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Il 12 e 13
giugno siamo chiamati ad esprimerci
rispetto ai 4 quesiti referendari che
intendono abrogare alcune parti della legge
40, sulla procreazione medicalmente
assistita. Si tratta di una brutta legge
che ha introdotto nell’ordinamento italiano
mostruosità giuridiche severamente criticate
da premi nobel, dalla comunità scientifica, da
costituzionalisti.
Tralasciando gli aspetti tecnici e le buone
ragioni per andare a votare, che ben sono
illustrati dal Comitato per il Referendum
(sul sito potete trovare un’ampia
documentazione:
www.comitatoreferendum.it ), c’interessa
qui richiamare le ragioni politiche per
cui il movimento lgbt deve impegnarsi
con tutte le sue forze affinché si raggiunga
il quorum e si vinca questa nuova battaglia di
libertà.
In gioco c’è la laicità dello Stato,
più volte messa in discussione in questi
decenni dagli ambienti più retrivi del
cattolicesimo italiano (divorzio, aborto,
ecc.), che non si rassegna al fatto che le
democrazie devono assumere tutti quei
provvedimenti che aiutino le persone a vivere
meglio, secondo le proprie convinzioni, senza
creare danno o obbligare altri a subirne le
conseguenze.
Lo Stato laico deve tutelare la salute
delle donne, consentire la ricerca
scientifica, consentire alle madri e ai padri
di poter scegliere le migliori terapie.
Tutto ciò è impedito dalla legge 40 perché si
sono introdotte norme figlie di una visione
confessionale e proibizionista della società.
Come fu per il divorzio e l’aborto,
le gerarchie cattoliche (oggi con il trucco
dell’appello all’astensionismo, perché sanno
che le loro posizioni sono minoritarie)
tentano di dimostrare che lo Stato laico è
inferiore allo Stato etico, che il pluralismo
e il cosiddetto relativismo devono lasciare
posto ad un’unica visione di verità. E’ la
Chiesa trionfante, interventista e con grande
capacità d’interdizione verso la politica che
deve dimostrare la propria forza.
I gay, le lesbiche, le/i trans italiani non
possono avere tentennamenti: questo progetto
teo con deve essere sconfitto, anche perché,
in caso di non raggiungimento del quorum,
diventerà difficile per chiunque vada al
governo, promuovere una stagione di riforme
libertarie e di civiltà. Insomma, come hanno
ben evidenziato scienziati, operatori socio
sanitari e politici, in un recente seminario
interno dei DS del nord tenutosi a
Milano (che ha visto una partecipazione
straordinaria, al di là delle migliori
previsioni): il futuro sociale del paese sarà
segnato in modo inequivocabile dal risultato
di questi referendum.
Per il movimento lgbt ci sono ragioni
aggiuntive affinché quest’orrenda legge sia
resa non applicabile. In primo luogo si tratta
di una legge che all’articolo 5 si esprime
contro la possibilità che coppie dello stesso
sesso possano accedere alle tecniche di
procreazione assistita, in secondo luogo
se perderanno i referendum anche temi a noi
cari saranno più difficili da affrontare.
Sull’articolo 5 (di cui non è chiesta
l’abrogazione) possiamo dire che rappresenta
una discriminazione aggiuntiva rispetto
alle già numerose discriminazioni operate
nel complesso dell’articolato. Si nega la
genitorialità agli omosessuali, mentre,
come tutti sanno questa è assolutamente
diffusa, prova ne sono le reti di madri e
padri omosessuali che da tempo operano in
Italia. Il referendum radicale, fortemente
sostenuto da Arcigay e Arcilesbica, abrogava
tutta la legge, quindi, anche il famigerato
articolo 5, purtroppo lo stesso è stato
respinto dalla Corte Costituzionale, con
motivazioni che riteniamo, per usare un
eufemismo, fragili.
Ma ora ciò che è davvero importante è che
si dia un chiaro segno rigetto di un
provvedimento anti libertario, per questo
come cittadini lgbt ci dobbiamo sentire
impegnati più di altri, perché sappiamo che la
vittoria dei Sì ci aiuterà a vincere altre
battaglie: prima fra tutte il riconoscimento
dei diritti delle persone omosessuali, il Pacs,
ecc.
Per tutte queste ragioni, è importante
partecipare al lavoro dei Comitati per il
Referendum presenti sul territorio,
organizzare iniziative e materiali rivolti
alla comunità, invitare amici e parenti ad
andare a votare.
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