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Madrid -
VIVA ZAPATERO?
Massì, visto che sono gli spagnoli
stessi a gridarlo attribuendo al
Partito socialista, nell'ultimo
sondaggio, un vantaggio di otto punti
sul Partido popular (46 contro 38
per cento), e ben 20 punti di vantaggio
allo stesso José Luís Rodríguez
Zapatero su Mariano Rajoy,
leader del Pp. Il presidente spagnolo ha
festeggiato con questo vantaggio il
secondo anniversario del governo, giro
di boa del mandato, e alla folla accorsa
ad acclamarlo lunedì scorso ha esposto
una sintesi di quanto fatto finora
concludendo con un paio di frasi che
dovrebbero essere prese da parecchi suoi
colleghi, in funzione o al punto di
esserlo, come un irrinunciabile
vademecum. Qualcuno, ha detto, pensa che
questo governo "va troppo in fretta",
ma la realtà è che altri, quando
governano, vanno troppo lentamente:
"Quando governa la sinistra bisogna
procedere rapidamente. Quello che
facciamo adesso resterà, e nessuno lo
cambierà". Sul fatto che il governo di
Zapatero sia andato in fretta non c'è
dubbio, a cominciare dalla ritirata
delle truppe spagnole dall'Iraq decisa
già il giorno dopo dell'insediamento.
"La pace - ha detto- è uno dei pilastri
fondamentali della nostra politica,
direi il più importante. Incominciammo
la nostra legislatura ritirando le
truppe perché credevamo e crediamo che
il nostro paese deve risolvere i
conflitti pacificamente. Oggi, due anni
dopo, assistiamo anche al cessate il
fuoco dell'Eta, e lavoreremo
intensamente affinché sia per sempre".
La tregua annunciata il 22 marzo scorso
dagli indipendentisti baschi, che
potrebbe finalmente sfociare nella fine
del terrorismo etarra, ha molto
contribuito a far risalire le quotazioni
di Zapatero, che avevano sofferto per il
travagliato processo del nuovo
"statuto" di relazioni tra la Catalogna
e lo Stato centrale. La destra ne
aveva approfittato per soffiare sulla
brace nazionalista spagnola accusando
Zapatero di favorire la spaccatura del
paese, e i riflessi negativi sulla
figura del presidente non erano mancati
sebbene lo statuto catalano fosse stato
ridimensionato ai minimi termini nel suo
passaggio alla Camera (manca ancora il
voto del Senato). Ma ora i sondaggi
navigano di nuovo col vento in poppa,
spinti da tutti i provvedimenti di
questi due anni. La legge, prima a
essere varata dal governo socialista,
contro la violenza alle donne ("Una
violenza che mi sembra ripugnante - ha
detto Zapatero - e contro la quale credo
si debba essere implacabili"). La
regolarizzazione degli immigrati
("Con essa, oltre mezzo milione di
persone passarono a essere lavoratori
con diritti e doveri"). Il disegno di
legge per cui 600 mila inabili
riceveranno assistenza pubblica da qui
al 2009. La legge per il
matrimonio degli omosessuali,
nonostante la drastica opposizione della
gerarchia ecclesiastica ("Non dobbiamo
esitare nell'uso della parola
matrimonio: era essenziale che tutti i
cittadini avessero nel matrimonio
completa uguaglianza di diritti,
incominciando dalla parola stessa"). La
legge sulla riforma dell'istruzione,
pure attaccata dalla Chiesa perché
obbliga a offrire l'insegnamento
religioso ma lascia facoltativo il
seguirlo ("Abbiamo un programma da
compiere, e in alcuni punti - come il
matrimonio omosessuale, la ricerca con
cellule staminali, l'educazione laica -
vi sono discrepanze con la Chiesa. Ma il
governo lo guida il programma, e non,
pur con tutto il rispetto che gli porto,
il catechismo"). È abbastanza
straordinario che, dall'osservatorio
italiano, vi sia stato chi (di sinistra)
abbia criticato Zapatero perché
tirerebbe avanti senza tener conto delle
opinioni generali: la disponibilità del
presidente spagnolo alle forze di
opposizione è sempre stata così ampia da
essere fatta, a volte, oggetto di
scherzo o di scherno. Altrettanto
straordinario è che qualcuno (di
sinistra) attribuisca ai radicali
italiani l'intenzione di smantellare la
sinistra dal di dentro facendo ricorso a
un socialismo radicale alla Zapatero,
perché pochi leader si sono visti, nel
mondo, meno radicali di quest'uomo. Il
fatto è che suona radicale, oggidì, ciò
che dovrebbe essere lo scopo di
qualsiasi politico perbene, ovvero
mettere in atto il programma per il
quale ha ottenuto il voto della
maggioranza. Quanto alla idea di
sinistra di Zapatero, perché ognuno
possa giudicare se sia o meno radicale,
eccola con le sue stesse parole: "La
destra confida negli individui come
consumatori, nel marcato come panacea, e
vede lo Stato come un ostacolo. La
sinistra confida negli individui come
cittadini, nella società aperta e
tollerante come panacea dello sviluppo
individuale, e nello Stato come garante.
Per questo mi considero di sinistra.
Credo che lo Stato non debba solo
"lasciar fare", ma agire con decisione
per promuovere nuovi diritti sociali e
cittadini più liberi, più preparati e
più protetti".
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