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In questi giorni
l’ILGA (International Lesbian Gay
Association), insieme ad associazioni LGBT di
tutto il mondo, stanno promuovendo la
petizione internazionale per l’istituzione di
una giornata mondiale contro l’omofobia.
La data è fissata per il 17 maggio, per
il 14 maggio in molte città sono previste
iniziative a sostegno, per il rilancio del
dibattito e la sensibilizzazione sociale.
Questa proposta nasce da considerazioni sulla
persistenza e sull’agire di sentimenti,
credenze, atteggiamenti ed azioni, generate
dall’omofobia, nonché, ovviamente, dal
fatto che in numerosi paesi del mondo
l’omosessualità è condannata dalla legge.
L’omofobia, e la transfobia (*),
sono ancora molto presenti in forme e gradi
differenti in tutti i paesi del mondo: sebbene
venga generalmente considerato che nei paesi
occidentali le persone LGBT siano più libere
che mai, permangono ed emergono moltissime
forme di omo-transfobia, soprattutto sotto
particolari congiunture politiche e sociali.
L’istituzione di questa giornata, secondo
Louis-Georges Tin, il suo ideatore, ha lo
scopo di articolare azioni e riflessioni al
fine di lottare contro tutte le violenze
fisiche, morali o simboliche legate
all’orientamento sessuale o all’identità di
genere, ha l’intento di portare avanti
iniziative coordinate, e di portare al
riconoscimento della lotta per i diritti delle
persone LGBT, come lotta a pieno titolo
inscritta in una azione più globale di difesa
dei diritti umani.
La libertà e l’uguaglianza delle persone
LGBT é raggiungibile solo attraverso il
riconoscimento dell’omo-transfobia nei
diversi contesti sociali, nelle sue cause,
forme e meccanismi, al fine di operare per la
decostruzione delle dinamiche e lo
sradicamento e delle convinzioni e credenze
che la generano.
In Italia, le manifestazioni più vistose della
omofobia, e della transfobia, sono ancora
molto frequenti. L’ultima a Roma , il 24
aprile scorso, ai danni di due giovani gay,
sono ancora frequenti le cronache sugli
omicidi, non conoscono tregua le aggressioni
contro le persone transessuali. Questi
episodi, che ricevono l’onore della cronaca,
non sono che la parte visibile di un fenomeno,
l’espressione estrema di sentimenti collettivi
ancora molto presenti e diffusi.
I principali detentori della cultura che
genera l’omofobia, presenti nella destra
di governo, nella destra neofascista, nella
chiesa, non si risparmiano nei loro attacchi
contro l’omosessualità, definendola una
devianza generatrice di disordine sociale,
esprimendo posizioni che rinforzano le
manifestazioni di odio, comprese le
aggressioni fisiche.
Quanto alla tutela giuridica, nel
nostro paese, ancora, si è molto lontani da un
sistema di leggi contro le discriminazioni
contro le persone con diverso orientamento
sessuale o identità di genere.
In Italia le persone omosessuali e
transessuali sono escluse dalla protezione
della legge Mancino, n. 205 del 25 giugno
1993, la cosiddetta legge anti-naziskin,
istituita per contrastare le aggressioni
razziste basate sulla religione, sulle origini
etniche, razziali e nazionali, ma che non
menziona l’orientamento sessuali e l’identità
di genere.
La meritevole legge regionale della Regione
Toscana, “Norme contro le discriminazioni
determinate dall'orientamento sessuale o
dall'identità di genere”, è stata resa
inefficace, poiché prima impugnata dal
governo, come incostituzionale, e poi
giudicata dalla Corte Costituzionale, priva di
efficacia giuridica, in quanto legge
regionale, collocandosi unicamente sul piano
dell’espressione delle diverse sensibilità
politiche presenti nella comunità regionale.
Tutte queste carenze del nostro sistema
legislativo, sono in contraddizione con la
legislazione europea, che tutela apertamente
gli omosessuali e che l’Italia
ostinatamente rifiuta di recepire: il Trattato
di Amsterdam, la Carta dei diritti
fondamentali dell'Unione, la direttiva 2000/78
contro le discriminazioni basate
sull’orientamento sessuale e sull’identità di
genere.
L’unica legge che recepisce la direttiva
2000/78 in Italia, il decreto 216 del 9 luglio
2003, paradossalmente, travisa queste
indicazioni, poiché, per esempio, consente di
licenziare un dipendente se la sua sessualità
non si concilia con le mansioni da svolgere,
inoltre il dipendente che viene licenziato e
che vuole ottenere il reintegro nel posto di
lavoro ha l’obbligo dell’onere della prova,
deve cioè dimostrare di essere stato
discriminato e questo rende più difficile
ottenere giustizia.
Il fatto che l'orientamento sessuale non
sia esplicitamente tutelato dalla
discriminazione è particolarmente grave poiché
gli omosessuali vengono esclusi da meccanismi
di tutela, quali, oltre all’onere della
prova a carico dell’accusato di atti
discriminatori, la procedibilità d'ufficio, e
poiché non viene operata la repressione delle
organizzazioni e dei gruppi organizzati che
predicano o manifestano odio razziale o
religioso, mentre le aggressione razziste od
omofobiche, oltre a ferire la persona che le
subisce, hanno il grave effetto di estendere
la paura ad intere categorie di persone,
potenziali vittime della stessa violenza.
Sotto queste condizioni sono molte le
questione che il movimento LGBT si trova ad
affrontare, molti i temi da mettere all’ordine
del giorno delle discussioni.
La grettezza di una legge di stato come quella
sulla PMA, le difficoltà nel porre all’ordine
del giorno delle agende parlamentari le leggi
per le persone omosessuali e transessuali, la
determinatezza della chiesa a condannare
l’omosessualità, la rozzezza delle espressioni
di certi governanti, quanto sono
rappresentative della opinione comune? Non
è forse oggi necessario un ragionamento
approfondito ed allargato sui meccanismi che
generano discriminazione ed omofobia?
Appare evidente, quanto la società italiana
non sia ancora pronta a confrontarsi
serenamente con le realtà omosessuali e
transessuali; l’accettazione non è
l’atteggiamento più diffuso, quando va bene lo
è la tolleranza, che, evidentemente, non porta
uguaglianza, ma sopportazione, accettazione
con riserva, se non censura.
Io credo che lanciare una campagna contro
l'omofobia e chiedere che finalmente
vengano approvate leggi specifiche contro le
discriminazioni, sia un obiettivo da
perseguire, con convincimento e fermezza,
mettendo in atto le adeguate forme di lotta e
di sensibilizzazione. Su questi temi è
auspicabile che il movimento LGBT trovi la
necessaria compattezza e costruisca delle
linee di azione condivise e sostenute dai
diretti interessati.
(*) Sebbene nei documenti che promuovono la
giornata mondiale, si precisi che il termine
omofobia sia comprensivo di tutte le fobie (lesbofobia,
transfobia, ..) uso i due termini distinti,
accogliendo un suggerimento di Mirella Izzo
presidente naz. di Crisalide AzioneTrans onlus,
poiché la transfobia, sebbene si manifesti con
comportamenti simili, ha radici differenti. Ci
sono persone che sono omofobiche e non
transfobiche e viceversa. Sono due fenomeni
paralleli ma che hanno caratteristiche
distintive.
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