tra loro. Roba da far
perdere il sonno, perfino a uno come il
presidente del Consiglio, che dice di dormire
già pochissimo.
Dall'altra parte, è una notte in bianco per la
felicità. Per Prodi, era la prima vera
campagna elettorale dopo la presidenza Ue. Ora
la sua leadership ne esce incontrastata. I
primi dati dicono che il Listone, Uniti
nell'Ulivo, è andato meglio che alle Europee.
E già qualcuno dice che di primarie,
nell'Unione, non c'è più tanto bisogno.
Sono quelle primarie che mesi fa hanno
lanciato in Puglia Nichi Vendola.
Comunista, cattolico, omosessuale, e da
stasera Governatore nel profondo sud. "Non una
rivoluzione culturale, ma quasi", gongola
Fausto Bertinotti.
Marrazzo, invece, lo hanno scelto i
partiti. Ma hanno scelto bene, evidentemente.
Ha staccato Storace di qualcosa come centomila
voti. Mussolini ininfluente, addirittura.
E così Mercedes Bresso, candidata in
Piemonte dopo uno psicodramma interno alla
sinistra durato settimane. E pure lei ha
finito la sua corsa davanti ad Enzo Ghigo, uno
dei pochi del centrodestra stimato anche a
sinistra. Per l'Unione, è anche la vittoria di
una classe dirigente.
Bersani, testa fina dei Ds, avverte: "Un
trionfo, ma adesso lasciamo perdere Berlusconi,
e giriamoci verso l'Italia". Vuole dire
che l'Unione ha vinto anche perché gli
italiani si stanno stufando del Cavaliere. E
dunque vuol dire che per vincere le politiche
ci vorrà ancora qualcosa in più. E' già
iniziata un'altra campagna elettorale.
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