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di MARIA
NOVELLA DE LUCA ROMA
Per fortuna Rosi Bindi ha il dono
dell'ironia, e una buona dose di
autocontrollo. Perché ci vuole un bel
po' di senso dell'umorismo per
rispondere con eleganza ad un senatore
di An, Maurizio Saia, che ieri mattina
in una trasmissione televisiva l'aveva
definita "non idonea" a fare il ministro
della Famiglia, perché, a dire del
senatore Saia, Rosi Bindi sarebbe
"lesbica e quindi di famiglia non sa
nulla". Affermazioni che nel giro di
poche ore scatenano una guerra mondiale
di polemiche, maggioranza e opposizione
si schierano compatte con la Bindi,
mentre Gianfranco Fini, leader di An,
bolla il suo compagno di partito con la
parola "imbecille". Il clima politico si
infuoca, se possibile, ancora di più, ma
Rosi Bindi sceglie, invece, la linea del
fairplay. "Mi dispiace per il senatore
Saia ma anche se, per scelta personale,
ho rinunciato a sposarmi, mi piacciono
gli uomini educati, rispettosi delle
donne, intelligenti e possibilmente
belli. Tutte qualità che il senatore di
An non possiede. Vorrei ricordare che
non solo va tutelata la sfera privata,
ma soprattutto non bisognerebbe dire
menzogne sulle persone. Non avrei
nessuna difficoltà a dichiararmi
omosessuale se lo fossi. Le parole di
Saia tradiscono la mentalità
discriminatoria retaggio della sua
storia politica e dimostrano
l'imbarbarimento del confronto
politico". Rosy Bindi lo sa bene. Non
solo perché nell'ultima campagna
elettorale gli insulti a base di frocio,
gay, culattone, trans e finocchio
lanciati dalla Destra contro gli
avversari politici sono stati decine, ma
perché poco più di un anno fa era già
toccato a lei finire nel mirino delle
battute "sessiste" di un autorevole
esponente di Alleanza Nazionale,
Francesco Storace. Parlando alle donne
del suo partito Storace, già noto per
slogan tipo "meglio froci che laziali",
aveva affermato: "Rosi Bindi? Non è
neppure una donna". Poi si era scusato,
l'aveva buttata sull'ironia con una
telefonata. "Ciao Rosi, sono quel
maschione di Storace...". Scuse o non
scuse, l'omofobia, come insulto
politico, è stata una costante di questi
anni, ed è esplosa ogni volta che un
politico di "diverso orientamento
sessuale" ha assunto una carica
istituzionale. E' successo per Niki
Vendola, omosessuale dichiarato, quando
venne annunciata la sua candidatura a
presidente della regione Puglia. E'
successo, con acredine ancora più forte,
con l'elezione a deputato di Vladimir
Luxuria, notissimo transessuale, che in
una serata da Bruno Vespa aveva fatto
gridare ad Alessandra Mussolini: "Meglio
fascista che frocio", e Luxuria calmo
che le rispondeva: "Dopo il culattone di
Tremaglia, il frocio della Mussolini.
Grazie". Ancora più violenta la
provocazione che tocca a Luxuria qualche
settimana dopo, aggredito con lanci di
finocchi da un gruppo di militanti di
Alleanza Nazionale durante un comizio.
Insomma, in tempi di Pacs, e di unioni
gay, in Italia il tema
dell'omosessualità vera o presunta viene
utilizzato ancora come insulto politico.
E' infatti la legittimazione della
diversità sessuale a risultare tuttora
inaccettabile per la destra. Come non
ricordare una puntata del Costanzo Show
in cui Gianfranco Fini dichiarò "un
omosessuale non può fare il maestro",
mentre la moglie Daniela rilanciava, "un
gay non può fare il calciatore". E se
sembrava storia passata l'exploit di
Storace (sempre lui) che nel '99
aggredisce in parlamento il Verde Mauro
Paissan urlando "mi ha graffiato con le
sue unghie laccate...", l' attacco di
ieri a Rosi Bindi, ci dice che le cose
non sono cambiate. Unanime e bipartisan
la condanna delle parole di Saia. Marco
Follini: "L'aggressione a Rosi Bindi è
la perfetta rappresentazione di quello
che il centrodestra non dovrebbe mai
fare". Livia Turco, ministro della
Sanità: "Non immaginavo che la polemica
politica potesse arrivare a simili
volgarità". Infine, dopo le scuse al
ministro Bindi del leader Fini,
l'autocritica di Saia: "Quando uno fa
una sciocchezza lo deve ammettere".
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