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CITTA' DEL
VATICANO - "Giù le mani dalla famiglia e
dal matrimonio". E' quanto scrive la Sir,
il servizio di informazione religiosa promosso
dalla Conferenza episcopale italiana,
commentando oggi con una nota le dichiarazioni
di Romano Prodi a proposito dei Pacs.
Ricordando che "il Paese non ha alcuna
velleità zapateriana", l'agenzia cattolica
sostiene che "non appare in alcun modo
giustificabile incutere un vulnus, come si
diceva nel linguaggio aulico, oppure più
sbrigativamente uno 'sbrego', ad una
istituzione più che millenaria come la
famiglia, come elemento essenziale di civiltà
e di civilizzazione, per venire incontro a
rivendicazioni di persone o gruppi più o meno
significativi".
"Questo - aggiunge la Sir - è il problema
politico nel senso sostanziale del termine, il
problema 'costituzionale'. La famiglia fondata
sul matrimonio di un uomo e di una donna è una
delle istituzioni irrinunciabili della nostra
civiltà. Non è un bene disponibile per nessun
singolo o nessun gruppo organizzato. Insomma:
giù le mani dalla famiglia e dal matrimonio".
"Questo significa anche - prosegue la nota
ispirata dai vescovi - che bisogna vigilare
con la massima attenzione a che il vulnus o lo
'sbrego' avvenga per dosi omeopatiche,
attraverso la vecchia politica dei piccoli
passi, prima equiparando nei fatti, poi in
termini di diritto la famiglia ad altre forme
di unione. E' giusto che poi i singoli possano
esprimere i propri diritti: lo spazio lasciato
dal diritto civile e dalla creatività dei
giuristi è molto ampio, purché non si vada a
mettere in discussione valori e principi
essenziali non solo per il bene comune, ma per
la sussistenza stessa della società".
"Su questo elemento essenziale - conclude la
Sir - bisogna uscire una volta per tutte dalla
melassa indistinta del politicamente corretto,
dei casi pietosi, dei diritti dei singoli. E'
tempo di scelte: ognuno le faccia e se ne
assuma la responsabilità storica".
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