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Gentile
Presidente del Senato,
ho letto con molta attenzione, la sua presenza
alla riunione romana, per la presentazione del
libro «L’Europa di Benedetto», scritta
da cardinale da Benedetto XVI. Insieme
a Lei, uomini di Stato, alti prelati e il
plenipotenziario politico, monsignor
Camillo Ruini, seduto alla sua destra,
gongolante ancora per l’avvenuta mancanza
di quorum al referendum sulla PCA. Tutti
scrivono libri; quello di un cardinale
divenuto papa, fa discutere di più e con la
sua prefazione diventa oggetto di acclamazione
politica. I giudizi di Ratzinger li
conoscevamo già, non ci sono novità se non nel
fatto che ora sono riaffermate con la potenza
dell’abito papale.
Si chiederà perché io, da omosessuale convinto
e praticante, scriva a Lei invece che
rivolgermi all’autore dell’intervento che ha
negato in Italia una legge sui «Patti di
convivenza»: monsignor Ruini. Lei,
pur essendo un ‘homines novi’ nella
frequentazione vaticana, ha avuto l’onore di
scrivere in un libro del papa; ha trovato
rifugio e ascolto negli alti vertici
clericali; sta cercando, perdoni l’ilarità,
di rubare l’egregio lavoro a Navarro Valls nel
propagandare i ‘confiteor’ e ‘credo’ vaticani.
Interceda per noi, presso Ruini, su un tema
che credevamo fosse di doverosa appartenenza
dei legislatori italiani: il Pacs.
Non
credo, come è avvenuto per il referendum del 4
giugno, che compito della Chiesa sia quello di
occuparsi di urne elettorali, come non lo è
per una legge che appartiene a molti Stati
europei e nel mondo, riguardo alla posizione
di coppie omosessuali, che in Italia è oggetto
ancora di discussione. Vede, signor
Presidente, noi abbiamo tentato di instaurare
un dialogo con una Chiesa che si continua a
trincerare dietro dogmi e Bibbie, prova ne
sono le varie organizzazioni omosessuali di
credenti. Purtroppo, anche in occasione del
“World Pride” del 2000, sono arrivate
scomuniche e, persino il laicissimo sindaco
capitolino, monsignor Francesco Rutelli, ex
Radicale, ex Verde, ex libertario, si è
inchinato e con devozione ha tolto il
patrocinio a una manifestazione omosessuale
mondiale.
Le dirò: hanno ragione in molti a pensare che
la Chiesa fa il suo dovere nel rendere
pubbliche le questioni per cui è contraria e,
vanno rispettate. Ma sragiona nell’imporle a
tutti, creando, come ha recentemente fatto a
Madrid, una piazza che si batte per togliere
agli altri diritti sanciti e protetti dallo
Stato.
Noi cattolici, mi dicevano da bambino
uomini con abiti talari, difendiamo i più
deboli e indifesi. La Chiesa, oggi, per voce
dei suoi alti rappresentanti, non è contro
l’omosessualità. E’ contro gli omosessuali! Il Pacs, nonostante la ritrosia vaticana,
diventerà legge anche da noi, perché esistono
associazioni omosessuali, legislatori di buona
volontà e cittadini che credono che la
«coscienza morale come categoria valida in se
stessa» non può essere letta come
discriminazione e abiura verso cittadini
omosessuali. La negazione dei diritti, diceva
il filosofo Foucoult, ferma ogni intenzione di
democrazia; anzi, la democrazia stessa.
Ubriacati da un risultato cercato, oggi la
Chiesa, cerca una nuova evangelizzazione
europea, partendo dall’Italia, presenziando
simposi politici, scendendo in piazza e usando
i media per i propri diktat. Non credo sia
questo il compito affidato loro, quasi a
primeggiare su altre religioni che anch’esse
tentano di farsi Stato.
Un’ultima cosa, senatore Pera: lasci stare la
legge 140, che è, fino a prova contraria legge
di questo Stato. Trovo incredibile che Lei,
uomo di Stato, insigne conoscitore dei nostri
ordinamenti; vice capo dello Stato, dica
davanti ad una platea di politici che la
nostra legge sull’aborto, legge come tutte le
leggi, da rispettare, non fa altro che attuare
“piccoli omicidi”. Non la ritengo uno
sprovveduto e, per questo, è più grave che sia
stata detta da Lei.
Il rango, quel certo successo e la conseguente
notorietà dovrebbero istigarla a rendere
pubblico il suo rispetto personale per tutte
le nostre leggi. Non si comprende poi, perché
questioni così delicate e appartenenti
all’altro sesso, finiscano sempre per essere
discussi da prelati e politici in giacca e
cravatta che, di questo ne sono straconvinto,
non potranno mai conoscere il dolore e la
sofferenza che accompagna le donne in queste
terribili scelte.
Lei, come me e tutti i cittadini di questo
amato Paese, ha diritto di dire la sua, ma
Lei, più di tutti noi, ha il dovere di
difendere leggi che sono patrimonio italiano.
O si dimetta! Nel frattempo, aiuti anche le
minoranze sessuali a vivere con dignità in un
Paese che quotidianamente deve battersi contro
l’omofobia istigata.
Cordialmente
Mario Cirrito
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