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Il 4 giugno si
terrà a Milano il Pride Nazionale, con una
piattaforma programmatica che concentra le sue
richieste su un punto: la richiesta che venga
approvato il PACS (Patto Civile di
Solidarietà). Dal 1° al 14 giugno sarà inoltre
aperto un Village, nella zona dell’Idroscalo,
dove si terranno concerti, feste, dibattiti e
confronti.
Ebbene, noi crediamo che questa strutturazione
dell’evento nazionale possa permettere un
dialogo, per ora mancato, tra la comunità
gay, lesbica, transessuale e la Chiesa.
Ci piacerebbe infatti, che le associazioni, i
gruppi, personalità e sacerdoti cattolici
colgano la nostra disponibilità a un
confronto, che possa in qualche modo
permettere una conoscenza più approfondita dei
valori e dei temi di cui siamo portatori.
In questi anni, abbiamo incontrato preti e
credenti aperti a questo dialogo, tanti altri,
invece hanno rinunciato a conoscerci meglio, a
misurarsi, al di là della posizioni pre
concette, sulle nostre richieste di fondo, che
nella pratica vogliono restituire dignità e
serenità a milioni di gay, lesbiche e
transessuali.
Lanciamo quindi, una proposta a tutte le
persone credenti, impegnate nel volontariato
sociale, nei gruppi ecclesiali, nelle
parrocchie e diocesi italiane a dare un segno
di disponibilità all’ascolto.
Saremmo felici se suore, sacerdoti, vescovi,
teologi, responsabili di gruppi, volessero
confrontarsi sulla questione omosessuale, tema
oggi centrale nel confronto politico e
culturale, che non può essere liquidato,
proponendo solo condanne e prese di distanza.
Questo popolo (di cui fanno parte molti
credenti), negli ultimi trent’anni ha
intrapreso un cammino difficoltoso, che gli ha
permesso di emergere dal buio della storia e,
oggi si propone come latore di un messaggio di
speranza e di liberazione per milioni di
persone. La Chiesa deve saper guardare alla
sostanza delle aspirazioni legittime della
comunità omosessuale, andando oltre gli
stereotipi proposti dai mass media, o alle
manifestazioni colorate ed allegre che
vogliono esprimere essenzialmente una felicità
comune di aver rotto il muro del silenzio.
Dentro questo popolo, c’è urgenza di serenità,
di ottenere diritti che riconoscano tutele
e garanzie; con tutto ciò i cattolici sono
chiamati a confrontarsi, sapendo che c’è
bisogno anche del loro contributo affinché
milioni di persone abbiano la possibilità di
non sentirsi più ai margini della Città
dell’Uomo.
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