|
"Il
Governo che verrà tra cambiali e
tentazioni"
Legge Biagi, Pannella,
Pacs, pace. Il futuro premier
dovrà affrontare il problema di formare
il Governo ma soprattutto di come farlo
funzionare, risolvendo una serie di
questioni cruciali.
Se si lascia da parte la temporanea
querelle sui "brogli" elettorali, i
problemi emergenti dai risultati del
9-10 aprile (anche se mentre scriviamo
non ne esiste ancora la conferma
ufficiale) sono due. Il primo è come
Prodi formerà il Governo e, in
subordine, come potrà avviarlo e farlo
funzionare, date le "cambiali" che prima
o poi gli sarà chiesto di onorare.
Il primo requisito che tutti giudicano
imprescindibile è che questo secondo
Governo Prodi sia politicamente e
tecnicamente al massimo livello
possibile: che cioè comprenda i leader
dei partiti dell’Unione, in modo da
responsabilizzarli tutti, e che affidi a
persone di riconosciuta affidabilità
tecnica e indipendenza di giudizio
alcuni ministeri di particolare
importanza.
Le "cambiali" sono molte, le tentazioni
e le ambizioni altrettante. Fra quelle
"serie", figura in primo luogo la
perentoria richiesta del segretario
generale della Cgil, Epifani, di abolire
la legge Biagi sul lavoro:
argomento sul quale la stessa sinistra è
tutt’altro che compatta, come dimostra
la lunga, ragionata polemica di Pietro
Ichino proprio sui princìpi elaborati
dal sociologo ucciso dalle Brigate rosse
in materia di diritto del lavoro al
tempo della globalizzazione, che implica
l’accettazione (e la regolamentazione)
della flessibilità.
Fra le "cambiali" meno serie figura
quella implicita nella volontà dei
radicali, espressa da Marco Pannella, di
«essere i guardiani dell’Unione»
e di iniziare «subito una campagna
per i Pacs». I radicali non hanno
nessun seggio al Senato e devono
dividere con i compagni socialisti della
Rosa nel pugno alcuni seggi alla Camera.
Uno dei pochi risultati buoni del 9-10
aprile è stato il "flop" di quel
cartello elettorale dell’ultima ora in
cui il laicismo italiano pensava di
raggruppare i delusi del referendum
dello scorso anno sulla procreazione
assistita.
Fra l’altro, non è illogico pensare che
il successo dell’Udc, l’unico fra
i partiti del Centrodestra che abbia
ottenuto un sostanzioso aumento di
suffragi, sia stato provocato dall’aver
messo al primo posto della propria
propaganda elettorale la difesa dei
valori della famiglia e della vita
secondo l’insegnamento più che mai
impegnativo della Chiesa.
Prodi non dovrebbe fare molta fatica nel
tenere sotto controllo quella "campagna
per i Pacs" così parlamentarmente poco
agguerrita. Potrebbe però trovarne di
più di fronte al problema della guerra
in Irak e a quello generale della pace,
vista la pessima piega che sta prendendo
il confronto alle Nazioni Unite sulla
politica nucleare dell’Iran.
Il secondo problema è l’atteggiamento
dei media. Quando un grande giornalista
come Giorgio Bocca scrive che il
massiccio voto "conservatore" ottenuto
dalla Casa delle libertà (da lui
identificata solo nel berlusconismo) non
rappresenta una novità, poiché «ora
fascista, ora clericale, ora manageriale
o finanziario» ha sempre perseguito il
medesimo «immutabile obiettivo: la
difesa dei ricchi, compresi i poveri che
si sentono ricchi», dimentica che per
decenni quel voto (conservatore o meno,
si può discutere) ha salvato l’Italia
dal comunismo nei lunghi anni della
Guerra fredda.
E quando un conoscitore della più
recente storia patria come Gianni Baget
Bozzo osserva che Silvio Berlusconi «è
stato il simbolo dell’appartenenza
dell’Italia all’Occidente» dimentica a
sua volta che erano e sono diversi
l’Occidente di Franklin D. Roosevelt e
John Kennedy e quello di Ronald Reagan e
George Bush, e che oggi c’è un Occidente
che aggrava le pene per i falsi in
bilancio e uno che li depenalizza. Gli
elettori possono decidere fra loro; ma
non confondiamoli.
|