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Solo alle 11
della sera le proiezioni della Nexus dicono
che Nichi Vendola è in vantaggio netto,
quasi quattro punti su Raffaele Fitto.
Praticamente irraggiungibile. 51,9 per cento
contro il 47,9. In via Re David, dove un anno
fa Emiliano stabilì il suo quartier generale,
esplodono gli animi.
Sono applausi, grida di gioia. Sentimenti
forti e incontenibile. Nichi arriva e mille
mani si tendono. Lui è bianco come un cencio.
Le lacrime negli occhi spauriti. Riesce a
stento a parlare. "Siamo alle ultime battute,
si sta delineando il risultato più imprevisto
e imprevedibile". Si ferma, fuori, per strada,
sventolano bandiere e si sentono cori. "Bella
ciao" è la canzone più gettonata. Continua: "La
mia era considerata una missione impossibile.
Ora siamo vicinissimi alla vittoria. Vince il
centrosinistra unito contro il centrodestra.
Vince Vendola contro Fitto. Vince un programma
contro un sistema di potere". Da fuori
ancora applausi e grida e invocazioni "Nichi,
Nichi". Il quale Nichi, ora, vuole togliersi
più di un sassolino dalle scarpe. Per giorni
la destra qui ha fatto una campagna elettorale
col sangue agli occhi. Uomini di governo sono
venuti ad infangare la sua vita privata, a
parlare delle sue scelte. Lo hanno dipinto
come un pedofilo, uno stupratore di bambini.
"Ci sono molte persone - dice ora lui - che
non dovrebbero più aprire bocca. L'onorevole
Alfredo Mantovano deve chiedere scusa alla mia
famiglia e a me, si deve vergognare per le
volgarità degli ultimi giorni. Noi non abbiamo
sparso fango, abbiamo fatto una campagna
elettorale pulita, limpida. Abbiamo sognato e
abbiamo vinto. Con noi ha vinto la Puglia
migliore". Ora Nichi, il poeta, il combattente
di mille battaglie sociali, non ha più voce.
Solo un groppo in gola. Lo salva un uomo
granade e grosso, Michele Emiliano, il sindaco
di Bari, l'inventore della Primavera pugliese.
"Basta, ora tutti in piazza prefettura". E il
corteo va, felice, entusiasta. "Finalmente
liberi", urlano in coro.
Cinque anni fa Raffaele Fitto, il
golden-boy della destra, stravinse col 53,9
per cento dei voti contro il 43,3 del
candidato di centrosinistra, e ora è
indietro, battuto. Ed è la prima volta in vita
sua: la sua prima volta da perdente. Risultato
incerto fino all'ultimo. Voti sul filo di
lana. Coronarie tesissime in via Re David.
Orecchini, capelli rasta, tv che non
funzionano, addetti stampa in tilt, Pat, la
sorella di Nichi ridotta l'ombra di se stessa,
fogli di carta con dati tutti contraddittori.
Questo è lo staff piuttosto sgarrupato che ha
portato in trionfo Nichi alla carica di
governatore della Regione. Le cifre sono tutte
ballerine. A sera, dicono gli uomini di Fitto
che su 92mila voti scrutinati il loro
candidato è al 52 per cento e Vendola al 47,5.
Nico Lo Russo - il portavoce di Vendola -
replica con un altro dato: 50 sezioni su 3916,
Nichi al 50,48, Fitto indietro al 48 virgola
qualcosa. Notizie da Brindisi, Vendola ha più
voti. Foggia, su 60mila schede già scrutinate
Vendola ha 30mila voti, Fitto 27mila. A Lecce
- che è il feudo elettorale della famiglia
Fitto, originaria di Maglie - i due sono quasi
alla pari. C'è, infine, la città capoluogo,
Bari. Le schede scrutinate sono 42280,
21011 baresi hanno votato Vendola, 20870
Fitto.
C'è materia a sufficienza per esultare,
deprimersi, esultare di nuovo. Piangere e
ridere nel volgere di pochi minuti. Per tutto
il pomeriggio dello spoglio, Nichi Vendola è a
Bari, a casa di amici, ha chiuso finanche il
telefonino. Dicono che sia in contatto
continuo con sua madre, la sua vera colonna.
All'Hotel Oriente, al centro della città, c'è
il quartier generale di Raffaele Fitto. Lo
stile è diverso, qui le tv sono al plasma e
funzionano, non ci sono orecchini ai lobi
maschi, il look delle supporters è da
vallette. Ma Fitto non si vede. Chi lo
conosce, dice che il ragazzo di Maglie, che
siede da quindici anni sui banchi del
Consiglio regionale e che da cinque è
governatore della Puglia, non ami perdere. Da
quando ha raccolto l'eredità del padre
Salvatore - politico in ascesa della Dc
pugliese morto tragicamente - non ha mai
perso. Dicono ancora che non abbia neppure
acceso la tv o letto le agenzie di stampa con
le dichiarazioni del suo nemico numero uno:
Massimo D'Alema. Che, letti i primi exit poll,
dice: ""Il dato della Puglia è straordinario,
anche se devo soffrire ancora un po' in attesa
dei risultati definitivi, però mi sembra che
si profili un grande successo e ovunque una
avanzata del centrosinistra che é nettamente
maggioranza nel Paese. Il dato pugliese è
straordinario: basti pensare che Fitto aveva
vinto con il 59% nelle ultime elezioni. Siamo
di fronte ad uno spostamento enorme, dunque,
per cui i partiti di centrosinistra sono
maggioranza assoluta nelle nostre proiezioni".
Non parla Fitto, messo ko dai dati che dicono
che avrebbe preso addirittura meno voti della
sua coalizione, parla lo zio Antonio da
Maglie. Non gli hanno ancora detto come stanno
andando le cose, e lui si aggrappa come un
naufrago al dato di Maglie, dove suo nipote -
ovviamente - stravince. E ipotizza
festeggiamenti, "ma li faremo con
moderazione", promette. Non parla neppure
Alfredo Mantovano, il sottosegretario
all'Interno, quello che - secondo Vendola - si
deve vergognare Ha scritto editoriali e fatto
discorsi nei quali è entrato a piedi giunti
nella vita privata e personale di Nichi. "Qui
non si vota per un ospedale o una lista
d'attesa, il problema vero è la concezione
della famiglia di Vendola". Il prete di una
paese in provincia di Foggia, se possibile, ha
fatto di più. Dopo aver parlato della morte
del Papa, ha invitato i fedeli a rimanere in
chiesa e gli ha consegnato un volantino pieno
di ingiurie contro il candidato del
centrosinistra. "Non si sono fermati di fronte
a nulla - ha denunciato Vendola - anche con il
Papa in agonia hanno gettato fango su di me".
Se i dati degli exit-poll verranno confermati
dallo spoglio delle schede qui procede con
ritmi latinoamericani, l'appello della destra
alla "Puglia profonda" sarà stato non inutile,
ma addirittura controproducente. Dice Enzo
Divella, l'industriale della pasta un anno fa
eletto presidente della Provincia di Bari:
"Questi non hanno capito la lezione della
scorsa primavera, allora la Puglia disse a
tutta l'Italia che voleva cambiare direzione
di marcia. Questa volta la Puglia ha detto che
il cambiamento c'è ed è definitivo".
Enrico Fierro
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