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L'ignoranza,
l'opportunismo e il provincialismo
di quell'area politica che si definisce in
Italia «centro moderato» zampillano in queste
ore da tutti i pori della comunicazione a
proposito del tema coppie di fatto.
È bastato che il professor Prodi si
dicesse a favore di una tutela giuridica per
le coppie che «non possono o non vogliono»
sposarsi per scatenare i peggiori istinti del
centrismo di destra e di sinistra, ammesso che
esista una differenza fra i due.
E passi pure per un destro come Marco
Follini, che ha attaccato strumentalmente
Prodi perché «lui guarda con favore alle
coppie di fatto mentre noi guardiamo con
favore ancora maggiore alla promozione della
famiglia».
Nel groviglio di parole in libertà che
contraddistingue l'azione politica del
centrodestra, affermazioni stupide e
controvertibili come queste (basti pensare
all'impoverimento generalizzato delle famiglie
italiane nell'era Berlusconi) suonano assurde
come tante altre.
Il vero scandalo è però che chi si dice a
favore di un cambiamento abbia il coraggio
umano e politico di sostenere contro Prodi
tesi identiche a quelle dell'allarmismo
clerico-fascista.
Senza andare tanto sul difficile, basti citare
l'equazione impropria che menti eccelse del
centrosinistra, come Clemente Mastella,
istituiscono tra Prodi e Zapatero per amor di
polemica. Dopo l'uscita di Prodi a favore
delle coppie di fatto, Mastella avverte che su
questo argomento «potrebbe anche» rompere la
sua organica alleanza con l'Unione. «Se Prodi
non vuol essere Prodi ma pensa di essere
Zapatero - dichiara indignato - allora prendo
atto di aver sbagliato e faccio un passo
indietro».
Farà forse piacere a Mastella, e ai cattolici
della Margherita che si agitano come lui sulla
questione, che la posizione espressa da
Prodi non è affatto simile a quella di
Zapatero, colpevole agli occhi dei
«moderati» di avere aperto agli omosessuali
la sacra istituzione del matrimonio. Qui
in Italia si parla molto più modestamente di
creare una sorta di apartheid giuridico che
crei un matrimonio e una famiglia di serie b
per chi «non vuole o non può» sposarsi. Si
tratta di una posizione difesa in Spagna dal
cattolicissimo partito popolare di Aznar e
condivisa in tutto il resto d'Europa dalle
grandi formazioni della destra conservatrice,
cristiana e non. La particolarità del caso
italiano sta nel fatto che quando si tratta di
rovistare tra le lenzuola altrui, il centro
«progressista» finisce spesso per trovarsi
sulla stessa linea di noti riformisti
moderati come Le Pen, Bossi e Ratzinger.
Molto opportunamente, una nota della
Margherita ha dato ieri disco verde allo
sbilanciamento di Prodi sulle coppie di fatto,
sottolineando che le sue posizioni non hanno
niente a che vedere con quelle di Zapatero.
Al tempo stesso la linea del piave della
Margherita, che chiama in causa la
costituzione italiana a favore della
«naturalità» della famiglia eterosessuale, è
uno dei segni tangibili del declino italiano.
Dire nel 2005 che l'eterosessualità e naturale
mentre l'omosessualità non lo è, da un punto
di vista scientifico, è come sostenere che la
terra è piatta.
Per migliorare la situazione bisognerebbe
almeno sapere che è rotonda.
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