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In corteo i
ministri Ferrero e Pollastrini,
Pannella e Mercedes Bresso.
Grande accoglienza dei torinesi, che
scendono in piazza Orsola Casagrande
Torino Let's Pride! Invito raccolto:
ieri a Torino hanno sfilato
coloratissime e rumorosissime oltre 150
mila persone.
Il Pride 2006 è stato un successo di
adesioni. A Porta Susa l'atmosfera che
si respira è festosa. E del resto il
Pride è un trionfo di colori. Nel grigio
di una città che non ha perso occasione
per mostrare (almeno a livello di
istituzioni) i suoi lati più
"bacchettoni", i colori risaltano ancora
di più. Il rosa naturalmente trionfa, ma
anche il giallo, il rosso, il verde, il
fucsia. In un armonico serpentone
chiassoso. I carri sono stati addobbati
per bene. Il chiasso simpatico e allegro
regna sovrano. In mezzo al corteo si
riconoscono Vladimir Luxuria,
parlamentare di Rifondazione. E proprio
il partito di Franco Giordano partecipa
a questo Pride con un nutrito
contingente di nomi noti e meno noti. Ci
sono il governatore della Puglia Niki
Vendola, e ci sono i tanti consiglieri
comunali e regionali del partito. Ci
sono le deputate Marilde Provera e Titti
de Simone. E anche una fetta di governo,
con i ministri Paolo Ferrero e Barbara
Pollastrini, che proprio il giorno prima
aveva scatenato le polemiche dei
cattolici del centrosinistra con una
lettera agli organizzatori del Pride in
cui parlava di "unioni civili" come da
programma dell'Unione. La ministra per
le Pari opportunità ha rimarcato che le
"regole miti e sagge" devono essere
trovate "cercando una larga condivisione
in parlamento". Ma le regole ci vogliono
"perché le coppie di fatto, omosessuali
e non, possano avere quei diritti e quei
doveri che fanno stare bene". Sarà
difficile trovare una "larga
condivisione" se è vero che ieri
esponenti del centrodestra non si sono
fatti problemi a bollare la
manifestazione come "anormale" (Gianluca
Galletti, Udc). Gli striscioni sono
centinaia e raccontano di viaggi fatti
da tutta Italia per arrivare a Torino.
C'è l'Arcigay di Napoli che ha
organizzato pullman, ci sono pullman da
Bologna, e mini cortei da Milano, Roma,
la Calabria, la Sicilia. Per gli
organizzatori torinesi un successo, che
premia il duro lavoro e in qualche modo
cancella le stupide e bigotte polemiche
dei mesi scorsi: è soprattutto la gente
che saluta festosa il corteo mentre
scivola per le strade. Anche se vale la
pena in realtà tenerle sempre a mente
quelle polemiche. A partire dall'uscita
dell'ex vice sindaco (in quota
Margherita) che in campagna elettorale
non aveva trovato di meglio da fare che
dire che a lui l'idea di un Pride a
Torino proprio non piaceva. Il sindaco
riconfermato Sergio Chiamparino, dopo un
lungo e imbarazzante (per lui) silenzio,
aveva riconfermato non solo il
patrocinio del comune alla
manifestazione ma anche il percorso del
corteo. Poi però, a quattro giorni dalla
sfilata, ha deciso di non parteciparvi,
dicendo che non si sarebbe sentito a suo
agio. Ieri, in qualche modo, ha dato la
sua benedizione alla manifestazione, ma
da lontano: "Ho appreso che tutto si è
svolto in un bel clima di festa,
rispettando la sensibilità di tutti.
Questo è un successo degli organizzatori
e di tutta la città", specificando che
"la città era rappresentata da un buon
numero di assessori e di consiglieri
comunali". Il corteo è stato aperto da
uno striscione che pone una domanda al
nuovo governo. "Uguali diritti: se non
ora, quando?" Quindi la banda musicale e
poi i carri. Una ventina. C'era quello
della "visibilità lesbica", dodici
metri. E poi decine di associazioni.
Dalle mamme dell'Agedo, l'associazione
genitori di omosessuali e le famiglie
arcobaleno. E poi le famiglie di san
Salvario, associazione cristiana. Tra
gli spezzoni caratterizzati da canti e
balli spicca lo striscione di Amnesty
international. La sezione italiana ha
aderito anche quest'anno alle
manifestazioni organizzate a livello
nazionale dal Pride e alla sfilata.
"Libere e liberi di essere", questo lo
slogan scelto da Amnesty perché, come
ricorda il presidente della sezione
italiana, Paolo Pobbiati,
"l'orientamento sessuale e l'identità di
genere fanno parte dei caratteri
fondamentali dell'identità umana".
No-Vat è invece lo striscione del gruppo
torinese "Facciamo breccia", dove il Vat
sta evidentemente per Vaticano. Sulla
stessa lunghezza d'onda anche gli
striscioni della Rosa nel pugno "no
taliban, no vatican". Abbastanza
inquietante la presenza di militanti di
Forza nuova, che hanno tenuto una
contromanifestazione in una zona lontana
dal Pride. Il segretario dei neofascisti
Roberto Fiore è intervenuto per dire che
il Pride attacca i diritti della
famiglia tradizionale. Gli appuntamenti
del Pride 2006 non finiscono con la
sfilata di ieri. Infatti già oggi ci
sarà un convegno sulla storia lesbica
con la storica Lillian Federman. E poi
eventi durante l'estate e in autunno. Su
tutti, il concerto al teatro Regio del
coro gay di Londra e poi il recital di
Milva.
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