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Gruppi
razzisti e fascisti prenderanno parte
nei prossimi giorni a Mosca alle
celebrazioni per il 61mo anniversario
della vittoria contro Hitler; un
loro corteo si svolgerà per le vie del
centro (in coda al corteo del Pc russo)
e forse proverà anche a raggiungere la
Piazza Rossa - ufficialmente proibita a
tutti. Nel clima sempre più aggressivo
e fascistizzante che si respira oggi
in Russia non poteva mancare
l'assalto esplicito anti-omosessuale:
ed è infatti puntualmente arrivato,
nell'ultimo weekend festivo, con
attacchi di massa condotti per due sere
consecutive a Mosca, prima contro un
locale gay, poi contro un altro dove era
in corso una festa gay.
Contemporaneamente una galleria d'arte
che ospitava una mostra a tema
lesbico è finita "casualmente" in
fiamme. Quelli espliciti sono stati
attacchi di rara pericolosità politica
perché condotti da un inedita alleanza
di energumeni dalla testa rasata,
appartenenti a diversi gruppi
nazionalisti di estrema destra, e
anziane beghine ortodosse, in presenza
di diversi preti che benedicevano gli
assalitori. Non si è trattato di
attacchi armati, per fortuna; ma
comunque sono state azioni molto
violente: coloro che volevano entrare o
uscire dal Renaissance o dalle
Tre Scimmie, i locali messi sotto
assedio, per oltre un'ora sono stati
oggetti di lanci di pietre, bottiglie,
uova e colpiti con bastoni e persino
crocefissi, mentre si levavano cori di
"Dio è con noi" e preghiere ortodosse.
La polizia, altro elemento
inquietante, in un caso non è
intervenuta per niente mentre
nell'altro, pur essendo presente sul
posto, ha aspettato oltre un ora per
intervenire - dopo di che ha fermato una
quarantina di manifestanti anti-gay,
malmenandone anche qualcuno. Peggio
ancora, non c'è stata nessuna presa di
distanze dai gravi fatti: i gruppi di
destra protagonisti, in particolare il
Dpni, "Movimento contro
l'immigrazione illegale", hanno
rivendicato pienamente l'azione
protestando anzi contro l'intervento
della polizia, mentre il patriarcato di
Mosca si è limitato a dire
genericamente, in modo molto ambiguo,
che "non può appoggiare le azioni
violente" - senza minimamente
sconfessare i religiosi e i fedeli che
hanno preso parte agli attacchi. Per il
nascente movimento gay russo, che si
prefigge di tenere questo mese a Mosca
il primo corteo "gay pride" della storia
russa (ma il sindaco Yurij Luzhkov ha
già detto che vuole proibirlo, incitato
in questo dal patriarcato), è un segnale
estremamente grave: e fa notare come il
duplice attacco sia stato preceduto da
pubbliche dichiarazioni del sindaco
della capitale in cui l'omosessualità
veniva definita "innaturale" e
sostanzialmente "da combattere". Parole
analoghe sono state pronunciate nei
giorni scorsi da vari esponenti del
patriarcato ortodosso e da almeno due
alti esponenti della numerosa comunità
islamica russa, il muftì di Kazan' e
quello di Mosca. Un atteggiamento del
resto ben radicato nella società, oltre
che nella politica e nelle gerarchie
religiose: da sempre e ancora fino a
pochissimi anni fa l'omosessualità
era considerata sic et simpliciter un
reato grave, da punire con
carcere e lavori forzati; il regime
sovietico sosteneva che questo
"fenomeno", così come la prostituzione,
semplicemente non esisteva nell'Urss. Ma
oggi non siamo solo di fronte a una
recrudescenza di atteggiamenti retrivi e
conservatori. Il fatto che il nucleo
duro delle manifestazioni fosse
rappresentato dal Dpni - che in novembre
è stato autorizzato a tenere nel centro
di Mosca un corteo (anche abbastanza
numeroso) "contro gli stranieri" - dice
da solo che ormai nella Russia putiniana
l'estrema destra razzista e violenta ha
mano pressoché libera, coccolata dal
regime che non finge nemmeno di
reprimerne i comportamenti più feroci.
Il Dpni non ha rivendicato ovviamente
gli omicidi razzisti che con frequenza
impressionante insanguinano le città
russe - vittime immigrati africani,
asiatici e caucasici - ma tutti sanno
che questi orribili assassinii vengono
programmati e attuati da bande che
operano in stretta connessione con
questo come con altri gruppi
ultranazionalisti. Lo sanno tutti: meno
polizia e magistrati, che mentre
spezzano volentieri le ossa a immigrati,
ambientalisti e simili, si muovono
invece in questo campo con una cautela
degna davvero di miglior causa,
evidentemente su ordini superiori. Del
resto le coperture di cui godono i
gruppi di estrema destra sono
amplissime: oltre a governo,
amministrazioni locali e chiese, anche
il Partito comunista non ha trovato di
meglio che sfilare per le strade il
Primo Maggio insieme a vari movimenti di
ispirazione ultranazionalista,
legittimandoli più di quanto già non
fossero. Altri partiti parlamentari,
come "Patria", mandano senza
vergogna i loro rappresentanti ai
congressi dei gruppi fascistoidi più
radicali, dialogando con loro su un
piede di parità.
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