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SEATTLE – Per
anni è stata considerata una delle aziende
più sensibili al tema delle discriminazioni
sessuali e non a caso era stata una tra le
prime multinazionali americane - tra le altre
la Apple, la Hewlett Packard,
l'Ibm e la Kodak - a concedere la
copertura sanitaria anche ai conviventi dei
propri lavoratori dichiaratamente gay o
lesbiche. Ma ora la Microsoft, il colosso
dell'informatica di Bill Gates, rischia
di scendere dal piedistallo su cui l'avevano
messa le associazioni che si battono per il
riconoscimento dei diritti degli omosessuali.
E di ritrovarsi, al contrario, al centro di
polemiche e contestazioni.
L'azienda ha infatti deciso di revocare il
sostegno inizialmente accordato ad una legge
dello Stato di Washington contro la
discriminazione degli omosessuali sul posto di
lavoro. Un dietrofront improvviso dettato,
secondo quanto riferiscono al New York Times
anche alcuni lavoratori dell'azienda, dalla
minaccia di boicottaggio dei prodotti
Microsoft lanciata come un'anatema dal pastore
di una chiesa evangelica di Redmond, che
sorge a pochi isolati di distanza dal quartier
generale della società e che è stata
protagonista, anche a livello nazionale, di
numerose azioni di protesta contro i matrimoni
gay.
Lo scorso anno la Microsoft aveva inviato una
propria delegazione a Olympia, la capitale
dello stato, per controllare da vicino
l'avanzamento dell'iter della legge. Quest'anno,
invece, la multinazionale ha scelto di
chiamarsi fuori e di prendere le distanze dal
provvedimento. Un ritiro improvviso e
ingiustificato, secondo i movimenti gay,
dettato probabilmente dalla paura di subire
contraccolpi commerciali qualora le campagne
di boicottaggio minacciate dai cattolici
fossero realmente partite e avessero piede
uscendo anche dai confini dello Stato. La
legge, che giace in lista d'attesa da diversi
anni, è stata votata giovedì al Senato e non è
passata per un solo voto. Gli avvocati per
i diritti dei gay hanno accusato Microsoft di
aver fatto mancare il proprio importante
sostegno, che negli ultimi due anni era invece
stato determinante per l'avanzamento del
progetto.
Contro l'azienda si è subito scatenato il
mondo di internet e la ritirata del gruppo da
una battaglia per i diritti civili considerata
di primaria importanza è stata al centro dei
dibattiti sui blog e sulle chat rooms. «Penso
che la gente si senta tradita - ha detto al
NYT Tina Podlokowsky, ex manager Microsoft ed
ex membro del consiglio comunale di Seattle,
ora alla guida di un gruppo che sostiene sul
piano legale i pazienti di Aids -. Microsoft è
stata una delle principali sostenitrici delle
istanze di gay e lesbiche per i diritti civili
e lo è stata quando non era questione di
opportunità politica, insomma quando era
giusto farlo».
I vertici di Microsoft hanno negato ogni
collegamento tra la decisione di non sostenere
più la legge e l'opposizione dei cristiani
integralisti, anche se hanno ammesso di
avere incontrato due volte Ken Hutcherson, il
responsabile della Chiesa biblica di Antiochia.
Quest'ultimo, dal canto suo ha annunciato di
aver minacciato proprio durante questi due
incontri di essere pronto ad organizzare
boicottaggi su vasta scala dei prodotti
Microsoft. «Dopo di che - ha fatto notare
soddisfatto lo stesso Hutcherson - hanno
rinunciato». La notizia degli incontri tra
Microsoft e il reverendo Hutcherson era stata
data in un primo momento dal The Stranger, un
settimanale di Seattle.
La posizione ufficiale di Microsoft è che
la scelta di una posizione neutrale su
questa legge è stata dettata dalla decisione
di dirottare il peso politico dell'azienda su
altre questioni all'esame del parlamento
statale e ritenute più urgenti, considerando
che già la multinazionale adotta al proprio
interno politiche contro la discriminazione
degli omosessuali e che nella contea King,
dove la società ha sede, è già in vigore una
normativa per la parità dei diritti. «Il
nostro ufficio per gli affari governativi ha
preferito puntare su un numero più limitato di
questioni e più legate al nostro business - ha
detto Mark Murray, portavoce della compagnia -
. Non c'è stata alcuna influenza esterna.
Evidentemente non abbiamo fatto un buon lavoro
nella comunicazione dei nostri nuovi
obiettivi».
Una versione, questa, contestata però da Ed
Murray, parlamentare locale e gay
dichiarato, esponente dei Democratici e
sostenitore della legge. Il quale riferisce le
parole di un vicepresidente della Microsoft
che gli avrebbe confermato le pressioni del
pastore Hutcherson, che avrebbe perfino
minacciato reazioni interne da parte dei
lavoratori che aderiscono ai gruppi cristiani.
Non solo: ci sarebbe stata pure la richiesta,
poi respinta dalla multinazionale, di
licenziare quanti tra gli impiegati avevano
preso le difese della legge.
Il provvedimento bocciato al Senato, che
avrebbe esteso la protezione contro le
discriminazioni sul lavoro ma anche in altri
campi, era invece stato approvato alla Camera
e ha avuto il sostegno di altre
multinazionali quali Nike, Boeing, Coors e
Hewlett Packard.
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