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Gentile Presidente del Senato...
di Mario Cirrito


Gentile Presidente del Senato,
ho letto con molta attenzione, la sua presenza alla riunione romana, per la presentazione del libro «L’Europa di Benedetto», scritta da cardinale da Benedetto XVI. Insieme a Lei, uomini di Stato, alti prelati e il plenipotenziario politico, monsignor Camillo Ruini, seduto alla sua destra, gongolante ancora per l’avvenuta mancanza di quorum al referendum sulla PCA. Tutti scrivono libri; quello di un cardinale divenuto papa, fa discutere di più e con la sua prefazione diventa oggetto di acclamazione politica. I giudizi di Ratzinger li conoscevamo già, non ci sono novità se non nel fatto che ora sono riaffermate con la potenza dell’abito papale.
 
Si chiederà perché io, da omosessuale convinto e praticante, scriva a Lei invece che rivolgermi all’autore dell’intervento che ha negato in Italia una legge sui «Patti di convivenza»: monsignor Ruini. Lei, pur essendo un ‘homines novi’ nella frequentazione vaticana, ha avuto l’onore di scrivere in un libro del papa; ha trovato rifugio e ascolto negli alti vertici clericali; sta cercando, perdoni l’ilarità, di rubare l’egregio lavoro a Navarro Valls nel propagandare i ‘confiteor’ e ‘credo’ vaticani. Interceda per noi, presso Ruini, su un tema che credevamo fosse di doverosa appartenenza dei legislatori italiani: il Pacs.
Non credo, come è avvenuto per il referendum del 4 giugno, che compito della Chiesa sia quello di occuparsi di urne elettorali, come non lo è per una legge che appartiene a molti Stati europei e nel mondo, riguardo alla posizione di coppie omosessuali, che in Italia è oggetto ancora di discussione. Vede, signor Presidente, noi abbiamo tentato di instaurare un dialogo con una Chiesa che si continua a trincerare dietro dogmi e Bibbie, prova ne sono le varie organizzazioni omosessuali di credenti. Purtroppo, anche in occasione del “World Pride” del 2000, sono arrivate scomuniche e, persino il laicissimo sindaco capitolino, monsignor Francesco Rutelli, ex Radicale, ex Verde, ex libertario, si è inchinato e con devozione ha tolto il patrocinio a una manifestazione omosessuale mondiale.
Le dirò: hanno ragione in molti a pensare che la Chiesa fa il suo dovere nel rendere pubbliche le questioni per cui è contraria e, vanno rispettate. Ma sragiona nell’imporle a tutti, creando, come ha recentemente fatto a Madrid, una piazza che si batte per togliere agli altri diritti sanciti e protetti dallo Stato.
 
Noi cattolici, mi dicevano da bambino uomini con abiti talari, difendiamo i più deboli e indifesi. La Chiesa, oggi, per voce dei suoi alti rappresentanti, non è contro l’omosessualità. E’ contro gli omosessuali! Il Pacs, nonostante la ritrosia vaticana, diventerà legge anche da noi, perché esistono associazioni omosessuali, legislatori di buona volontà e cittadini che credono che la «coscienza morale come categoria valida in se stessa» non può essere letta come discriminazione e abiura verso cittadini omosessuali. La negazione dei diritti, diceva il filosofo Foucoult, ferma ogni intenzione di democrazia; anzi, la democrazia stessa. Ubriacati da un risultato cercato, oggi la Chiesa, cerca una nuova evangelizzazione europea, partendo dall’Italia, presenziando simposi politici, scendendo in piazza e usando i media per i propri diktat. Non credo sia questo il compito affidato loro, quasi a primeggiare su altre religioni che anch’esse tentano di farsi Stato.
 
Un’ultima cosa, senatore Pera: lasci stare la legge 140, che è, fino a prova contraria legge di questo Stato. Trovo incredibile che Lei, uomo di Stato, insigne conoscitore dei nostri ordinamenti; vice capo dello Stato, dica davanti ad una platea di politici che la nostra legge sull’aborto, legge come tutte le leggi, da rispettare, non fa altro che attuare “piccoli omicidi”. Non la ritengo uno sprovveduto e, per questo, è più grave che sia stata detta da Lei.
Il rango, quel certo successo e la conseguente notorietà dovrebbero istigarla a rendere pubblico il suo rispetto personale per tutte le nostre leggi. Non si comprende poi, perché questioni così delicate e appartenenti all’altro sesso, finiscano sempre per essere discussi da prelati e politici in giacca e cravatta che, di questo ne sono straconvinto, non potranno mai conoscere il dolore e la sofferenza che accompagna le donne in queste terribili scelte.
Lei, come me e tutti i cittadini di questo amato Paese, ha diritto di dire la sua, ma Lei, più di tutti noi, ha il dovere di difendere leggi che sono patrimonio italiano. O si dimetta! Nel frattempo, aiuti anche le minoranze sessuali a vivere con dignità in un Paese che quotidianamente deve battersi contro l’omofobia istigata.
 
Cordialmente
 
Mario Cirrito
 

di Mario Cirrito   - 25 giugno 2005
[ Gaya - Cronisti Senza Frontiere ]
 
 


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